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Nadia

December 14

Vieni Signore Gesù!!

                                                      Racconto di Suor Emmanuel                  (15 Dicembre 2006)         

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Meditando in questi giorni l’attesa del Figlio di Dio, mi ritorna alla mente un racconto di Maria Winowska. L’ho incontrata a Parigi, dove raccontava volentieri le scoperte della sua vita di apostola. Amica del Cardinal Karol Wojtyla prima della sua elezione al trono di Pietro, condivideva con lui le sue opinioni sulle sordide realtà del comunismo di allora. Attraverso i suoi contatti spesso segreti con l’intellighenzia slava, lei accumulava tesori di informazioni sulle persone chiave nel popolo di Dio. Scriveva delle biografie eccellenti sulle anime sante che, più tardi negli anni, furono canonizzate da Giovanni Paolo II. La presento così, poiché la storia che segue e che abbiamo ricevuto da lei, potrà sorprenderci. Conoscendo l’esigenza di veracità di Maria Winowska, la cito sperando di aiutarvi a vivere il Natale !

La scena è ambientata in Ungheria, al tempo delle terribili persecuzioni comuniste contro la fede. Alla scuola comunale, l’istitutrice è una atea militante che non perde nessuna occasione per seminare dubbi nei cuori dei bambini che, quasi tutti, vengono da famiglie praticanti. Una dei bambini, Angela, di 10 anni, si distingue per la grande fede e diventa il bersaglio della istitutrice. Un giorno, questa donna inventa un nuovo metodo per estrarre ogni barlume di fede dal cuore di questi bambini innocenti. Domanda a Angela :

- Quando i tuoi genitori ti chiamano, che fai ?

- Vado da loro, risponde la bambina

- E quando chiamano lo spazzacamino, che succede ?

- Arriva lo spazzacamino

- Bene figlia mia, viene perché esiste! Tu vieni perché esisti. Ma supponiamo che i tuoi genitori chiamino tua nonna che è morta, pensi che verrà ?

- No, non credo che verrà

- Brava! E se chiamano cappuccetto rosso o barbablu, che succederà ?

- Non verrà nessuno perché si tratta di favole

- Perfetto! Vedete dunque, bambini, che i viventi, quelli che esistono, rispondono a coloro che li chiamano, e coloro che non rispondono, non vivono più oppure hanno smesso di esistere. E’ chiaro, vero ?

-, risponde tutta la classe con voce timida

- Tu Angela, credi che il Bambino Gesù ti senta quando lo chiami?

La piccola risponde con un fervore improvviso, indovinando il tranello:

- Sì, credo che mi senta!

- Bene, facciamo allora un piccolo esperimento. Se il Bambino Gesù esiste, udrà la vostra chiamata. Gridate allora tutti insieme, a voce alta: "Vieni Gesù Bambino!"

Dopo un lungo silenzio durante il quale l’istitutrice assapora lo smarrimento dei bambini, Angela si lancia in mezzo alla classe e grida :

- Ebbene sì, noi lo chiameremo. Tutti insieme, "Vieni Gesù Bambino!"

Tutti gli scolari si alzano e gridano, pieni di speranza:

- "Vieni Gesù Bambino!"

Tralascio i dettagli per arrivare ai fatti. Tutti i bambini guardavano Angela, quando di colpo la porta si aprì senza rumore. "Tutta la luce del giorno si raccolse improvvisamente verso la porta. Questa luce cresceva e aumentava e divenne un globo di fuoco. All’inizio i bambini ebbero paura, ma il globo si aprì e dentro apparve un bellissimo bambino come non ne avevano mai visto uno. Il bambino sorrideva loro senza dire una parola. La sua presenza era dolcissima. Vestito di bianco, sembrava un piccolo sole. Era lui che produceva la luce. Non disse niente, sorrideva soltanto; poi disparve nel globo di luce che si dissolveva poco a poco, secondo le testimonianze dei bambini. La porta si richiuse da sola dolcemente. Inondati di gioia, i bambini non potevano parlare. Ma un grido stridulo ruppe il silenzio. Hagarde, l’istitutrice urlava : "E’ venuto ! è venuto!" Poi scappò sbattendo la porta. Angela disse semplicemente: "Vedete, lui esiste!" Il cappellano dell’epoca dopo interrogò ciascun bambino e dichiarò sotto giuramento che i bambini non si contraddicevano. D’altra parte i bambini trovavano questo quasi normale e uno di loro affermò: "Poiché eravamo in difficoltà, bisognava bene che Gesù bambino venisse a cavarci dagli impicci!"

L’istitutrice abbandonò il suo lavoro per motivi di salute mentale. Ripeteva continuamente: "E’ venuto! È venuto!"

November 07

in occasione del 29 anniverario della morte i Don Carlo De Ambrogio, fondatore del movimento G.A.M (Gioventù Ardente Mariana)

DON CARLO E LA MAMMA

(dal libro: “Il Regno di Dio prima di tutto”)

Era per lui semplicemente la Mamma

Nel 1975 nasceva il Gam: nella notte dal 23 al 24 maggio, che precede la festa di Maria Ausiliatrice, ci fu una veglia di preghiera cui parteciparono alcune migliaia di giovani di tutta Italia che riempirono l’ampio cortile retrostante la Basilica di Maria Ausiliatrice. «

Il Gam è tutta opera della Madonna – affermava sempre Don Carlo con sicurezza –. La fondatrice è Lei ed è anche la condottiera. È Lei che sceglie e chiama i suoi giovani». E soggiungeva: «La Madonna mi ha preparato tutta la vita per quest’Opera; tutto è stato una preparazione in vista di quest’ora». Affermazioni come queste lasciano intravedere quale intensità di amore Don Carlo avesse per la Madonna, in quale clima di filialità e di unione con Lei vivesse abitualmente. «L’anima di Don Carlo – disse il sig. S., portinaio del n. 9 – era per una cosa sola: la Madonna». E un onfratello coadiutore: «La potente calamita che lo attirava era l’amore bruciante che gli ardeva in cuore per la “Mamma” del Cielo, come sempre la chiamava lui con i titoli più belli. Voleva che questo amore fosse anche preziosa conquista dei giovani. Nelle iniziative per Lei non vedeva difficoltà: era sicuro di vivere sempre sotto la sua ispirazione». Chi era la Madonna per Don Carlo? Una persona l’ha definito: “uno dei più grandi cantori di Maria, la Madre di Gesù”. Don Carlo esplorava in continuazione i brani del Vangelo che si riferiscono a Lei. Li metteva in parallelo con altri tratti dall’Antico Testamento, perché diceva: «la migliore spiegazione della Parola di Dio è la Parola di Dio stessa». Ne traeva delle luci sempre nuove per conoscere e far conoscere la Vergine – Madre di Dio. Aveva una penetrazione nel Mistero di Maria che era indubbiamente dono dello Spirito Santo. S. Massimiliano Kolbe a ragione disse: «Si può comprendere Maria solo in ginocchio e solo se lo Spirito Santo ci rivela la sua mistica sposa». Don Carlo è potuto entrare nel cuore di questo “giardino chiuso”, assaporare le acque limpidissime di questa “fonte sigillata” (cf Ct 4,12) che è Maria, e ne ha fatto dono incessantemente a tutti

Non la vede, ma la sente

La sua anima vibrava particolarmente mettendo in luce le relazioni di Maria con le Tre Persone divine: «Vedremo di là chi è la Madonna; resteremo senza respiro di fronte alla sua bellezza – diceva. Maria è la trasparenza più luminosa dei Tre, è come l’ingresso, l’introduzione alla

Santissima Trinità. Il suo Cuore Immacolato è il Cuore che più ha amato, che è arrivato ai confini della Divinità, dell’Amore infinito». Un giorno, predicando gli Esercizi in un Monastero di Milano, parlando della Madonna con accenti così vivi, qualcuna gli chiese se l’avesse vista. Don Carlo rispose, come già altre volte: «No, non l’ho mai vista, né desidero vederla quaggiù per poter vivere di fede. La vedrò di là e allora sarà una gioia indescrivibile». Al termine dell’istruzione, una monaca chiese di parlargli e gli disse: «Don Carlo, è vero, Lei non ha mai visto la Madonna, però la sente; ne sente la presenza, l’ispirazione…». Colto alla sprovvista, rispose semplicemente: «Questo è vero».

La veste della Madonna

La Madonna si occupava di lui dandogli continui piccoli segni della sua tenerezza materna come si rileva da questo episodio. Un giorno una persona sconosciuta viene a cercarlo al n. 9 a Valdocco.

- È lei Don Carlo De Ambrogio?

- Sì.

- La Madonna le manda questa veste per i Cenacoli che dovrà animare-

in tutta Italia (era sorto da poco il Gam). Don Carlo ringraziò e salì in camera con il pacco. Volle provare quella veste nuova: gli andava perfettamente, senza che nessuno mai gli avesse preso le misure. Di quella persona non seppe più nulla.

Mi manda la Madonna a dirle…

Nel maggio 1974 stava elaborando ancora nella mente un opuscoletto per commentare la “Marialis Cultus” di Paolo VI, sulla devozione alla Madonna. Don Carlo appoggiava sempre – a viva voce e anche attraverso la stampa – le parole del Papa e del Magistero. Stava pensando a questo piccolo progetto quella mattina del 10 maggio e aveva in tasca il documento con le sottolineature dei brani già scelti. Non l’aveva ancora comunicato a nessuno. Usciva dalla Basilica di Maria Ausiliatrice dove aveva confessato, per portarsi sulla collina, nella zona di Cavoretto dove avrebbe concluso gli esercizi ad una comunità di claustrali. Mentre attraversava la piazza, gli venne incontro una giovane donna (veniva dalla Puglia appositamente) che gli disse:

- Lei è Don De Ambrogio?

- Sì.

- Ho bisogno estremo di parlare con lei.

- Mi scusi ma non posso proprio fermarmi. C’è già la macchina che mi attende e sono in ritardo.

La donna insistette e disse:

- Mi manda la Madonna a dirle…

- Ah, questo poi no – interruppe Don Carlo – guardi che non ci credo mica, sa!

E lei tranquilla:

- Sì, mi manda la Madonna, perché lei sta scrivendo un commento popolare sull’ultima lettera del Santo Padre sulla devozione alla Madonna…

Don Carlo pensò tra sé: «Come fa a sapere questo, se lo so solo io!».

Proseguì dicendo:

- La Madonna le dice di fare in fretta a pubblicarlo. È tanto contenta di lei, ma la prega di fare in fretta.- Gli consegnò inoltre due volumetti che la Madonna che la Madonna gli consigliava di utilizzare nei commenti. Voleva aggiungere altre cose ma Don Carlo la interruppe per giungere in tempo all’altro impegno. Egli sapeva di essere uno strumento della Madonna per annunciare la Parola del Figlio suo e diffondere il Regno di Dio nelle anime. Si riteneva –come disse più volte – «un bimbo tra le mani della mamma: Lei può fare di me come crede».

L’immacolata e lo Spirito Santo

«

Lo Spirito Santo scenderà su di te e la Potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra» (Lc 1,35) disse l’Angelo a Maria. «La Madonna è legatissima allo Spirito Santo – diceva Don Carlo –. Il suo essere “vestita di Sole”, Madre di Dio, significa che è tutta pervasa dalla Luce di Dio: “Dio è Luce” dice, infatti, S. Giovanni (1Gv 1,5). Padre Kolbe lo esprimeva con un’equazione teologica perfetta affermando che il Verbo, la Parola, il Figlio di dio incarnato si chiama Gesù Cristo; lo Spirito Santo “quasi” incarnato si chiama “Immacolata Concezione”. La Concezione è il frutto dell’Amore: Immacolata, senza macchia, vestita di Sole. Lo Spirito Santo è l’Immacolata Concezione increata, è la Persona divina; la Madonna è l’Immacolata Concezione creata». E concludeva: «Allora si comprende perché la Madonna è strettissimamente legata allo Spirito Santo. La Madre di Gesù è coperta, avvolta “nell’ombra” dello Spirito»; «affidata eternamente allo Spirito di Santità» dirà Giovanni Paolo II.

November 03

Certezza.. molte cose si capiscono solo a distanza di tempo..

 CERTEZZA..
Credevo di aver visto di tutto, ma poi i miei occhi si sono persi nell'infinito dei tuoi, hanno visto la luce celestiale di Dio spogliarmi di ogni mia volontà. Tu hai preso il controllo di me rendendomi ancora più inerme grazie al tuo sorriso, che mi ha riscaldato il cuore.
<< spero che non sia amore>>.
La prima volta che mi hai parlato credevo di aver toccato il cielo con un dito, il tuo "ciao" mi aveva colpito dritto al cuore affondandomi; le ginocchia tremano tutt'ora al pensiero, e non riesco come allora a parlarti e dire qualcosa di sensato che diriga il tuo sguardo a me.
<<spero che non sia amore>>.
Ancora nubi, simili ad incertezze annebbiano la mia mente, alimentate dalla tua luce. Impazzisco, non capisco più chi sono, dove sono, perchè sono così? Per ogni domanda c'è una risposta, per ogni pensiero un sospiro, per ogni rincipessa un principessa un principe. Ora so chi ono, anzi, so chi non sono. Mia cara principessa io non sono un principe, io non sono degno di te. Mi trovo in un mondo dove conta soltanto apparire. Come appaio a tuoi occhi?
Bello...brutto...simpatico...antipatico. Chi sa se sei a conoscenza di ciò che provo erso di te. Ma ora basta gettare altra legna nel focolare delle mie domande senza risposta";
<< voglio trovare le mie certezze>>.
........................................................................................................................................
Dopo una settimana di ricerche ne ho trovata una, una sola certezza:
se un giorno leggerai queste parole non ti sentirai chiamata in causa; leggerai svogliatamente e indifferente; nessuna lacrima scenderà dal tuo viso fino a bagnare le tue labbra, che non diranno mai.... TI AMO!.
 
DA  ........................                          
 
September 29

racconto di Suor Emmanuel sulla mistica Marta Robin. da: -il bambino nascosto di Medjugorje-

 Andiamo a trovare quella vecchia pazza!
 
[...] Jean e Sonia frequentavano Marta Robin dagli anni '40. Regolarmente, nel corso del loro ritiro nel suo "Foyer de Charitè" o in altre occasioni, andavano a conversare con lei. 
Sonia era stata " scottata" positivamente fin dal suo primo incontro con Marta. La 2 guerra mondiale era appena terminata e lei e Jean si erano iscritti per un ritiro. Il "Foyer" muoveva allora i primi passi in una Francia esangue. Si proponeva ai partecipanti al ritiro di intrattenersi con Marta per qualche minuto nella sua piccola cascina di "La Paine";  e padre Finet, cofondatore dei "Foyer", li introduceva separatamente  o in coppia  nella minuscola camera di Marta, buia come un forno. Jean e Sonia si presentano, si scambiano con Marta i saluti più normali di questo mondo, quando Marta chiede:
" E lei, signora Daujat, ha dormito bene sta notte?". " Oh, si, Marta grazie! Ho dormito benissimo!".
"Perchè mi dice che a dormito bene, mentre non ha dormito affatto! Ha passato la notte a soffrire di mal di schiena e a rigirarsi dicendo: 'che materasso terrbile! che foresteria pietosa!'".
Silenzio attonito...
"eh...", farfuglia Sonia, troppo ben educata alla buona creanza mondana.
"Per favore, mi prometta di andare a parlare con la signorina X e le chieda di cabiarle il materasso. Che gliene dia uno ottimo, lei ha bisogno di riposarsi!".
Fu l'inizio memorabile di un' amicizia lunga e profonda!
 
 
Il terzetto di Lione...
 
Un avvenimento di tutt'altro genere ebbe luogo alcuni anni dopo a Chàteaunuf. Un giorno, un giovane è a tavola con le sue due amanti attorno a una bottiglia di vino buono, in un famoso bar di place Bellecourt a Lione, Francia. Atmosfera scialba, conversazione quasi inesistente, una noia mortale incombe sul terzetto. Hanno esaurito l'interesse verso ogni cosa, hanno commesso e ricommesso tutti i peccati possibili, hanno provato tutto, sperimentato tutto, ed eccoli a corto di fantasia. Che cosa potranno inventare di nuovo per rendere eccitante la loro vita?!
" Ho un'idea", butta là l'uomo, con gli occhi illuminati a un tratto da un lampo di malizia. " se andassimo insieme a trovare quella vecchia pazza?!"
"Che vecchia pazza?",chiede una delle donne. " Ma lo sai bene, la pazza di Chàteauneuf, quella che resta sempre chiuso al buio!".
" Ah, la 'mistica'? dicono che abbia le stimmate...".
"un corno! é tutto per fare soldi!".
 " geniale la tua idea!", esclama l'altra donna. " Ma ci occorre un piano prudente, è molto difficile avvicnarla".
"non preoccuparti, conosco qualcuno che ci è andato. Il piano è semplice: parteciperemo a un ritiro e il secondo giorno ci chiederanno chi vuole andare a trovare Marta. Ci iscriviamo enaturalmente figiamo di essere 'pii'...".
"Nessun problema per questo", risponde una delle donne ridacchiando.
"...e diremo che abbiamo una questione importante da sottoporle, che dobbiamo vederla tutti e tre insieme. E una volta in camera, ci facciamo la risata più bella della nostra vita! Ci scateniamo a fondo! La prendiamo in giro, ci divertiamo, la insultiamo, la copriamo delle ingiurie più grossolane, in poche parole le diamo una lavata di capo più grossa della sua vita! Si ricorderà di noi. E aturalmente racconteremo tutto ai giornali".
E tutti e tre fanno grasse risate sfregandosi le mani in anticipo. Tre settimane dopo i nostri tre canditati allo scandolo somigliano a tre pure colombe. Mangiano tranquillamente il loro pasto fra i partecipanti del ritiro di Chàteauneau-de-Galaure, quando li chiamano per nome:
" Tocca a voi andare da Marta. Siate pronti per le 15.00 davanti alla scalinata del Foyer, Padre Finet vi accompagnerà in auto".
Ignorando un particolare importante degli usi e costumi del "Foyer", ossia che Marta chiede sempre di conoscere la lista delle persone che vogliono vederla. In certe occasioni ha segnalato che il tale o il talaltro non poteva essere accettato perchè è un giornalista che ha nascosto una cinepresa, oppure un burlone di bassa lega che vuol nuocere ai "Foyer". Lei prega a lungo per ogni "inviato".
Il nostro terzetto di Lione arriva dunque nell'anticamera di Marta; ognuno si siede davanti al vecchio fornello a legna della cascina, mentre il grande orologio segna rumorosamente e inesorabimente i minuti che passano. L'atmosfera è cambiata, sono già meno fieri che nel loro bar di Lione, ma... non c'è nulla da temere, il loro piano è perfetto, funzionerà!
Una signora esce dalla camera di Marta, ha le lacrime agli occhi...
"Presto, sbrigatevi, tocca a voi!", dice Padre Finet, che spinge dolcemente nel buio, indicando loro alcune sedie con la lampadina tascabile.
Hanno appena il tempo di capire dove sono e di trovarea tentoni la sedia, e Marta ha già aperto bocca:
"Avanti, prendetemi in giro! é tutto quello che mi merito!"
Silenzio di tomba; il nostro trio resta di stucco; passano secondi opprimenti...
"Ma... signora... noi... eh...".
"Avanti, no abbiate paura, ditemi tutto quello che avete sullo stomaco, non sono che una peccatrice e mi merito solo questo!".
L'uomo tenta di riprendere fiato e dice con voce rotta dall'angoscia, colpito com'è dal soprannaturale del momento:
"Ma signora, non abbiamo niente da dirle, non siamo venuti per orenderla in giro..."
"Si, ricordate, la sera del 4 marzo, in un famoso bar di place Bellecourt a Lione, vi chiedevate cosa fare e avete deciso d andare a trovare la 'vecchia pazza di Chàteauneuf' per farvi beffe di lei...".
I tre ammutoliscono definitivamente per lo stupore. Lo choc genera anzitutto in loro un timoreche li pervade fino alle ossa. Perfino la loro facoltà di pensare è sospesa; abbassano il capo, sconvolti, sbalorditi... Hanno sbagliato tutto, hanno perso, non sapevano... Allora a poco a poco il loro contegno orgoglioso fa posto a un piccolo e fragile ascolto del cuore. E Marta continua sullo slancio, salvando la situazione dal disastro.
L'uomo e le sue due amanti restano più di un'ora ad ascoltare Marta. Il suo immenso amore per gli esseri li ha conquistati a poco a poco e non cercano più di giocare a nascondino. Sa tutto di loro, a quanto pare, ma la cosa più sorprendente in lei è che li ama così come sono, come ama una madre. Si direbbe perfino che si consideri al si sotto di loro. Testimonia loro un rispetto infinito e li introduce subito nello splendore del progetto di Dio sulla loro vita cristiana. Sembra ignorare che la loro vita da dissoluti non li ha preparati affatto a sentire parole così pure, così sublimi! Rincara la dose sulla bellezza della vita di coloro che amano Dio e sullo spelndore di un anima profondamente unita a Gesù. Il suo entusiasmo li appassiona.
   Quel giorno, in una piccola cascina sperduta della Dròme, l'amore riporta una bella vittoria sull'odio. Quando i nostri tre amici esono dalla casa di Marta e il vento del Mezzogiorno ne sfiora i volti trasfigurati, barcollano per la gioia. Hanno l'impressione di avere viaggiato lontano, lontano, in un altro mondo.
frutto della visita: un monaco e due monache. 
 
 
 
September 16

testimonianza mozzafiato!!!!!!!!!!!

 

Testimonianza di Catalina Rivas sulla Santa Messa

Selezione di brani tratti dal libro "La Santa Messa

 

[...] È questa la testimonianza che devo e voglio dare al mondo intero, per la maggior Gloria di Dio è per la salvezza di chiunque voglia aprire il proprio cuore al Signore. Affinché molte anime, consacrate a Dio, ravvivino il fuoco dell’amore per Cristo, sia quelle che hanno nelle loro mani il potere di farlo scendere sulla terra per essere nostro nutrimento, sia le altre, affinché perdano l’uso di riceverlo "per abitudine" e rivivano il meraviglioso stupore dell’incontro quotidiano con l’amore. Affinché i miei fratelli e sorelle laici di tutto il mondo vivano il più grande dei Miracoli con il cuore: la celebrazione della Santa Eucaristia.

Era la vigilia del giorno dell’Annunciazione e noi tutti del nostro gruppo eravamo andati a confessarci. Alcune signore del gruppo di preghiera non riuscirono a farlo e rimandarono la confessione al giorno seguente, prima della Santa Messa.

Quando il giorno seguente giunsi in chiesa con un po’ di ritardo, il signor Arcivescovo e i sacerdoti stavano entrando già nel presbiterio. In quel momento la Vergine disse [...]: "Oggi per te è un giorno di apprendistato e voglio che tu faccia molta attenzione perchè, di ciò che sei testimone oggi, dovrai farne partecipe l'umanità".

Il signor Arcivescovo cominciò la Santa Messa e giunto all'Atto Penitenziale, la SS. Vergine disse: "Dal profondo del tuo cuore, chiedi perdono al Signore per tutte le tue colpe, per averlo offeso, così potrai partecipare degnamente a questo privilegio di assistere alla Santa Messa".

Per una frazione di secondo pensai: "Sono in grazia di Dio, mi sono appena confessata ieri sera". La Madonna rispose:- "E tu credi che da ieri sera non hai offeso il Signore? Lascia che ti ricordi alcune cose. Quando stavi uscendo per venire qui, la ragazza che ti aiuta ti si avvicinò per chiederti alcune cose, e poiché eri in ritardo, sbrigativamente le rispondesti in modo non molto cortese. E' stata una mancanza di carità da parte tua, e dici di non avere offeso Dio...?

Nella strada che hai fatto per venire qui, un autobus ti ha attraversato la strada e ti ha quasi urtato e tu ti sei espressa in maniera poco conveniente contro quel pover'uomo, invece di venire in chiesa a fare le tue orazioni, preparandoti per la Santa Messa. Hai mancato di carità e hai perso la pace, la pazienza. E dici di non aver offeso il Signore?...

E arrivi all'ultimo momento, quando già la processione dei celebranti sta uscendo per celebrare la Messa... e stai per parteciparvi senza una previa preparazione...".

"Perchè arrivare all'ultimo momento? Dovreste essere qui prima, per poter fare una preghiera e chiedere al Signore di mandare il Suo Santo Spirito, perchè vi conceda uno spirito di pace che scacci via lo spirito del mondo, le preoccupazioni, i problemi e le distrazioni, e poter essere così capaci di vivere questo momento tanto sacro. Invece arrivate quasi all'inizio della celebrazione e vi partecipate come se andaste ad assistere ad un evento qualsiasi, senza nessuna preparazione spirituale. Perché? E' il miracolo più grande, e voi avete la possibilità di vivere il momento del più grande regalo da parte dell'Altissimo, ma non lo sapete apprezzare".

Era un giorno di festa e si doveva recitare il Gloria. Nostra Signora disse: "Glorifica e benedici con tutto il tuo amore la Santissima Trinità, riconoscendoti una Sua creatura".

Arrivò il momento della Liturgia della Parola e la Vergine mi fece ripetere: "Signore, voglio oggi ascoltare la Tua Parola e dare frutto abbondante; che il Tuo Santo Spirito mondi il terreno del mio cuore, perchè la Tua Parola cresca e si sviluppi, purifica il mio cuore perchè sia ben disposto".

"Voglio che tu stia attenta alle letture e a tutta l'omelia del sacerdote. Ricorda che la Bibbia dice che la Parola di Dio non ritorna senza aver dato frutto. Se stai attenta, resterà qualcosa in te di tutto quello che ascolti. Devi cercare di ricordare tutto il giorno quelle Parole, che hanno lasciato in te un’impronta. Potranno essere una volta due frasi, poi sarà l'intera lettura del Vangelo, qualche volta solo una parola, da assaporare per il resto del giorno; questo si farà carne in te perchè è questa la maniera di trasformare la vita, e fare in modo che la parola di Dio trasformi".

"E ora, dillo al Signore che sei qui per ascoltare ciò che tu vuoi che Egli dica oggi al tuo cuore".

Ringrazio nuovamente Dio perché mi dà l’opportunità di ascoltare la Sua Parola; chiedo perdono per aver mantenuto un cuore tanto duro per così tanti anni e per aver insegnato ai miei figli ad andare alla Messa la domenica perché così comandava la Chiesa, e non per amore e per il bisogno di riempirsi di Dio...

Io che avevo assistito a tante Eucaristie, più che altro come un obbligo, e avevo creduto con questo di essere salva... Di viverla, nemmeno per sogno, di porre attenzione alle letture e alla omelia del sacerdote ancor meno. Quale dolore ho provato per tanti anni persi inutilmente, a causa della mia ignoranza!... Quanta superficialità nelle Messe alle quali assistiamo quando c’è un matrimonio, o una Messa da morto, oppure perché ci teniamo a farci vedere dagli altri! Quanta ignoranza riguardo questa nostra Chiesa e riguardo i Sacramenti! Quanto spreco nel voler istruirci e coltivarci nelle cose del mondo, che in un momento possono sparire senza che nulla rimanga, e che alla fine della vita non ci servono neanche ad aggiungere un minuto alla nostra esistenza! Ma di quello che ci farà guadagnare un poco di cielo sulla terra e poi la vita eterna, non sappiamo niente! E ci consideriamo uomini e donne istruiti...!

Un attimo dopo si arrivò all'Offertorio e la Vergine Santissima disse: "Recita così: «Signore, Ti offro tutto ciò che sono, quello che ho, quello che posso, tutto pongo nelle Tue mani. Eleva Tu, Signore, quel poco che io sono. Per i meriti del Tuo Figlio, trasformami, Dio Altissimo. Ti supplico per la mia famiglia, per i miei benefattori, per ogni membro del nostro apostolato, per tutte le persone che ci combattono, per quelli che si raccomandano alle mie povere preghiere... Insegnami ad umiliare il mio cuore affinché il loro cammino sia meno duro!» E' così che pregavano i Santi e così voglio che facciate voi".

All'improvviso, cominciarono ad alzarsi in piedi delle persone che non avevo visto prima. Era come se dal fianco di ogni persona che si trovava nella Cattedrale, uscisse un'altra persona. La chiesa si riempì così di varie persone giovani e belle, vestite con tuniche bianchissime. Si diressero fino al corridoio centrale procedendo poi verso l'altare.

Disse nostra Madre: "Osserva, sono gli Angeli Custodi di ognuna delle persone che si trovano qui. E' il momento nel quale il vostro Angelo Custode porta le vostre offerte e preghiere all'Altare del Signore".

Alcuni di loro portavano un vassoio d'oro con qualcosa che risplendeva di una luce bianco-dorata. Disse la Vergine: "Sono gli angeli Custodi che stanno offrendo questa Santa Messa per molte varie intenzioni, di quelle persone che sono coscienti di ciò che significa questa celebrazione, di quelle che hanno qualcosa da offrire al Signore...

In questo momento..., offrite le vostre pene, i vostri dolori, le vostre speranze, le vostre gioie e tristezze, le vostre richieste. Ricordatevi che la Messa ha un valore infinito, quindi siate generosi nell'offrire e nel chiedere".

Dietro ai primi Angeli, ne venivano altri che non avevano niente nelle mani, le avevano vuote. Disse la Vergine: "Sono gli Angeli delle persone che pur essendo qui, non offrono mai niente, che non sono interessate a vivere ogni momento liturgico della Messa e non hanno offerte da portare all'altare del Signore".

Per ultimi, vi erano degli altri Angeli che erano piuttosto tristi, con le mani giunte in preghiera, ma con gli occhi bassi: "Sono gli Angeli Custodi delle persone che pur essendo qui, è come se non ci fossero, vale a dire delle persone che sono venute per forza, che sono venute perchè si sentono obbligate, ma senza nessun desiderio di partecipare alla Santa Messa, e così gli Angeli vanno tristemente perchè non hanno niente da portare all'Altare, salvo le proprie preghiere.

Non intristite il vostro Angelo Custode... Pregate molto, pregate per la conversione dei peccatori, pregate per la pace nel mondo, per i vostri famigliari, per il vostro prossimo e per quelli che si raccomandano alle vostre preghiere. Pregate, pregate molto, non solo per voi, ma anche per gli altri.

Ricordatevi che l'offerta più gradita al Signore la fate quando offrite voi stessi come olocausto, affinché Gesù, nello scendere, vi trasformi con i Suoi propri meriti. Cosa avete da offrire al Padre che sia solo vostro? Il nulla ed il peccato, ma se vi offrite in unione ai meriti di Gesù, quell’offerta è gradita al Padre".

[Catalina vede ora tante persone vestite con tuniche di vari colori; N.d.R.] Tutti questi si inginocchiavano al canto "Santo, Santo, Santo il Signore...". Nostra Signora disse: "Sono tutti i Santi e i Beati del Cielo e fra di essi vi sono anche le anime dei vostri famigliari che godono già della Presenza di Dio".

La Vergine disse: "Ti colpisce il fatto di vedermi un poco più indietro di Monsignore [il celebrante; N.d.T.], vero? Ma così deve essere... Per quanto mi ami, il Figlio Mio non Mi ha dato la dignità che dà ad un sacerdote, di poterlo continuamente portare quotidianamente tra le Mie mani, come lo fanno le mani sacerdotali. Ecco perchè provo un profondissimo rispetto per il sacerdote e per quel miracolo che Dio realizza per suo mezzo, e che mi obbliga qui ad inginocchiarmi".

Dio mio, quanta dignità, quanta grazia riversa il Signore sulle anime sacerdotali, e noi non ne siamo coscienti, e talvolta, nemmeno tanti di loro!

Di fronte all'altare cominciarono a presentarsi delle ombre di persone di colore grigio, che sollevavano le mani verso l'alto. Disse la Vergine Santissima: "Sono anime benedette del Purgatorio che aspettano le vostre preghiere per trovare refrigerio. Non cessate di pregare per loro. Pregano per voi, ma non possono pregare per loro stesse, siete voi che dovete pregare per loro, per aiutarle ad uscire per incontrarsi con Dio e godere eternamente di Lui.

Come vedi, Io sono qui sempre... La gente fa pellegrinaggi, cerca i luoghi delle apparizioni, e questo va bene per tutte le grazie che si ricevono in quei luoghi, ma in nessuna apparizione, in nessun luogo Io sono presente per più tempo, come durante la Santa Messa. Ai piedi dell'Altare dove si celebra l'Eucaristia, sempre Mi potrete trovare; Io rimango ai piedi del Tabernacolo insieme agli Angeli, perchè Io sto sempre con Lui".

Lo dico con dolore: la maggioranza degli uomini, ancor più delle donne, se ne stanno in piedi [durante la consacrazione] con le braccia incrociate come se dovessero rendere un omaggio al Signore da pari a pari, da uguale ad uguale. Disse la Vergine: "Dillo agli esseri umani, che mai un uomo è così davvero uomo come quando piega le ginocchia davanti a Dio".

Il celebrante pronunciò le parole della "Consacrazione". Era una persona di statura normale, ma all'improvviso cominciò a crescere, a riempirsi di luce, di una luce soprannaturale, tra il bianco e il dorato che lo avvolgeva, e diventava fortissima nella parte del volto, tanto che non si potevano più vedere i suoi lineamenti. Quando sollevò l'Ostia, vidi che le sue mani avevano sul dorso dei segni, dai quali usciva molta luce. Era Gesù!... Era Lui che con il Suo Corpo avvolgeva quello del celebrante.

Istintivamente abbassai la testa e Nostra Signora disse: "Non distogliere lo sguardo, alza gli occhi, contemplalo, incrocia il tuo sguardo con il Suo e ripeti la preghiera di Fatima: «Gesù mio, io credo, adoro spero e Ti amo. Ti chiedo perdono per tutti quelli che non credono, non adorano, non sperano e non ti amano». Perdono e Misericordia... Adesso digli quanto lo ami, rendi il tuo omaggio al Re dei Re".

Non appena Monsignore pronunciò le parole della Consacrazione del vino, insieme alle sue parole, incominciarono ad apparire dei bagliori come lampi, nel cielo e sullo sfondo. La chiesa non aveva più né tetto, né pareti, tutto era buio, vi era solamente quella luce che brillava nell'Altare.

All'improvviso sospeso in aria vidi Gesù Crocifisso, dalla testa sino alla parte bassa del torace. Il tronco trasversale della croce era sostenuto da grandi e forti mani. Dal centro di quello splendore, si distaccò un piccolo lume come una colomba molto piccola e molto brillante che, fatto velocemente il giro della chiesa, si posò sulla spalla sinistra del signor Arcivescovo [il celebrante; N.d.R.], che continuava ad essere Gesù, perchè potevo distinguere la Sua capigliatura, le Sue piaghe luminose, il Suo grandioso corpo, ma non vedevo il Suo volto.

In alto, Gesù Crocifisso, stava con il viso reclinato sulla spalla destra. Si vedevano sul volto e sulle braccia i segni dei colpi e delle ferite. Sul costato destro, all'altezza del petto, vi era una ferita da cui usciva a fiotti verso sinistra del sangue, e verso destra qualcosa che sembrava acqua, però molto brillante; ma erano piuttosto fasci di luce quelli che si dirigevano verso i fedeli, muovendosi a destra e a sinistra. Mi stupiva la quantità di sangue che traboccava dal Calice e pensai che avrebbe impregnato e macchiato tutto l'Altare, ma non ne cadde una sola goccia!

In quel momento la Vergine disse: "Te l'ho già ripetuto, questo è il miracolo dei miracoli, per il Signore non esistono né tempo, né distanza e nel momento della Consacrazione, tutta l'Assemblea viene trasportata ai piedi del Calvario nell'istante della Crocifissione di Gesù".

Può qualcuno immaginarselo? I nostri occhi non lo possono vedere, ma tutti siamo là, nello stesso momento nel quale lo stanno crocefiggendo e mentre chiede perdono al Padre, non solamente per quelli che lo uccidono, ma per ognuno dei nostri peccati: "Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno!".

A partire da quel giorno, non mi importa se mi prendono per pazza, io chiedo a tutti di inginocchiarsi, chiedo a tutti di cercare di vivere con il cuore e con tutta la sensibilità di cui sono capaci quel privilegio che il Signore ci concede.

Quando stavamo per cominciare a pregare il Padre Nostro, parlò il Signore, per la prima volta durante la celebrazione, e disse: "Ecco, voglio che tu preghi con la maggiore profondità di cui sei capace e che, in questo momento, ti ricordi della persona o delle persone che ti hanno causato più male nella tua vita, affinché tu li abbracci e dica loro con tutto il cuore: «Nel Nome di Gesù io ti perdono e ti auguro la pace. Nel Nome di Gesù io ti chiedo perdono e desidero la mia pace». Se questa persona merita la pace, la riceverà e ne avrà un gran bene; se questa persona non è capace di aprirsi alla pace, la pace tornerà al tuo cuore. Ma non voglio che tu riceva o dia la pace ad altre persone, fino a quando non sei capace di perdonare e di provare quella pace dapprima nel tuo cuore".

"Fate attenzione a quello che fate" - continuò il Signore - "Voi ripetete nel Padre Nostro: perdonaci come noi perdoniamo quelli che ci offendono. Se siete capaci di perdonare e non, come dicono alcuni, di dimenticare, state mettendo delle condizioni a Dio. State dicendo: perdonami soltanto come io sono capace di perdonare, non di più".

Non so come spiegare il mio dolore, nel comprendere quanto possiamo ferire il Signore e quanto possiamo fare male a noi stessi con tanti rancori, con i cattivi sentimenti e le cose brutte che nascono dai complessi e dalla suscettibilità. Perdonai, perdonai di cuore e chiesi perdono a tutti quelli che talvolta mi avevano offeso, per sentire la pace del Signore.

Arrivò il momento della Comunione dei celebranti [...] la Vergine disse: "Questo è il momento di pregare per il celebrante e per i sacerdoti che lo accompagnano, ripeti con me: Signore, benedicili, santificali, aiutali, purificali, amali, abbine cura, sostienili con il tuo amore... Ricordatevi di tutti i sacerdoti del mondo, pregate per tutte le anime consacrate...".

Amati fratelli, questo è il momento in cui dobbiamo pregare perché loro sono la Chiesa, così come lo siamo anche noi laici. Molte volte i laici esigono molto dai sacerdoti, però siamo incapaci di pregare per loro, di capire che sono persone umane, di comprendere e apprezzare la solitudine che molto spesso può circondare un sacerdote.

Dobbiamo capire che i sacerdoti sono persone come noi e che hanno bisogno di comprensione, di assistenza, che hanno bisogno di affetto e di attenzioni da parte nostra, perché stanno dando la loro vita per ognuno di noi, come Gesù, consacrandosi a Lui.

Il Signore vuole che la gente del gregge che Dio ha affidato loro, preghi e aiuti il proprio Pastore a santificarsi. Un giorno o l’altro, quando saremo dall’altra parte, comprenderemo la meraviglia compiuta dal Signore nel darci dei sacerdoti che ci aiutano a salvare la nostra anima.

La gente cominciò ad uscire dai banchi per andare a comunicarsi [...] Il Signore mi disse: "Aspetta un momento, voglio che tu osservi qualcosa...". Per un impulso interiore alzai gli occhi fino alla persona che andava a prendere la comunione nella lingua dalle mani del sacerdote. Devo precisare che questa persona [...] non si era potuta confessare la sera prima e lo fece quella mattina, prima della Santa Messa. Quando il sacerdote ebbe posto la Sacra Ostia sulla sua lingua, vi fu come un lampo di luce; quella luce di colore bianco dorato intenso, attraversò questa persona prima dalla spalla e poi circondando la spalla, gli omeri e la testa. Disse il Signore: "E' così che Io Mi compiaccio nell'abbracciare un'anima che viene a ricevermi col cuore puro!". Il tono di Gesù era quello di una persona contenta.

Quando mi diressi a ricevere la comunione, Gesù mi ripeté: "L'Ultima Cena fu il momento di maggiore intimità con i Miei. In quell'ora dell'amore, istituii quello che agli occhi degli uomini potrebbe sembrare la più grande pazzia, farmi prigioniero d'Amore. Istituii l'Eucaristia. Volli rimanere con voi fino alla fine dei secoli, perchè il Mio Amore non poteva sopportare che rimanessero orfani quelli che amavo più della Mia Vita...".

Quando tornai al mio posto, mentre mi inginocchiavo il Signore mi disse: "Ascolta...". [in quel momento una signora, seduta davanti a Catalina che aveva appena preso la Comunione, senza aprire bocca disse]: "Signore, ricordati che siamo alla fine del mese e che non ho i soldi per pagare l'affitto, la rata della macchina, il collegio dei bambini, devi fare qualcosa per aiutarmi... Per favore, fa che mio marito smetta di bere tanto, non posso sopportare più le sue ubriachezze, e mio figlio minore perderà di nuovo l'anno se non lo aiuti, questa settimana ha gli esami... e non dimenticarti della vicina che deve cambiare casa, che lo faccia una buona volta perchè io non la posso sopportare...".

 Gesù mi disse con un tono triste: "Ti sei resa conto? Non mi ha detto una sola volta che Mi ama, non una sola volta ha dato segni di gratitudine per il dono che le ho fatto di far scendere la Mia Divinità fino alla sua povera umanità, per elevarla a Me. Non una sola volta ha detto: «grazie, Signore». E' stata una litania di richieste... e sono così quasi tutti quelli che vengono a ricevermi.

Io sono morto per amore e sono risuscitato. Per amore aspetto ognuno di voi e per amore rimango con voi... ma voi non vi rendete conto del fatto che Io ho bisogno del vostro amore. Ricorda che Sono il Mendicante d'Amore in quest'ora sublime per l'anima".

Quando il celebrante stava per impartire la benedizione, la Vergine Santissima disse: "Fai attenzione, osserva bene... Invece di fare il segno della Croce, voi fate un ghirigoro. Ricorda che questa benedizione può essere l'ultima che ricevi nella tua vita dalla mano di un sacerdote. Tu non sai se uscendo da qui, morirai o no, e non sai se avrai l'opportunità che un altro sacerdote ti dia una benedizione. Quelle mani consacrate ti stanno dando la benedizione nel Nome della Santissima Trinità, pertanto, fai il Segno della Croce con rispetto e come se fosse l'ultimo della tua vita".

[subito dopo la fine della Messa, Gesù disse:] "Non andate via di corsa dopo terminata la Messa, rimanete un momento in Mia compagnia, traetene profitto e lasciate che anche Io possa trarre profitto dalla vostra compagnia...".

[... Catalina chiede a Gesù:] Signore quanto rimani davvero, dopo la comunione? Suppongo che il Signore abbia riso della mia ingenuità, perché disse: "Tutto il tempo che tu vorrai tenermi con te. Se mi parli durante tutto il giorno, dedicandomi qualche parola durante le tue faccende, Io ti ascolterò. Io sono sempre con voi, siete voi che vi allontanate da Me. Uscite dalla Messa, e per quel giorno è quanto basta; avete osservato il giorno del Signore, e tutto finisce lì, e non pensate che Mi piacerebbe condividere la vostra vita familiare con voi almeno in quel giorno.

Voi nelle vostre case avete un luogo per tutto, e una stanza per ogni attività: una camera per dormire, un'altra per cucinare, una per mangiare, ecc.. Qual'è il luogo che hanno destinato a Me? Deve essere un luogo nel quale non soltanto tenete una immagine permanentemente impolverata, ma un luogo nel quale almeno per cinque minuti al giorno la famiglia si riunisce a ringraziare per la giornata, per il dono della vita, a pregare per le necessità quotidiane, chiedere benedizioni, protezione, salute... Tutti hanno un posto nelle vostre case, tranne Io.

Gli uomini programmano la loro giornata, la settimana, il semestre, le vacanze ecc.. Sanno in quale giorno riposeranno, in che giorno andranno al cinema o ad una festa, a visitare la nonna o i nipoti, i figli, gli amici, quando andranno a divertirsi. Ma quante famiglie dicono almeno una volta al mese: «Questo è il giorno in cui dobbiamo andare a visitare Gesù nel Tabernacolo» e tutta la famiglia viene a fare conversazione con Me, a sedersi di fronte a Me e a parlarmi, a raccontarmi ciò che è accaduto negli ultimi giorni, raccontarmi i problemi, le difficoltà che hanno, chiedermi ciò di cui hanno necessità... Farmi partecipe delle loro faccende! Quante volte?

Io so tutto, leggo nel più profondo dei vostri cuori e delle vostre menti, però Mi piace che siate voi a raccontarmi le vostre cose, che me ne facciate partecipe come uno della famiglia, come con l'amico più intimo. Quante grazie perde l'uomo perchè non Mi dà un posto nella sua vita...".

"Volli salvare la Mia creatura, perchè il momento di aprirle la porta del Cielo è stato pieno di troppo dolore...

Ricorda che nessuna madre ha nutrito il proprio figlio con la sua carne. Io sono arrivato a questo eccesso d'Amore per comunicarvi i Miei meriti.

La Santa Messa sono Io stesso che prolungo la Mia vita e il Mio Sacrificio sulla Croce in mezzo a voi. Senza i meriti della Mia Vita e del Mio Sangue, che cosa avete voi per presentarvi davanti al Padre? Il nulla, la miseria, il peccato...

Voi dovreste sorpassare in virtù gli Angeli e gli Arcangeli, perchè loro non hanno la fortuna di ricevermi come alimento, voi sì. Essi bevono una goccia della sorgente, ma voi che avete la grazia di ricevermi, potete bere tutto l'oceano...".

L'altra cosa di cui il Signore mi parlò con dolore fu di quelle persone che si incontrano con Lui per abitudine. Di quelle che hanno perso il meraviglioso stupore di ogni incontro con Lui. Di come l'abitudine faccia diventare certe persone così tiepide che non hanno mai niente di nuovo da dire a Gesù quando Lo ricevono. Delle non poche anime consacrate che perdono l’entusiasmo di innamorarsi del Signore e fanno della loro vocazione un mestiere, una professione, alla quale non si dedicano più di quanto sia necessario, ma senza sentimento...

Quindi il Signore mi parlò dei frutti che ogni comunione deve portare in noi. Accade infatti che ci sia della gente che riceve il Signore ogni giorno, ma non cambia la propria vita.

Dedicano molte ore alla preghiera, compiono molte opere, ecc. ecc., ma la loro vita non si trasforma, e una vita che non si trasforma non può dare frutti autentici per il Signore. I meriti che riceviamo nell’Eucaristia debbono portare frutti di conversione in noi e frutti di carità per i nostri fratelli.

Noi laici abbiamo un incarico molto importante dentro la nostra Chiesa, non abbiamo nessun diritto di tacere davanti all’invito che ci fa il Signore, come lo fa ad ogni battezzato, di andare ad annunciare la Buona Novella. Non abbiamo alcun diritto di ricevere tutte queste conoscenze e non darle agli altri, e così permettere che i nostri fratelli muoiano di fame, mentre noi abbiamo tanto pane nelle nostre mani.

Non possiamo stare a guardare mentre la nostra Chiesa cade in rovina, perché siamo comodi nelle nostre Parrocchie, nelle nostre case, ricevendo e continuando a ricevere tanto dal Signore: la Sua Parola, le omelie del sacerdote, i pellegrinaggi, la Misericordia di Dio nel Sacramento della confessione, l’unione meravigliosa attraverso il cibo Eucaristico, i discorsi del tale o del tal’altro predicatore.

In altre parole, stiamo ricevendo tanto e non abbiamo il coraggio di uscire dalle nostre comodità, di andare in un carcere, in una casa di correzione, di parlare con chi è più bisognoso, di dirgli che non si dia per vinto, che è nato cattolico e che la sua Chiesa ha bisogno di lui, anche lì dove è, sofferente, perché questo suo dolore servirà per redimere altri, perché questo sacrificio gli farà guadagnare la vita eterna.

Non siamo capaci di andare negli ospedali dove ci sono i malati terminali e, recitando la coroncina alla Divina Misericordia, aiutarli con la nostra preghiera in quei momenti di lotta tra il bene e il male, per liberarli dalle insidie e dalle tentazioni del demonio. Ogni moribondo ha paura, e anche soltanto tenendo loro la mano, parlando loro dell’amore di Dio e della meraviglia che li aspetta nel Cielo con Gesù e Maria e insieme ai propri cari che sono già partiti, reca loro conforto.

L’ora che stiamo vivendo, non ammette che accettiamo l’indifferenza.

Dobbiamo essere per i nostri sacerdoti la mano d’aiuto che va dove loro non possono arrivare. Ma per fare questo, per averne il coraggio, dobbiamo ricevere Gesù, vivere con Gesù, alimentarci di Gesù. Abbiamo paura di impegnarci un po’ di più e quando il Signore dice: "Cerca prima il Regno di Dio e il resto ti sarà dato in aggiunta", è ricevere tutto. È cercare il Regno di Dio con tutti i mezzi e... aprire le mani per ricevere TUTTO in aggiunta; perché Egli è il Padrone che paga meglio, l’unico che è attento anche alle tue più piccole necessità!

September 15

Suor Emmnuel racconta.. l'importanza dell'Eucarestia- dal Bambino nascosto di Medjugorje-

        il ciborio ha gridato!
 
Si dimentica troppo spesso che nell'Eucacarestia Gesù è più umano di chiunque altro; sente tutto con una sensibilità che ci farebbe venire le vertgini. è tutto cuore, tutta attesa di amore e più vulnerabile di un neonato. ma cosa sappiamo di quello che Gesù sente in noi??
Una notte, in Francia avendo prolungato un pò il mio tempo di adorazione nella cappella della comunità, mi dirigo verso il tabernacolo per chiuderlo e spegnere le candele che lo circondano. In Francia infatti i membri permanenti della Comunità delle Beatidutini hanno la possibiità di esporre il Santissimo Sacramento senza però toccarlo, basta che aprano la porta del tabernacolo in cui troneggia un piccolo ostensorio. Un fareto direzionale illumina l'ostia, mentre le altre lampade sono spente, il che permette di concentrare l'attenzione sul corpo di Gesù.
Essendo sola in cappella, me la prendo comoda per svolgere questi piccoli lavoretti di sagrestia attorno a Gesù mentre gli parlo. Non sono forse sua sposa!? Eccomi dunque vicinissima a lui e, con la chiave in mano, mi accingo a chiuderlo all'interno fino alla mattina dopo. Tuttavia sento una stretta al cuore: tanti cristiani sognerebbero di poterlo adorare, fosse solo per un ora, anche nel bel mezzo della notte, ed ecco che io gli chiudo la porta davanti! é allora che un particolare mi balza agli occhi: un pò di cera della candela è colata sul bordo in legno della porta, e bisognerebbe che lo pulissi. Tento di togliere ogni traccia di cera quando sono colpita da una sorta di grido. Non ne dall'ostensorio, ma dal ciborio, posto in fondo al tabernacolo, che contiene molte ostie. Il grido nn è udibile dalle mie orecchie di carne, ma risuona ancora più nel mio cuore, poichè i nostri cuori sono antenne, e come sono potenti!
Gesù ha qualcosa da dirmi. Abita realmente in ognuna delle ostie, eppure non ci sono 337 Gesù in quel ciborio. Gesù è uno, ma moltiplicato.
é come se ogni ostia inziasse a esprimersi, descrivendomi il momento cruciale che si prepara a vivere nei giorni successivi. Infatti ogni ostia sa a quale anima, a quale persona è destinata. Ogni ostia vivrà un avventura amorosa unica, e l'ampiezza delle possibilità è vertiinosa! Certe ostie cadranno in cuori che aranno per loro un Cielo; per altre srà come una discesa agli inferi. Il grido che risuona nel mio cuore in realtà è un grido d'angoscia. Parecchie ostie sono in agonia, sanno che saranno ricevute indimore immonde in cui regnano quei peccati che generano la morte. Resto inchiodata al suolo, scioccata... A queste ostie ripugna essere consumate, Gesù grida aiuto! Grido silenzioso, come quello del bambino embrione che sente venire la sua uccisione e si rintana istintivamente nel grembo della madre quando si avvicina lo strumento che lo estrarrà con violenza. Grido silenzioso dell'innocente che non ha alcuna difesa nelsuo corpicino, se colei che lo porta non lo ama. Grido silenzioso di Dio, che ha voluto che ha voluto deporre il suo piccolo corpo, inerte, più leggero di un chicco di grano, fra le mani deli uomini, a suo rischio e pericolo.
Ogni ostia conosce anche il giorno e l'ora in cui entrerà nel cuore che la riceverà. Sono affascinata dalla coscienzadi Gesù: sa tutto , vede tutto, prevede tutto, e si lascia fare come un agnello! Per fortuna, la maggior parte delle ostie si rallegrano in anticipo di potersi unire al proprio destinatario. Quella notte, quando chiudo il tabernacolo, tento di captare il messaggio che Gesù mi ha dato, un messaggio che non ha finito di svelarmil suo contenuto, poichè solamente nel faccia a faccia del Cielo capirò il suo grido di aiuto. Per il momento una cosa è chiara: Gesù mi invita a andare a adorarlo in spiriton solo in "tutti i tabernacoli del mondo", ma nel cuore di tutti coloro che fanno la comunione, buoni e cattivi, affinchè là dove vive di nuovo la sua uccisione, Gesù riceva però una piccola visita d'amore, un umile segno di attenzione che lo consoli.
 
 
ostie rubate 
 
Madre Yvonne Aimèe è una grande mistica francese, morta nel 1951 a quarantanove anni. Aveva molti carismi. Fra l'altro, accadeva a volte che Cristo la avvertise quando venivano profanate delle ostie. Oggi, certuni sostengono che la Presenza Reale non esiste al di fuori della celebrazione della messa. Questo è un grande errore. Ecco la lettera che madre Yvonne Aimèe scriveva da Parigi a padre Crètè il 31 marzo 1923: " Padre, le scrivo avendo Gesù su di me. La notte scorsa, il mio Beneamato mi ha detto di andare a prendeLo a casa di una persona che, da sabato, conservava un'ostia che essa era andata a ricevere indegnamente sull'altare. Appena tornata al suo posto, quasta povera anima se l'era tirata fuori dalla bocca e l'aveva infilata nel fazzoletto per portarla a casa e oltraggiarla. Allora avevo chiesto a Gesù di concedermi queel'anima e ne avevo parlato alle mei amiche di rue Monsieur (Parigi), perchè anche loro pregassero per quella povera persona smarrita".
" Quella notte, obbedendo all'ordine del dolcissimo Signore Gesù, sono andata a casa di questa perona do ottimo ceto sociale. Lei stessa è venuta ad aprirmi. Le ho detto imediatamente che venivo a prendere l'ostia. Lei è divenuta molto pallida mentre mi diceva di seuirla. Mi ha portato in salotto e ha aperto una scatolina che si trovava sul tavolo... l'ostia era lì!".
"L'ho presa, poi, seguendo l'ispirazione del Maestro, ho parlato a qesta povera donna che ha versato larime di pentimento sincero".
"Sono tornata al Foyer con il mio caro tesoro sul cuore. Era l'una e mezza. Lungo la strada, il mio Beneamato mi parlava. 'Conservami', mi diceva, 'finchè non ti dico di agire e non ti facio conoscere la mia volotà'". (il padre spirituale di Yvonne le chiese di consumare l'ostia che portava su di sè e di fare sempre così in casi analoghi!).
Yvonne continua la sua lettea:
" Quella sera, Gesù mi ha detto ch, di nuovo, quella notte sarei andata a portarlo via da un'altra casa in cui è stato oltraggiato. O povero Gesù, caro Beneamato così poco amato!".
Nl corso di ricerche ulteriori a volte Yvonne tornò ferita con l'Eucarestia, strappata a profanatori che l'avevano picchiata. Yvonne soffriva molto dolorosamente per le anime che profanavano le ostie e di cui chiedeva la conversione al Signore. Spesso,  notte seguiva il recupero delle ostie, Gesù la associava alla sua agonia, come per riparare i sacrilegi. Quando si svolgevo questi avvenimenti, Yvonne Aimèe non era acora una religiosa. Aveva solo una ventina d'anni. In seguito doveva entrare nel covento delle agostiniane a Malestroit, in Bretagna.    
 
fra gli emissari di Dio, Madre Yvonne è una figuradi punta, tanto più che aeva il dono della bilocazione e poteva così incontrare le persone più inaspettate in qualsasi contrada del mondo. Sul momento parlava correttamente la lingua di coloro a cui Dio la inviava, leggendo perfino i loro giornali. Alcuni anni prima della sua morte, nel 2002, padre Labutte ha visitato la mia comunità di Iffndic, in Bretagna, e ha raccontato parecchi episodi della vita di Yvonne Aimèe, di cui era il padre spirituale. Uno di essi mi ha colpito perchè rivela in che modo, un pò nel segreto, il nostro Padre del Cielo moltiplica i tentatvi per riportare i fili al suo Cuore. Alla fine della guerra del 1939-1945, Madre Yvonne Aimèe si trovava a Malestroit in Bretagna. Ora, in seguito alla bilocazione si ritrovò nell'ufficio di Hitler, in Germania. Questi, sorpreso di vedere davanti  a se na religiosa che non veva invitato, aprì il cassetto, afferrò la pistola e sparò. Sembra che, nel caso della blocazione, i corpi non siano vulnerabili... Madre Yvonne non cadde. Hitler sparò una seconda volta , ma  la suora restò altrettando impassibile. Hitler la guardò, di sasso. Essa comunicò il messaggio che gli portava da parte di DIo, n messaggio che conteneva una richiesta esplicita (padre Labutte nn l'ha precisata). Hitler rifiutò, almeno quel giorno. Madre Yvonne si avvicinò allora all'immensa carta dell'Europa che ricopriva una parete della stanza. con il dito indicò una città e disse ad Hitler: " quando sarai arrivato là, avrai perso". ED è ciò che accadde... Oh, temibile libertà dell'uomo davanti agli interventi insistenti di Dio!.
 
July 19

testimonianza di Silvia Buso, una ragazza miracolata a Medjugorje da una grave forma di paralisi

Il 4 ottobre 2004 mi sono ritrovata in pochissimi giorni a non riuscire più a camminare. Avevo 16 anni,una vita normale, nessuno si aspettava di dover passare momenti così duri e dolorosi. Sono cresciuta in una famiglia cristiana, andavo a Messa ogni domenica, ma più per abitudine. Dopo un mese che non miglioravo e che trovavo sempre più difficoltà nel fare una vita come i miei coetani, ho iniziato a chiudermi in me fino a lasciare gli studi perchè non riuscivo più a concentrarmi.
I miei genitori in quel periodo avevano intensificato le loro preghiere, io li seguivo un pò in modo passivo; di sicuro non pregavo con molto entusiasmo come adesso. Abbiamo iniziato a seguire un sacerdote che aveva un gruppo di preghiera  molto devoto alla Madonna e così ogni venerdì sera andavamo a pregare con il Rosario, la Messa e l'Adorazione. Ricordo che una di quelle sere mi si è avvicinata una signora e mi ha messo tra le mani una medaglietta della Madonna dicendomi: "tu ora ne hai più bisogno di me". L'ho presa e quando sono tornata a casa le ho attaccato un nastrino e l'ho messa al collo. Nel mese di maggio, essendo il mese dedicato alla Madonna, mia madre mi portava tutte le sere al Rosario e alla Messa, all'inizio per me andarci tutti i giorni era un pò pesante, ma poi ero io stessa a volerci andare. Quando ero li e pregavo insieme agli altri, trovavo un pò di conforto alla tensione provocata dal fatto di non poter fare le cose come i miei coetani. 
Nel frattempo ho ricominciato a studiare e ho superato con ottimi voti tutti gli esami. Il Sacerdote mi ha presentato una ragazza di una quindicina d'anni più grande di me, che quando mi ha detto di dover andare a Medjugorje, d'istinto le ho risposto se potevo andare anch'io. Dopo tre giorni ero già sul pullman verso Medjugorje! Sono arrivata la mattina di venerdì 24 giugno 2005; durante la giornata abbiamo seguito tutte le funzioni e abbiamo avuto l'incontro nel salone giallo di Medjugorje con il veggente Ivan, lo stesso che più tardi avrebbe avuto l'Apparizione sul monte Podbrodo. Alla sera mi è stato chiesto se volevo andare anch'io sul monte, ma avevo la necessità di essere trasportata e seppur pesavo 25Kg in meno di adesso, non volevo disturbare gli altri pellegrini. Mi hanno spiegato che non c'erano problemi e che avrebbero fatto a turno, così abbiamo lasciato la carozzina ai piedi del monte e mi hanno preso in braccio per portarmi fino in cima. Era pieno di gente, ma siamo riusciti a passare. Arrivati vicin alla statua della Madonna che c'è sul monte Podbrodo, mi hanno fatto sedere e li ho iniziato a pregare. Ricordo che non pregavo per me, non ho mai chiesto la grazia di poter camminare perchè mi sembrava una cosa troppo impossibile. Pregavo per gli altri, per le persone che in quel momento si trovavano nel dolore, e l'unica cosa che ho chiesto per me era quella di avere la forza di poter accettare la carozzina. Verso le 22.00 ci sono stati dieci minuti di silenzio, e io mentre pregavo ero attratta da una chiazza di luce che vedevo alla mia sinistra. Era una luce bella, riposante, tenue; a differenza dei flash e torce che si accendevano e spegnevano in continuazione. Intorno a me c'erano tante altre persone, ma in quei momenti era tutto buio, c'era solo quella luce, che quasi mi intimoriva e infatti più di una volta ho tolto lo sguardo, ma poi con la coda dell'occhio mi era inevitabile vedere. Finita l'Apparizione al veggente Ivan, la luce svanì. Dopo la traduzione in italiano del Messaggio della Madonna, due persone del mio gruppo mi hanno preso e mi stavano portando giù, quando dopo poco sono scivolata dalle loro braccia, come svenuta. Sono caduta sbattendo la testa su quelle  pietre e non mi sono fatta il minimo graffio. Ricordo che era come se fossi stata su un materasso morbido, accogliente, non su quelle pietre dure e spigolose. La gente parlava e sentivo come prima il parlare veloce delle persone, ma non riuscivo a rispondere, a muovermi a fare un cenno. Sentivo una voce interna che mi tranquillizzava, mi calmava come coccolandomi. Subito hanno iniziato agettarmi dell'acqua; alcuni medici e persone che si erano fermate hanno provato a sentirmi il polso e il respiro, ma niente, non c'erano cenni di vita. Essendo buio e avendomi buttato dell'acqua non riuscivano più a vedere se mi ero tagliata. Dopo cinque-dieci minuti mi sono ripresa e con un forte pianto ho aperto gli occhi e ho detto tremando: " Sono guarita" "Cammino".
Mi sono alzata come se fosse la cosa più naturale; subito mi hanno aiutato per scendere il monte perchè ero agitatissima e temevano che mi facessi male, ma poi rivata ai piedi del Podbrodo mi hanno avvicinato la carozzina, l'ho rifiutata e da quel momento ho iniziato a camminare. Alle 5.00 del mattino seguente stavo scalando il monte Krizevac da sola, con le mie gambe. A tutti sembrava quasi "che volassi" perchè avevo le gambe molto sottili, ma correvo su quelle pietre. per scendere il Krizevac ho impiegato solo 20 minuti! I primi giorni che camminavo avevo i muscoli delle gambe indeboliti e atrofizzati dalla paralisi, ma non avevo paura di cadere perchè mi sentivo sorretta da fili invisibili alle spalle.
 
Non ero andata a Medjugorje in carozzina pensando di poter tornare con le mie gambe. Era la prima volta che ci andavo, è stato bellissimo non solo per l'avvenimento che mi è accaduto, ma per l'atmosfera di pace, calma, serenità e grandissima gioia che li si respira.
 
La mia vita da quel giorno è cambiata e non soltanto perchè cammino. Per me la grazia più grande è stata quella di scoprire la fede e sapere quanto amore la Madonna ha per ciascuno di noi. Ora ogni problema lo affrontiamo con la forza del Rosario che recitiamo ogni giorno tutti e tre insieme. In casa siamo più sereni, felici perchè sappiamo che ogni cosa è secondo la volontà di Dio, del quale abbiamo piena fiducia e siamo estremamente contenti che Lui e la Madonna ci guidino perchè non ci sentiamo più soli.
 
Con questa testimonianza io voglio rendere grazie grazie e lode alla Madonna e Gesù anche per la conversione spirituale avvenuta nella mia famiglia e per il senso di pace e gioia che Loro ci donano.
 
Vi auguro di cuore che anche voi riusciate a sentire l'amore della Madonna e di Gesù perchè per me è la cosa più bella e importante della vita.
 
 
Silvia Buso                                                     
June 29

una breve storia...

Il peso della preghiera

Ma come possiamo pensare di essere dimenticati?
Possibile che Dio ci abbia concepiti per poi abbandonarci, e soprattutto nei momenti difficili? No, assolutamente.
È proprio in quei momenti che ci porta a spalle. Ci crediamo?

Una donna infagottata in abiti fuori misura entrò nel negozio di alimentari. Si avvicinò al gestore del negozio e umilmente a voce bassa gli chiese se poteva avere una certa quantità di alimenti a credito. Spiegò che suo marito si era ammalato in modo serio e non poteva più lavorare e i loro quattro figli avevano bisogno di cibo.

L'uomo sbuffò e le intimò di togliersi dai piedi. Dolorosamente la donna supplicò: «Per favore, signore! Le porterò il denaro più in fretta che posso!» Il padrone del negozio ribadì duramente che lui non faceva credito e che lei poteva trovare un altro negozio nel quartiere.

Un cliente che aveva assistito alla scena si avvicinò al padrone e gli chiese di tentare almeno di accontentare la povera donna. Il droghiere, con voce riluttante, chiese alla donna: «Ha la lista della spesa?» Con un filo di speranza nella voce la donna rispose: «Sì, signore». «Bene!» disse l'uomo. «Metta la sua lista sulla bilancia. Le darò tanta merce quanto pesa la sua lista».

La donna esitò un attimo con la testa china, estrasse dalla borsa un pezzo di carta e scarabocchiò qualcosa in fretta, poi posò il foglietto con cautela su un piatto della bilancia, sempre a testa bassa.

Gli occhi del droghiere e del cliente si dilatarono per la meraviglia quando videro il piatto della bilancia abbassarsi di colpo e rimanere abbassato. Il droghiere, fissando la bilancia, brontolò: «È incredibile!». Il cliente sorrise e il droghiere cominciò a mettere sacchetti di alimenti sull'altro piatto della bilancia. Sbatteva sul piatto scatole e lattine, ma la bilancia non si muoveva.

Così continuò e continuò, con una smorfia di disgusto sempre più marcata. Alla fine, afferrò il foglietto di carta e lo fissò, livido e confuso. Non era una lista della spesa. Era una preghiera: "Mio Dio, tu conosci la mia situazione e sai ciò di cui ho bisogno: metto tutto nelle tue mani"

Il droghiere consegnò alla donna tutto ciò che le serviva, in un silenzio imbarazzato. La donna ringraziò e lasciò il negozio.

Solo Dio conosce il "peso" della tua preghiera...
 

June 22

Perché appare la Regina della Pace

Un giovane di nome Cristian ha detto al suo collega "Ti dico quello che poche volte ho detto nella mia vita: la cosa più grande è avere la Mamma, ed io invece non ce l'ho, è morta per me!" "Cosa è successo? 'Mia Madre per dare la vita a me è dovuta morire, pur sapendo (mi diceva mia zia) che se io non fossi nato, lei non sarebbe morta. Volevano uccidere me per salvare lei, ma lei non ha accettato. Infatti è morta per me!" Tutto questo è successo sotto il monte Mosor sulle spiagge del mare Adriatico. La madre è andata incontro alla morte consapevolmente per salvare il suo bambino. Questo è un gesto da Madre eroica! Non possiamo immaginare come saremmo noi stessi e come sarebbe il mondo intero senza una madre terrena e una madre celeste. Dio ci ha creati in modo da non poter essere felici senza una madre che ci guida per mano. Per questo motivo Dio ci ha donato una madre terrena e anche una Madre Celeste, Maria, la Regina della pace, la Beata Vergine per renderci felici. Maria è Madre di Dio, Madre della Chiesa, Madre di tutti figli e le figlie di Dio, la Regina della Pace è la Regina di un mondo migliore e felice. La Beata Vergine è la donna più bella e più cara al mondo. Ella è la più benedetta tra tutte le donne ed è stata concepita senza peccato. Ella ha vissuto sempre senza peccato ed è per questo motivo che è diventata beata. Dio ha scelto Maria dall'eternità ed ella ha adempiuto ogni cosa alla perfezione. Ha superato tutte le prove ed è rimasta fedele ad esse preservando così il suo candore. Il suo amore è immenso, intenso per tutti i peccatori, infatti è anche il rifugio, la consolatrice dei peccatori. Lei intercede presso suo figlio per tutti gli uomini, specialmente per quelli piu afflitti perché è anche consolatrice degli afflitti. Lei è Madre di tutti gli uomini, di tutta l'umanità e di tutta la storia dell'umanità. Lei appare dove c'è più bisogno, per dare il suo aiuto. Per questo è impossibile immaginare la Chiesa di Cristo come sacramento della salvezza senza Maria. Lei è una luminosa stella mattutina che nasce, "sole della giustizia, Cristo Salvatore!" Massimiliano Kolbe dice: "Credere di arrivare a Dio senza Maria è una farsa che satana fa credere per distruggere le nostre anime!"
Perché appare la Madonna? La risposta la troviamo nella legge della provvidenza. Quando vengono tempi pericolosi per la Chiesa, quando la Chiesa è in pericolo... Maria viene in aiuto. La risposta potrà essere quella che ha detto una veggente di Kerizinen (piccolo paese francese); durante una visione Gesù gli ha detto: "Quando il mondo lo ha scacciato, il Padre ha mandato me per portare il mondo a lui. Il mondo ha scacciato anche me, ed io ho mandato la mia Santissima Madre. Lei è venuta nel mondo con l'impegno di intercedere tra me e l'umanità. Voi non potete salvarvi senza mia madre, tramite lei scorrono tutte le grazie. Senza di lei l'umanità non potrà tornare a Dio. Il tempo che vivete è importante perché c'è la lotta tra le tenebre e la luce" (28.4.1958). Dopo l'assunzione di Gesù al cielo, e prima della discesa dello Spirio Santo, gli apostoli e i discepoli avevano paura. La sacra Bibbia dice: "Tutti si riunivano attorno a Maria e pregavano!" La grande crisi del cristianesimo era nella metà del quarto secolo. L'Arianesimo conquistava il mondo... In quel momento Maria apparve come la Madonna della Neve su di una collina vicino a Roma. Nel giorno più caldo dell'anno cade la neve: per questo si chiama Madonna della Neve. Da quel giorno è cominciata una nuova era di luce e di Fede: è nato il periodo d'oro del cristianesimo. Quando la Chiesa si trova di nuovo in crisi, la Madonna appare a san Francesco d'Assisi, ed egli rinnova la Chiesa, con l'aiuto di altri, confratelli, pieni di Spirito di Dio. Nel secolo scorso, quando molti intellettuali e universitari si staccavano dalla Chiesa, la Madonna apparve ad una fanciulla, Bernadette di Lourdes, la quale era una contadina che pascolava le pecore... Alla fine della prima guerra mondiale, la Madonna appare a Fatima. Tramite tre veggenti ci invita a smettere di parlare male del Signore e a pregare il rosario per la conversione di tutti i peccatori... Dice ancora: "La guerra finirà presto, ma se gli uomini continuano a fare male al Signore non passerà tanto tempo, che ci sarà una nuova guerra più brutta di questa. Quando vedrete in cielo una luce sconosciuta saprete che è vicino il grande segno di Dio con cui lui castigherà il mondo per i suoi peccati!" La Madonna ha profetizzato 22 anni prima la seconda guerra mondiale. La Madonna a Fatima ha detto: "Infine il mio cuore Immacolato trionferà!" Voi avete sentito parlare di Medjugorje, dove appare la Regina della pace quotidianamente (6575 giorni al 25.6.1999). Veramente questi sono i giorni della grazia (salvezza).
La Madonna viene per rialzare l'umanità peccatrice, per invitarci instancabilmente alla conversione e alla penitenza, alla preghiera e al digiuno, alla fede e alla pace, affinché tutti si salvino. Mai in nessun luogo si sono avute così tante apparizioni come a Medjugorje. Queste apparizioni sono una grande grazia per tutti noi e per tutta l'umanità. Milioni di pellegrini vengono a Medjugorje e cambiano la loro vita. Molti hanno ricevuto, in una sincera confessione, la grazia del perdono e altre grazie da Dio. Al ritorno da Medjugorje, molti vivono la fede e la preghiera comunitaria e si comportano da veri cristiani. Dobbiamo riconoscere questi segni dei tempi. Con queste apparizioni Dio vuole dare a noi un grande segno del suo amore. Non possiamo dire con povere parole come Gesù ama tantissimo tutti noi. Una volta la Regina della pace ha detto: "Questi giorni sono i giorni in cui dobbiamo deciderci per Dio, per la pace e per il bene!" È molto importante per noi capire che tutta la nostra vita deve essere una continua decisione per Dio. Senza una decisione quotidiana non possiamo vivere da veri cristiani. La nostra fede è la nostra decisione per Dio. Questo vuoi dire: "oh Dio, credo fortemente in te, conto su dite ogni momento, senza di te sono nulla". Il nostro amore è anche decisione. Se dico: "Ti amo Dio", voglio dire: mi decido per te, tu sei la mia forza, la mia gioia, la mia fortuna... La nostra pace è anche decisione. Ci decidiamo per la pace, se siamo sempre in pace con Dio, con il nostro prossimo e con noi stessi... L' Amore verso Dio e verso il prossimo è il comandamento principale, il più grande e più elevato. Questo ci insegna Gesù. Sant'Agostino ha capito bene l'insegnamento e lo ha espresso con queste parole: "Ama e fa' quello che vuoi!" Con ciò egli vuole dire: se sei pieno d'amore tutto ciò che fai è retto perché l'amore che è in te ti insegna, ti fa vedere, e ti guida verso il bene, che sono i comandamenti di Dio. Chi ama Dio confida e crede in lui, lo adora, e fa ciò che a Lui piace e non fa ciò che gli dispiace; così fanno gli innamorati. Lo stesso vale anche per il prossimo. Chi accoglie il prossimo con amore e lo considera veramente come fratello, gli usa ciò che è e che ha. Non si accontenta di essere corretto e giusto con lui, ma fa di tutto per dargli gioia, così come fanno gli innamorati. Fin qui tutto è chiaro. L'amore è un fatto, una decisione dell'uomo, richiede l'impegno della sua volontà. L'amore si manifesta nell'obbedienza. Gesù dice ai suoi discepoli: "Se mi amate osservate i miei comandamenti (Gov 14,15), e chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama!" La Vergine è venuta come Regina della pace. All'inizio ha detto: "Pace, pace, sia pace!... La pace deve regnare tra Dio e l'uomo e tra gli uomini!" Tutti abbiamo bisogno di pace. Possiamo avere tutto quello che il cuore umano possa desiderare, ma se non abbiamo la pace, in realtà non possediamo nulla. La pace è pienezza di gioia, felicità totale ed amore, frutto dello spirito. La pace è la gioia con cui viviamo, la sensazione di essere amati e di poter amare (voler bene). La Madonna ha detto chiaramente che una pace vera e reale ci può venire solo da Gesù Cristo. Egli è in realtà la nostra pace. Gesù è vero Dio e vero uomo. Dio ha amato il mondo, cioè me e te, da dare il suo unico figlio per salvare tutti noi. Dio è diventato uomo! Sapete che cosa vuol dire questo? È diventato il nostro grande fratello! Da adesso Dio non sa soltando quello che vuol dire essere uomo, ma anche quanto è difficile essere un uomo. Dio stesso lo ha sperimentato e vissuto. Lui ha sentito che cosa vuol dire portare la croce. Questo significa per noi che non dobbiamo spiegare molto a Dio. Lui che ha vissuto, può capirlo. Certo possiamo raccontargli delle nostre sofferenze, angosce, desideri, dubbi, cadute... esattamente come faremmo con un nostro grande amico. Ma non possiamo lamentarci con Dio perché non ha compassione per noi, se ci chiede di essere uomini onesti, buoni e bravi... Noi gli siamo costati molto! Egli non chiede niente che non ci abbia donato lui stesso. Per poter avere la pace alla quale aspiriamo, la Vergine ci ha detto di credere fortemente in Dio. Senza una fede forte ed attiva, è impossibile giungere alla pace. La fede è un dono che ci consente di donare a lui tutto il nostro essere, in modo da sperare in lui e vivere per lui... La fede è un atto di totale donazione e completa fiducia in Dio. La Vergine desidera che tutta la nostra vita sia permeata da questo santo atto di fede. Credere vuol dire essere sempre aperti a Dio, essere umili dinanzi a lui, considerano il valore più grande, essere sempre pronti a prestargli ascolto, riporre in lui tutta la fiducia e sperare in lui. Una fede vera e viva non è possibile senza una conversione quotidiana. Per questo motivo la Vergine ci invita incessantamente a convertirci. Convertirsi significa cercare sempre Dio, umiliarsi davanti a lui ammettere il proprio male, i propri peccati, e pentirsi. Convertirsi significa tornare a Dio rinnegando il peccato, satana ed i suoi desideri peccaminosi; significa cambiare se stessi, il proprio modo di comportarsi e la propria esistenza. Convertirsi significa unirsi sempre più a Dio col proprio cuore e con il proprio essere, divenire ogni giorno più sinceri e giusti, onesti e completi, santi... E' questo il compito di tutta la nostra esistenza. Mediugorje diviene sempre più un luogo di grandi e sconvolgenti conversioni. Molti qui iniziano una nuova vita e purificano la propria coscienza nel sacramento della riconciliazione. Affinché la nostra conversione sia radicale, completa e constante è indispensabile la preghiera quotidiana. Pregare ogni giorno il Rosario composto dai misteri gaudiosi, gloriosi e dolorosi. Oltre 1000 volte la Vergine ha ripetuto il suo invito a pregare. La preghiera è il cuore e lo spirito della nostra fede, della nostra conversione e della pace. La preghiera è al tempo stesso dono di Dio, tramite il quale l'uomo desidera essere, parlare e unirsi con lui. Essa è il respiro della nostra anima. La Regina della pace dice: "Siate consapevoli, miei diletti, perché io sono vostra madre e sono venuta sulla terra per insegnarvi ad ascoltare e pregare con amore!" La Vergine desidera che noi preghiamo con il cuore. Non per tradizione o per abitudine. Pregare con il cuore significa innanzitutto pregare con amore sincero. Significa pregare con tutto il proprio essere. Dare a Dio il primo posto nella propria vita e darsi a lui in totale fiducia. Significa pregare con raccoglimento, umiltà, abbandono, perseveranza e devozione... Per poter persistere sul cammino della fede, della conversione e della preghiera, è indispensabile essere sempre pronti al sacrificio e alla negazione. Per dirla in una parola, bisogna digiunare. "Col digiuno l'uomo verifica, rinsalda ed assicura il suo potere su se stesso. Solo l'uomo che domina se stesso può essere libero e disponibile a donarsi a Dio e al prossimo come vuole la fede" (Dr. Ljudevit Rupcic). Se decidiamo e ascoltiamo la Regina della pace, avremo la pace, saremo riempiti con la gioia e l'amore e la serenità nell' anima. Milioni di pellegrini che sono venuti a Medjugorje hanno sperimentato l'amore di Dio. Molti hanno visto segni miracolosi, tanti hanno sentito in cuore di lasciare tutto e servire Dio... Tanti hanno deciso di pregare ogni giorno il Rosario... Ho incontrato davanti alla Chiesa un giovane pellegrino italiano. Ha cominciato a raccontare la sua storia: "All'inizio di dicembre 1988 sono stato qui a Medjugorje. Ho vissuto in modo miracoloso la mia conversione. Vivevo una vita non degna di un uomo. Non esiste un peccato che non ho commesso. Mi drogavo. La mia unica speranza e salvezza era qui a Medjugorje. Ho detto alla Madonna: "Tu sei l'unica che mi puoi aiutare. Se tu non fai questo, io la farò finita. Io credo che tu appari qui. Ti prego madre, aiutami, raccomandami a tuo figlio, che lui mi guarisca e mi perdoni da tutti i miei peccati, così non posso più vivere La Regina della pace ha ascoltato la mia preghiera e l'ha presentata a suo figlio. Io ho sentito nel cuore che dovevo subito confessarmi, e l'ho fatto!"

June 14

PASSIONE DI GESU' -LA MISTICA CITTA' DI DIO- SUOR MARIA D'AGREDA

CAPITOLO 22

Si narrano la crocifissione del nostro salvatore Gesù sul monte Calvario, le sette parole che pronunciò sulla croce e come Maria santissima lo assistette con immenso dolore. 1375. Il nostro Salvatore, vero e nuovo Isacco, Figlio dell'eterno Padre, giunse al monte del sacrificio, lo stesso sul quale, in passato, avrebbe dovuto essere immolato Isacco, figlio del patriarca Abramo e figura di Cristo. Il durissimo comando, che era stato un tempo sospeso su Isacco, veniva ora eseguito sull'innocentissimo Agnello. Il Calvario era un luogo immondo e disprezzato, destinato al castigo dei malfattori, dei condannati, dai cadaveri dei quali riceveva cattivo odore e in conseguenza di ciò maggiore ignominia. Il nostro amatissimo Gesù vi arrivò affaticato, trasformato dalle piaghe e dal dolore, insanguinato, ferito e sfigurato. La forza della divinità, che deificava la sua santissima umanità per mezzo dell'unione ipostatica, l'assistette non tanto per alleviare i suoi tormenti, ma piuttosto per essergli di aiuto e conforto durante gli stessi, cosicché il suo infinito amore fosse completamente appagato e la sua vita conservata fino a che non fosse giunto il momento di consegnarla liberamente alla morte sulla croce. Raggiunse la sommità del Calvario anche l'afflitta Madre, con il cuore colmo di amarezza. Era fisicamente molto vicina al suo diletto, ma spiritualmente fuori di sé per il dolore: tutta si trasformava in lui e nella sofferenza che egli stava vivendo. Accanto a lei stavano Giovanni e le tre Marie; ella, infatti, aveva domandato e ottenuto dall'Altissimo il favore di ritrovarsi presente e vicina al Signore ai piedi della croce con questa sola e santa compagnia.

1376. Quando la prudentissima Vergine si rese conto che si stavano compiendo i misteri della redenzione e vide che i soldati cominciavano a spogliare Gesù per crocifiggerlo, rivolse il suo spirito all'Onnipotente con questa preghiera: «Mio Signore e mio Dio, siete il Padre del vostro Unigenito, che per l'eterna generazione nacque Dio vero dal Dio vero che siete voi e per l'umana generazione nacque dalle mie viscere, dove assunse la natura di uomo sottoposta alla sofferenza. Con le mie mammelle lo allattai e nutrii, e come il miglior figlio che poté giammai nascere da altra creatura lo amo. Come vera madre ho un diritto naturale su di lui e sulla sua umanità santissima, e so che mai la vostra provvidenza negherebbe un tale diritto a chi lo possiede. Adesso dunque vi restituisco questo diritto e lo pongo di nuovo nelle vostre mani, perché il vostro e mio Unigenito sia sacrificato per la salvezza del genere umano. Accogliete la mia oblazione e il mio sacrificio; non potrei infatti offrire così tanto se fossi io stessa ad essere immolata e sottoposta a tali pene e non solo perché mio Figlio è vero Dio, a voi consustanziale, ma anche e soprattutto per il dolore che mi dilania il cuore. Sarebbe per me un gran sollievo e il compimento dei miei desideri se io morissi al posto suo: cambierebbero le sorti e la sua vita verrebbe conservata». Questa preghiera fu accolta con gioia e compiacimento inesprimibili. Nel disegno divino il sacrificio del figlio di Abramo doveva solamente prefigurare quello del Figlio, a cui il Padre avrebbe riservato la vera esecuzione. E neppure alla madre di Isacco fu detto mai nulla del misterioso sacrificio, non solo per la pronta obbedienza di Abramo, ma anche perché non si sarebbe potuto comprensibilmente affidare tale decisione all'amore materno di Sara: ella, benché fosse una donna santa e giusta, avrebbe probabilmente tentato di impedire il comando del Signore. Questo non avvenne con Maria; egli, infatti, poté confidarle, senza esitazione, il suo progetto, perché sottomettendosi alla sua volontà collaborasse e cooperasse, secondo le sue capacità, all'opera di redenzione di Cristo.

1377. Terminata la supplica, la Regina si accorse che gli empi soldati del governatore volevano dare a Gesù vino mescolato con mirra e fiele. Era costume presso i giudei di porgere ai condannati a morte un miscuglio di vino generoso e aromatico perché potessero sopportare con più vigore i tormenti del supplizio e i loro spiriti ne ricevessero aiuto e conforto. Questa usanza trova un riferimento negli scritti di Salomone: Date bevande inebrianti a chi sta per perire e il vino a chi ha l'amarezza nel cuore. La loro perfida crudeltà arrivò al punto di trasformare questa bevanda, che agli altri giustiziati poteva recare un qualche sollievo, in una pena ancora più grande: gliela porsero amarissima, mescolata con fiele, per infliggergli maggiori afflizioni. La Vergine venne a conoscenza di questa inumanità e con materna compassione lo pregò di non bere. Sua Maestà la assecondò e senza ricusare del tutto questa tortura, assaggiò l'acre pozione e non ne volle bere.

1378. Era già l'ora sesta, che corrisponde per noi a quella di mezzogiorno, quando i soldati, per crocifiggere nudo il Salvatore, lo spogliarono della tunica inconsutile e delle vesti. Siccome questa era chiusa e lunga, gliela rovesciarono passandola sopra la testa senza togliergli la corona di spine e facendo ciò con violenza gliele strapparono lacerandogli nuovamente le ferite; in alcune rimasero conficcate le punte delle spine che, per quanto fossero dure e aguzze, si ruppero per la veemenza con cui i carnefici eseguirono questa atrocità. Gli rimisero poi la corona con una tale crudeltà da aprire altre profonde piaghe. Mentre lo spogliavano, si lacerarono anche quelle del suo corpo, perché la tunica vi era già attaccata e il distaccarla da esse aggiunse altro dolore al dolore già lancinante. Per quattro volte lo denudarono e lo rivestirono: la prima per flagellarlo alla colonna; la seconda per mettergli il mantello di porpora; la terza per denudarlo di nuovo e rivestirlo; la quarta ed ultima sul monte Calvario, quando lo spogliarono definitivamente. Qui fu sottoposto a maggiori tormenti, perché più numerose erano le ferite ed egli era ormai debilitato. Inoltre in quel luogo soffiava un forte vento che contribuì col freddo ad aumentare la pena.

1379. A tutto ciò si aggiunse la sofferenza di vedersi nudo davanti a sua Madre, alle altre donne che l'accompagnavano e alla moltitudine di gente ivi presente. Indossava solo i panni intimi che Maria gli aveva messo sotto la veste in Egitto; i carnefici, infatti, non glieli poterono togliere né quando lo flagellarono né quando lo innalzarono sulla croce e così fu posto nel sepolcro con essi. E questo mi è stato manifestato più volte. Nondimeno Cristo, nostro bene, avrebbe voluto lasciare questo mondo completamente nudo, in somma povertà e senza avere con sé nulla, se non fosse intervenuta la supplica della Signora che lo pregò di conservare quei panni. Egli accondiscese perché con questa obbedienza poteva supplire all'estrema povertà con cui avrebbe desiderato morire. Il duro legno era disteso sulla terra mentre si disponeva l'occorrente per ucciderlo insieme a due ladroni, destinati a essere crocifissi con lui. Intanto il nostro Maestro si rivolse al Padre così:

1380. «Dio eterno, alla vostra immensa maestà d'infinita bontà e giustizia offro tutto il mio essere umano unitamente alle azioni che ho compiuto per la vostra santissima volontà, allorché ho assunto, scendendo dal vostro seno, la carne passibile per redimere gli uomini. Con me vi offro mia Madre, il suo amore, le sue opere perfettissime, i suoi dolori, le sue preoccupazioni, le sue cure e la sua sollecitudine nel servirmi, nell'imitarmi e nell'accompagnarmi fino alla morte. Vi offro il piccolo gregge degli apostoli, la Chiesa dei fedeli che è ora e che sarà fino alla fine del mondo e con essa tutti i discendenti di Adamo. Tutti pongo nelle vostre mani, Signore onnipotente, e da parte mia sono pronto a soffrire e morire spontaneamente per loro, e desidero che siano salvi tutti coloro che vorranno seguirmi e trarre profitto dall'opera della redenzione: in virtù della grazia che ho acquistato per essi, da schiavi del demonio diventino vostri figli, miei fratelli e coeredi. Specialmente vi offro i poveri, i disprezzati, gli afflitti; essi sono i miei amici perché mi hanno seguito nel cammino della croce. Voglio che i giusti e i predestinati rimangano scritti nella vostra memoria eterna. Vi supplico di allontanare il castigo e sospendere il flagello della giustizia sugli uomini: non siano puniti come meritano le loro colpe e d'ora innanzi siate loro Padre, come siete mio Padre. Vi supplico similmente per coloro che con pio affetto assistono alla mia morte: illuminateli con la vostra luce divina. Vi prego per tutti quelli che mi perseguitano, affinché si convertano alla verità, e soprattutto per l'esaltazione del vostro ineffabile e santissimo nome».

1381. La Regina conobbe tale orazione e imitò il Maestro rivolgendosi all'Altissimo. Non dimenticò né tralasciò l'adempimento di quelle prime parole che aveva percepito dalla bocca del suo Unigenito appena nato: «Amica mia, diventate simile a me». Si stava ora adempiendo la promessa fattale dal Signore che, in contraccambio della vita umana da lei data al Verbo nel suo grembo verginale, egli le avrebbe comunicato una nuova vita di grazia, sublime e superiore a quella di tutte le creature. Questo beneficio avrebbe incluso la conoscenza di tutte le azioni della santissima umanità di suo Figlio: nessuna di esse poteva rimanerle celata e, nella misura in cui ella fu in grado di comprenderle, le imitò. Fu sempre sollecita nel fissarvi l'attenzione, profonda nel penetrarle, pronta e coraggiosa nell'eseguirle. Perciò non si lasciò turbare dal dolore, né ostacolare dall'angoscia o imbarazzare dalla persecuzione e tanto meno scoraggiare dall'amarezza della passione. Assistette al supplizio di Cristo non come testimone oculare alla maniera degli altri giusti, perché infatti così non avvenne. La sua esperienza fu unica e singolare in tutto: sentì nel suo corpo verginale le sofferenze esterne ed interne che egli pativa nella sua persona. Si può dire che fu flagellata, coronata di spine, schernita e schiaffeggiata, caricata della croce e su di essa inchiodata; provò infatti questi tormenti nel suo purissimo corpo e, benché il modo fosse diverso, ci fu anche una grande somiglianza: la Madre doveva essere la perfetta immagine del Figlio. Tale esperienza singolare racchiuse un ulteriore mistero: recare soddisfazione all'amore di Gesù, alla sua passione e al divino consenso che questa stessa fosse ricopiata in una pura creatura. Nessun'altra aveva tanto diritto a ciò quanto lei.

1382. Per poter segnare i fori dei chiodi sulla croce, i carnefici comandarono con alterigia e tracotanza al Creatore dell'universo - o temerarietà inaudita! - di stendersi sopra di essa; il Maestro dell'umiltà obbedì senza opporre resistenza. Con inumano e crudele istinto disegnarono i fori non in proporzione alla grandezza del corpo, ma più distanti al fine di poter fare quello che in seguito eseguirono. La Signora della luce venne a conoscenza di tale nuova crudeltà e questa fu una delle maggiori afflizioni che soffrì il suo purissimo cuore in tutta la passione. Penetrò infatti le intenzioni depravate degli sbirri e previde il martirio che suo Figlio avrebbe dovuto sopportare nel momento in cui sarebbe stato inchiodato sulla croce. Non si poté tuttavia rimediare perché il Redentore stesso voleva sottoporsi a una simile tortura per la salvezza degli uomini. Quando si rialzò, perché si potesse forare il duro legno, accorse Maria vicino a lui, lo tenne per un braccio, lo adorò e gli baciò la mano con sommo rispetto. I carnefici permisero che ciò accadesse perché credevano che, alla vista di lei, Gesù si sarebbe ancora più contristato e non volevano risparmiargli nessun dolore. Non compresero però il mistero: in quell'occasione egli non ebbe maggiori consolazioni né provò gioia interiore più grande che quella di vedere la sua santissima Madre e la bellezza della sua anima. In essa scorse riflesso il ritratto di se stesso e la pienezza del frutto della sua passione e morte.

1383. Fatti i fori nella croce, i carnefici gli comandarono per la seconda volta di stendersi sopra di essa per inchiodarlo. Egli obbedì pazientemente e stese le braccia sul felice legno: era spossato, sfigurato ed esangue, a tal punto che, se nell'empietà ferocissima di quegli uomini avessero potuto trovare spazio la naturale ragione e il senso di umanità, non sarebbe stato possibile per la crudeltà accanirsi sull'innocente e mansueto Agnello, afflitto dalle piaghe e dai dolori. Ma non fu così, perché i giudei e i suoi nemici - o giudizi terribili e occultissimi del Signore! - furono afferrati dall'odio e dalla malvagia volontà del demonio e persero completalmente i sentimenti di cui gli uomini sensibili sono capaci; agirono pertanto con rabbia e furore diabolici.

1384. Subito uno dei carnefici prese la mano di Cristo e la tenne premuta sopra il foro mentre un altro ne conficcò, penetrando a forza di martellate, il palmo con un chiodo angolato e grosso. Si ruppero le vene, i nervi e le ossa di quella santissima mano che aveva creato i cieli e ogni essere vivente. Non era possibile inchiodare l'altra, giacché il braccio non arrivava al buco; i nervi, infatti, si erano contratti perché il foro era stato fatto maliziosamente più distante. Per rimediare a questo difetto, presero la catena con la quale il Signore era stato legato nell'orto degli Ulivi, ne avvolsero il polso con una estremità dove c'era un anello con manette, e con una ferocia inaudita tirarono dall'altro estremo finché riuscirono a portare la mano sul buco e la inchiodarono. Passarono poi ai piedi: ne misero uno sopra l'altro, li incatenarono e, tirando con forza e crudeltà, li fissarono usando un terzo chiodo più forte degli altri due. Il sacro corpo, unito alla divinità, rimase attaccato saldamente alla croce; ogni suo membro, formato dallo Spirito Santo, fu talmente reciso e lacerato che si potevano contare le ossa: quelle del petto e delle spalle erano tutte slogate, esposte e fuori dalla posizione naturale, avendo ceduto alla violenta crudeltà dei carnefici.

1385. 1 dolori del Signore furono incredibilmente grandi e non si può esprimere con le parole la sofferenza che patì. Solamente nel giorno del giudizio si avrà una conoscenza più chiara, quando la condanna dei reprobi sarà giustificata e i santi lo loderanno e glorificheranno adeguatamente; ma in questo momento in cui la fede ci permette, anzi ci obbliga ad esprimere il nostro giudizio, se l'abbiamo, io supplico e prego i figli della Chiesa che ciascuno personalmente consideri questo venerabile mistero, lo ponderi e lo soppesi con tutte le sue circostanze. Sicuramente troveranno motivi efficaci per aborrire il peccato, per non commetterlo più, essendo stato la causa dell'indicibile sofferenza dell'Autore della vita. Consideriamo anche e contempliamo lo spirito della Vergine, il suo purissimo corpo oppresso e abbattuto dai tormenti: sono la porta della luce attraverso la quale entreremo a conoscere il sole che ci illumina. O Regina delle virtù! O Madre dell'immortale Re dei secoli, il Verbo incarnato! Purtroppo è vero che la durezza dei nostri cuori ingrati ci rende inetti, indegni e incapaci di sentire i vostri dolori e quelli del vostro Unigenito; ma ci sia concesso, per vostra clemenza, questo bene che non siamo in grado di guadagnare. Purificateci e liberateci dall'indolenza, dall'ingratitudine e dalla villana rozzezza. Se noi siamo la causa di tali e tante afflizioni, per quale ragione, o giustizia, queste debbono essere sopportate solo da voi e dall'amato Salvatore? Passi il calice degli innocenti ai colpevoli, che lo bevano perché lo meritano. Ma ahimè! Dov'è il senno? Dove il lume dei nostri occhi? Chi ci ha privato dei sensi? Chi ci ha rubato il cuore sensibile e umano? Quand'anche, Signore mio, non fossi stata creata a vostra immagine e somiglianza, quand'anche non avessi ricevuto da voi il dono della vita, quand'anche tutti gli elementi e gli esseri formati dalla vostra mano e posti al mio servizio non mi avessero annunciato la notizia sicura del vostro immenso amore, lo zelo infinito per cui vi siete lasciato inchiodare sulla croce avrebbe dovuto essere sufficiente per stringermi a voi con catene di compassione, di riconoscenza, di carità e di confidenza nella vostra ineffabile misericordia. Ma se non mi risvegliano tante voci, se il vostro ardore non mi accende, se la vostra passione e i vostri tormenti non mi commuovono, se i benefici ricevuti non mi obbligano, quale fine mai devo sperare della mia stoltezza?

1386. Posto il Signore sul duro legno, i carnefici, per evitare che i chiodi cedessero al peso e non reggessero il divino corpo, risolsero di ribatterne e incurvarne la parte sporgente che oltrepassava la croce e la capovolsero, lasciandolo appeso su di essa riverso sul terreno. Questa nuova crudeltà suscitò orrore e raccapriccio fra tutti i presenti e la folla mossa a pietà insorse in grandi clamori. L'afflitta Madre, partecipe dei patimenti del Figlio, si oppose a tale smisurata empietà e pregò l'eterno Padre di non permettere l'esecuzione di quanto era stato progettato; poi comandò ai ministri celesti di assistere e servire il loro Creatore. Ogni cosa avvenne secondo il suo desiderio. Quando i carnefici rivoltarono la croce, sostennero Gesù impedendo che il suo corpo e il suo viso toccassero i sassi e le immondezze. Quelli ribatterono le punte dei chiodi senza accorgersi del miracolo: le sacre membra erano così vicine al suolo e la croce, sostenuta dagli angeli, così salda e ferma che i perfidi giudei pensarono che egli fosse posato sulla dura terra.

1387. A questo punto avvicinarono la croce al buco dove doveva essere posta: la sollevarono verso l'alto, aiutandosi alcuni con le spalle e altri con lance e alabarde, e la piantarono nel fosso che avevano scavato a tal fine. La nostra vera vita, il nostro Salvatore, rimase appeso in aria sul duro legno davanti ad una innumerevole folla di uomini e genti di nazioni diverse. Non posso non ricordare un'altra crudeltà che ho visto infliggere a sua Maestà: quando fu innalzato, fu ferito con le lance e altri strumenti di tortura, gli furono conficcati i ferri nella carne procurandogli sotto le braccia profondi squarci. Davanti a un simile spettacolo si sollevò da parte del popolo un clamore di alte grida e si rinnovò la confusione: i giudei bestemmiavano, i compassionevoli gemevano, gli stranieri si stupivano; alcuni non potevano nemmeno guardare per il dolore che provavano; altri sostenevano che l'esempio di tale punizione potesse essere un insegnamento per molti; altri ancora chiamavano il Crocifisso " il giusto". Tutti questi giudizi e pareri vani si conficcarono come dardi acuti nel cuore della Madre addolorata. Il sacro corpo perdeva molto sangue dalle ferite, perché fu scosso dal pesante movimento della croce che veniva conficcata nel terreno. Si riaprirono le piaghe e restarono più visibili le sorgenti alle quali lo stesso Signore per bocca di Isaia ci aveva invitato ad attingere con gioia le acque con cui spegnere la sete e lavare le macchie delle nostre colpe. Nessuno potrà addurre scuse, se non si affretterà ad avvicinarsi all'acqua per dissetarsi, poiché quest'acqua non si vende in cambio dell'argento e dell'oro, e si dà gratuitamente solo per il semplice fatto di volerla ricevere.

1388. Successivamente misero in croce i due ladroni, uno alla destra e l'altro alla sinistra del nostro Redentore riservandogli così il posto di colui che reputavano essere il malfattore principale. I pontefici e i farisei non si curarono affatto di essi e rivolsero tutta la loro ira e il loro furore contro colui che per sua natura era senza peccato e santo. Scuotendo la testa con scherno e beffe, lanciarono pietre e polvere contro di lui, dicendo: «Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso!», e ancora: «Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. È il re d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo». Anche i ladroni lo oltraggiavano allo stesso modo e tali bestemmie recarono al nostro Maestro un dolore ancora più profondo e vivo, poiché questi erano vicini alla morte e non trovavano così alcun vantaggio dal frutto delle sofferenze che avrebbero subito con essa e con le quali avrebbero potuto parzialmente rendere soddisfazione per i delitti commessi e opportunamente castigati dalla giustizia; solo uno di essi approfittò dell'occasione, un'occasione che mai più si offrì ad alcun peccatore del mondo.

1389. Quando la Regina venne a conoscenza che i giudei nella loro malvagità e ostinata invidia tentavano di disonorare ancora di più Cristo e che lo bestemmiavano e giudicavano il peggiore tra tutti, desiderando dimenticare e cancellare il suo nome dalla terra dei viventi, come Geremia aveva profetizzato, si accese di nuovo nel suo fedelissimo cuore l'ardente zelo per l'amore di suo Figlio. Si prostrò davanti alla regale persona sospesa sulla croce, dove lo stava adorando, e implorò il Padre affinché si prendesse cura dell'onore del suo Unigenito, con segni così manifesti da confondere la malizia di quei perfidi e frustrare le loro perverse intenzioni. Quindi, con lo stesso fervore si rivolse a tutte le creature insensibili e affermò: «O creature, prive di sensibilità e tuttavia chiamate all'esistenza dalla mano dell'Onnipotente, manifestate voi il cordoglio e la compassione che gli uomini capaci di ragione, nella loro stoltezza, gli negano per la sua morte. Cieli, sole, luna, stelle e pianeti, fermate il vostro corso e sospendete i vostri influssi. Elementi, alterate la vostra natura: perda la terra la sua quiete, si spezzino le pietre e i duri macigni. Sepolcri, aprite il vostro grembo nascosto per la vergogna dei vivi. Velo del tempio mistico e simbolico, dividiti in due parti e con la tua spaccatura scuoti gli increduli, intima loro il castigo e rendi testimonianza alla verità della gloria del Signore dell'universo, che essi vogliono oscurare».

1390. Grazie a questa supplica, l'Altissimo ordinò e dispose tutto ciò che avvenne quando sua Maestà spirò. Illuminò e toccò il cuore di molti tra i presenti prima che la terra mostrasse segni e prodigi e anche durante tale evento, affinché riconoscessero in Gesù il santo, il giusto, il vero Figlio di Dio, come fecero il centurione e tanti altri che, nel racconto degli evangelisti, si allontanarono percuotendosi il petto per il dolore. E non solo lo confessarono coloro che lo avevano ascoltato e avevano aderito al suo insegnamento, ma anche molti altri che non lo avevano conosciuto né avevano veduto i suoi miracoli. Sempre per la stessa preghiera di Maria, Pilato venne ispirato a non cambiate il titolo della croce che era già stato posto sul capo del Redentore nella lingua ebraica, greca e latina. I giudei avevano insistito con lui dichiarando: «Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei»; il governatore, però, rispose: «Ciò che ho scritto, ho scritto». Tutti gli esseri privi di sensibilità per volere divino obbedirono al comando della Vergine. Dall'ora di mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, che corrispondono all'ora nona in cui il Signore morì, come se fossero diventati sensibili, fecero ciò che è riferito nei Vangeli: il sole nascose la sua luce; i pianeti mutarono gli influssi; i cieli, le stelle e la luna cambiarono il loro corso; gli elementi si turbarono; la terra tremò e molti monti si spezzarono mentre le pietre si frantumarono le une contro le altre; infine si aprirono i sepolcri e ne uscirono i defunti, risvegliatisi alla vita. I giudei vennero colti dallo spavento e dalla paura, quantunque la loro inaudita cattiveria impedisse loro di comprendere la verità.

1391. I soldati che avevano crocifisso il Salvatore si divisero le sue vesti, che spettavano loro come esecutori. Fecero in quattro parti, una per ciascuno, il mantello che avevano portato al Calvario per disposizione superna (era lo stesso mantello di cui egli si era spogliato durante l'ultima cena quando aveva voluto lavare i piedi degli apostoli). Non poterono tuttavia ripartire la tunica inconsutile, poiché così aveva disposto l'imperscrutabile provvidenza. Gettarono le sorti su di essa e colui a cui toccò la sorte la prese; si compiva così letteralmente la profezia di Davide. I misteri relativi a questa verranno successivamente spiegati dai santi e dai dottori. I giudei avevano lacerato con i tormenti e le ferite inflitte l'umanità di Gesù, nostro unico bene, che copriva e nascondeva la sua divinità, ma non poterono offenderla in alcun modo, né arrivare ad essa col supplizio del martirio, e colui al quale toccherà la sorte di partecipare per mezzo della grazia alla giustificazione della divinità sarà chiamato a possederla e goderla totalmente.

1392. Poiché la croce era il trono della maestà del nostro Maestro e la cattedra da cui voleva insegnare la scienza della vita, egli, innalzato su di essa, avendo confermato la dottrina con l'esempio, pronunciò le parole che comprendevano il sommo grado di carità e perfezione: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno». Aveva vincolato se stesso a questo principio dell'amore fraterno, chiamandolo il suo comandamento. E per rafforzare la verità del suo insegnamento, lo praticò sul duro legno, non soltanto amando e perdonando i suoi nemici, ma perfino scusandoli per la loro stessa ignoranza. E lo fece nel momento in cui la loro cattiveria giunse al vertice, quando cioè perseguitarono, crocifissero e bestemmiarono il loro Dio. Questo è ciò che l'ingratitudine umana operò dopo aver ricevuto tanta luce, tanti precetti e soprattutto tanti benefici; e questo invece è ciò che il nostro Salvatore fece con la sua ardentissima carità, avendo in contraccambio i tormenti, le spine, i chiodi, la croce e le bestemmie. Oh, fervore impenetrabile! Oh, soavità ineffabile! Oh, pazienza mai immaginata dagli uomini, ammirata dagli angeli e temuta dai demoni! Uno dei ladroni, chiamato Dima, intuì un barlume di questo arcano: fu illuminato interiormente dalla preghiera di intercessione di Maria, perché potesse riconoscere il suo Redentore dalle prime parole che pronunciò sulla croce. Mosso da profonda sofferenza e contrizione dei suoi peccati, rimproverò il suo compagno: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno».

1393. Gli effetti della redenzione trovarono terreno fertile nel cuore del buon ladrone, del centurione e di tutti coloro che ebbero il coraggio di confessare il Signore elevato sulla croce; ma il più fortunato fu Dima, che meritò di sentire le sue seconde parole: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso». Oh, felice ladrone! Tu solo ottenesti la parola bramata da tutti i santi e giusti! Agli antichi patriarchi e profeti non fu concesso di udirla: si reputarono già favoriti di scendere nel limbo e ivi aspettare per lunghi secoli il paradiso che tu guadagnasti in un attimo dando lietamente altra forma al tuo mestiere. Ora cessi di rubare le cose altrui e terrene e subito rapisci il cielo dalle mani di sua Maestà; ma tu lo rapisci giustamente perché egli te lo dona per grazia. Tu fosti l'ultimo discepolo del suo ammaestramento nella vita e il primo a metterlo in pratica dopo averlo appreso. Amasti e corregesti il tuo fratello, riconoscesti il tuo Creatore e riprendesti coloro che lo oltraggiavano; lo imitasti nel patire con docilità, lo pregasti con umiltà affinché in avvenire si rammentasse delle tue miserie. Egli volle esaudire all'istante i tuoi desideri senza differire il premio che conseguì per te e per tutti i mortali.

1394. Dopo che costui ebbe ottenuto la giustificazione, Cristo posò gli occhi colmi di amore sulla Madre che stava afflitta con Giovanni ai piedi della croce e, rivolgendosi ad entrambi, disse prima a lei: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». Chiamò Maria "donna" e non "madre", perché questo secondo nome conteneva qualcosa di dolce e delicato e il pronunciarlo gli avrebbe arrecato una sensibile consolazione. Durante la sua passione egli non si concesse alcun conforto o sollievo esteriori, giacché vi aveva rinunciato totalmente, ma con la parola "donna" volle tacitamente intendere ciò: «Donna, che sei benedetta fra tutte le donne e la più saggia tra i figli di Adamo. Donna forte e perfetta, mai vinta dal peccato, fedelissima nell'amarmi, indefettibile nel servirmi, il cui amore le molte acque del mio supplizio non hanno potuto né spegnere né travolgerei, vado dal Padre mio e da adesso in poi non posso stare con voi, ma il mio discepolo prediletto vi assisterà e avrà cura di voi come madre: sarà vostro figlio». Da quell'ora Giovanni la prese con sé e la venerò e servì per tutto il resto della sua vita. Il suo spirito venne rischiarato da una nuova luce, affinché potesse conoscere e apprezzare degnamente il bene che gli era stato affidato: il più prezioso ed eccelso creato dal braccio dell'Onnipotente dopo l'umanità di Gesù. Anche la Regina, che aveva compreso tutto, con umile riconoscenza lo accolse come figlio. Gli immensi benefici della passione non impedirono al suo cuore generoso e colmo di benevolenza di prestargli obbedienza; ella, infatti, agiva sempre al sommo grado di perfezione.

1395. Si avvicinava già l'ora nona, sebbene per l'oscurità e la confusione sembrasse essere una notte tenebrosa. Allora il nostro Salvatore proferì a gran voce la quarta parola dalla croce: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato ?». Non tutti capirono quantunque egli avesse parlato nella sua lingua. Poiché la prima locuzione si esprime in ebraico con i vocaboli "Elì, El", alcuni pensarono che invocasse Elia, mentre altri, beffeggiandolo, dicevano: «Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!». Il mistero di queste parole fu tanto profondo quanto occulto ai giudei e ai pagani e in esse si trovano i molti significati che i dottori di sacra Scrittura hanno loro conferito. A me fu rivelato che il suo abbandono non consistette nella separazione della divinità dalla sua santissima umanità, così che cessasse la visione beatifica o si sciogliesse l'unione sostanziale ipostatica, che ebbe fin dall'istante in cui fu concepita per opera dello Spirito Santo nel talamo verginale e mai lasciò. Questa dottrina è cattolica e vera. È certo che anche l'umanità santissima fu abbandonata dalla divinità nella misura in cui non fu preservata dalla morte e dai dolori dell'acerbissima passione; il Padre, però, non lasciò del tutto il Figlio in quanto prese la difesa del suo onore e lo testimoniò permettendo alle creature di muoversi e di mostrare sentimento nel momento in cui egli spirò. Il Signore espresse un altro abbandono attraverso il lamento che sgorgò dal suo immenso affetto verso il genere umano, quello dei reietti e dei dannati. Se ne dolse nell'ultima ora come aveva fatto nella preghiera nell'orto degli Ulivi, quando la sua santissima anima si era rattristata fino alla morte; infatti, la sua copiosa ed abbondante redenzione offerta per tutti non sarebbe stata efficace per essi, ed egli sarebbe stato rifiutato da loro nella beatitudine eterna per la quale li aveva fatti e riscattati. E poiché tutto ciò avvenne secondo il decreto dell'Onnipotente, Gesù eruppe in questo gemito generato dall'amore e dal dolore, volendo intendere: «Perché mi hai lasciato senza la compagnia degli empi?».

1396. Per rafforzare e dare più credito a ciò, il Signore aggiunse subito la quinta parola: «Ho sete». I tormenti e le angosce dovettero suscitare in lui una sete naturale, ma non era tempo di manifestarla e tanto meno di appagarla: egli non avrebbe mai parlato in tal senso, sapendo che si trovava vicino al trapasso. L'espressione aveva un altro significato: la sua sete era che gli schiavi discendenti di Adamo non sciupassero la libertà che aveva guadagnato loro. Desiderava ardentemente che tutti gli uomini, mediante la fede e la carità, la grazia e l'amicizia, traessero vantaggio dai suoi meriti e dalle sue sofferenze e non perdessero l'eterno gaudio lasciato in eredità. Questa sola era la sete del nostro Maestro e solo Maria ne penetrò perfettamente il segreto. Con il cuore colmo di struggimento e di tenerezza, chiamò interiormente a sé i poveri, gli afflitti, gli umili, i disprezzati e gli oppressi e li invitò ad accostarsi al Redentore perché mitigassero parzialmente - completamente sarebbe stato impossibile - la sua sete di anime. I perfidi giudei e gli sbirri, coerenti con la loro infelice crudeltà, gli porsero, deridendolo e schernendolo, una spugna imbevuta di aceto e fiele in cima ad una canna e gliela accostarono alla bocca, perché ne bevesse e si adempisse così la profezia di Davide: Hanno messo nel mio cibo veleno e quando avevo sete mi hanno dato aceto. Egli lo gustò pazientemente e ne inghiottì qualche sorso significando misteriosamente quanta pena gli avrebbe recato la dannazione dei reprobi, ma su richiesta della Vergine lo rifiutò subitaneamente e smise di bere; ella, infatti, sarebbe stata la porta e la mediatrice per tutti coloro che avrebbero tratto profitto dalla passione e dalla redenzione.

1397. Quindi Gesù pronunciò la sesta parola avvolta nel mistero: «Consumatum est», cioè «Tutto è compiuto!». E volle intendere: «È compiuta l'opera della mia missione e del riscatto del genere umano, come è compiuta l'obbedienza con cui il Padre mi inviò a patire e morire per esso. Si sono adempiute le Scritture, le profezie e gli esempi dell'Antico Testamento, come è compiuto il corso della vita sofferente e mortale che accettai nel castissimo grembo di mia Madre. Lascio al mondo il mio esempio, l'insegnamento, i sacramenti e gli aiuti per rimediare al male e al peccato. È soddisfatta la giustizia dell'Altissimo ed è assolto il debito della posterità di Adamo. La Chiesa è già in possesso del perdono dei peccati che saranno commessi, e tutta l'opera dell'incarnazione e della redenzione ha raggiunto la massima perfezione per la parte che mi riguarda come Salvatore. Per l'edificazione della Chiesa trionfante è stato già posto il sicuro fondamento nella Chiesa militante: nessuno potrà alterarlo né mutarlo». Tutti questi misteri sono contenuti nelle brevi parole "Consumatum est!".

1398. Volgendosi l'opera della redenzione verso la perfezione del compimento, ne conseguì che, come il Verbo incarnato era uscito dal Padre per mezzo della vita mortale ed era venuto nel mondo, così, per mezzo della morte, ritornasse da questa vita al Padre con l'immortalità. A questo punto Cristo pronunciò l'ultima parola: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito», e lo fece gridando a gran voce affinché tutti i presenti potessero udire. Alzò gli occhi al cielo come se parlasse con Dio e subito, chinato il capo, rese il suo spirito. In virtù della forza divina di quest'ultima parola, Lucifero fu sconfitto e scaraventato con tutti i suoi demoni nel precipizio profondo dell'inferno, dove rimasero atterrati, come avrò modo di riferire nel prossimo capitolo. L'invincibile Regina, quale madre del Redentore e corredentrice, penetrò tali arcani più profondamente di tutte le altre creature, e, come aveva sentito i dolori corrispondenti ai tormenti del suo Unigenito, così sentì i dolori e i tormenti che egli patì nel momento della morte senza perdere la vita, e l'Eterno gliela conservò miracolosamente allorché avrebbe dovuto morire realizzando un miracolo più grande di quelli con cui le aveva recato conforto nell'intero corso dell'esistenza terrena. Quest'ultima sofferenza fu più forte, intensa e viva di tutte le altre. Tutto ciò che subirono i martiri e gli uomini giustiziati dall'inizio dei tempi non è paragonabile a quello che Maria provò e sopportò nel martirio del Figlio. Ella rimase ferma ai piedi della croce fino a sera, quando le sacre membra furono sepolte, e in ricompensa di questa particolare angoscia venne ancor più spiritualizzata in quel poco che il suo corpo verginale aveva conservato dell'essere perituro.

1399. Gli evangelisti non riferiscono gli altri misteri che il nostro Salvatore operò sulla croce, e noi cattolici non ne abbiamo alcuna notizia, se non le congetture dedotte dall'infallibile certezza della fede. Tra quelli che mi sono stati rivelati riguardo alla storia e al luogo della passione, vi è una preghiera che sua Maestà fece prima di proferire le sette parole. Dico preghiera perché si trattò effettivamente di un colloquio con l'Onnipotente, sebbene propriamente fosse un'ultima espressione di volontà o testamento, che egli volle lasciare come vero e sapientissimo padre della famiglia affidatagli, cioè il genere umano. Come la ragione insegna, il capo di una famiglia e proprietario di molte o poche sostanze non sarebbe un prudente dispensatore né attento al suo compito, se non dichiarasse nel momento della morte come disporre dei propri beni onde gli eredi e i successori siano informati di quello che spetta a ciascuno senza litigi, e ognuno lo acquisisca secondo giustizia e ne entri in possesso pacificamente. Per tale motivo e per poter morire liberi dalle cose terrene, gli uomini del mondo fanno il loro testamento; anche i religiosi si spogliano dell'uso di queste perché nell'ora della morte pesano molto e la conseguente preoccupazione impedisce allo spirito di innalzarsi al Creatore. E benché esse non potessero recare imbarazzo al nostro Maestro, poiché non ne aveva e, se anche ne avesse avute, non sarebbero state un ostacolo al suo potere infinito, conveniva che disponesse in quell'ora dei tesori spirituali e dei doni che aveva conquistato per i mortali nel corso del suo pellegrinaggio.

1400. Dei beni eterni egli fece testamento sulla croce, determinando a chi toccassero, quali ne dovessero essere i legittimi eredi e quali invece i diseredati e le ragioni di questo. Fece ciò parlando con il Padre, retto giudice di tutte le creature: in lui erano riepilogati i segreti della predestinazione dei santi e della riprovazione dei dannati. Il testamento fu tenuto nascosto e solo la Regina ne conobbe il contenuto, perché, oltre ad esserle rivelati tutti gli atti dell'anima santissima di Gesù, era sua erede universale e costituita signora dell'universo. In qualità di corredentrice, doveva essere anche erede testamentaria, per le cui mani, mani in cui l'Unigenito pose tutte le cose come il Padre le aveva poste nelle sue, si eseguisse la sua volontà. A lei è affidato l'incarico di ripartire i tesori acquisiti dal Figlio, a lui dovuti per i suoi infiniti meriti. Questa spiegazione mi è stata comunicata affinché sia sempre più riconosciuta la dignità della nostra sovrana e i peccatori ricorrano a lei come depositaria delle ricchezze che il Salvatore ha ottenuto dall'Altissimo. Dobbiamo conseguire ogni aiuto per intercessione della Vergine, che ha il compito di distribuirli con le sue caritatevoli e generose mani. Testamento del nostro Salvatore sulla croce

1401. Conficcato il legno della santa croce sul monte Calvario, il Verbo incarnato, crocifisso su di essa, prima di pronunciare le sette parole, si rivolse interiormente all'Onnipotente e disse: «Padre mio, da questo albero della croce io vi confesso e vi esalto con il sacrificio dei miei dolori e della mia passione e morte, poiché con l'unione ipostatica della natura divina innalzaste la mia umanità alla suprema dignità, cosicché sono Cristo, Dio e uomo, unito alla vostra stessa divinità. Vi lodo perché comunicaste alla mia umanità fin dal momento dell'incarnazione la pienezza di tutti i doni possibili di grazia e di gloria. Fin dal principio mi deste per tutta l'eternità il dominio totale e pieno su tutte le creature. Mi faceste sovrano dei cieli, del sole, della luna, delle stelle, del fuoco, dell'aria, della terra, dei mari e di tutti gli esseri sensibili e insensibili che vivono in essi. Mi affidaste l'ordinamento dei tempi, dei giorni e delle notti conferendomi dominio e potere su tutto, secondo la mia volontà o il mio arbitrio. Mi costituiste capo e re di tutti gli angeli e degli uomini perché li governassi e comandassi, e perché premiassi i buoni e castigassi i cattivi. Mi donaste la potestà e le chiavi dell'abisso perché faccia quello che voglio dal supremo delle altezze fino al profondo degli inferi. Mi assegnaste la giustificazione dei mortali, i loro imperi, regni e principati, i grandi e i piccoli, i poveri e i ricchi. Per opera vostra sono diventato per tutto il genere umano sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, Signore della morte e della vita, della santa Chiesa e dei suoi tesori, delle Scritture, dei misteri, dei sacramenti, delle leggi e dei doni della grazia. Tutto ciò, o Padre mio, poneste nelle mie mani e lo subordinaste al mio volere, e perciò vi magnifico e vi onoro».

1402. «E ora che morendo in croce mi separo da questo mondo per fare ritorno alla vostra destra, ora che ho compiuto con la mia passione l'opera della redenzione che mi affidaste, è mio anelito che proprio questa croce sia il tribunale della nostra giustizia e misericordia. Inchiodato su di essa voglio giudicare gli stessi per cui offro la vita. Giustificando la mia causa voglio dispensare i tesori che ho meritato con il mio supplizio. Sia fin da adesso stabilito il compenso che spetta a ciascuno dei giusti e dei reprobi, conformemente alle azioni con cui mi avranno amato o rifiutato. Ho cercato e chiamato tutti gli uomini alla mia amicizia, e dall'istante in cui mi sono incarnato ho faticato incessantemente per loro. Ho sopportato molestie, fatiche, offese, insolenze, derisioni, flagelli, corone di spine e adesso patisco l'amarissima morte sul duro legno. Per tutti ho implorato la vostra immensa pietà e ho pregato vegliando notti intere; ho digiunato, sono stato pellegrino e forestiero per insegnare loro il cammino della vita eterna che da parte mia desidero per tutti perché per tutti l'ho guadagnato senza alcuna eccezione né esclusione, come per tutti ho fondato e stabilito la legge di grazia. La Chiesa in cui possono trovare la salvezza sarà stabile e ferma nei secoli dei secoli».

1403. «Nella nostra sapienza e provvidenza conosciamo, Padre mio, che per la malizia e la cattiveria degli uomini non tutti vogliono acquisire la beatitudine senza fine, né avvalersi della nostra misericordia e intraprendere la via che ho tracciato per loro con il mio esempio e con la crocifissione stessa; essi invece seguono il loro peccato fino alla perdizione. Voi siete giusto e retto nei vostri giudizi e poiché mi avete costituito giudice dei vivi e dei morti, dei buoni e dei malvagi, è d'uopo che io dia ai giusti il premio meritato per essere venuti dietro a me e per avermi servito, e ai cattivi il castigo per la loro perversa ostinazione: i primi abbiano parte con me della mia eredità e i secondi ne vengano privati, dal momento che non vollero accettarla. Ordunque, nel vostro e mio nome vi esalto: accogliete la mia ultima volontà che è conforme alla vostra eterna e divina. Chiedo innanzitutto che fra tutte le creature la mia purissima Madre, nel grembo della quale mi incarnai, sia nominata erede unica e universale di tutti i miei beni di natura, grazia e gloria, affinché ne sia la signora con pieno potere. Le concedo già fin d'ora in effetti tutto ciò che come pura creatura può ricevere dalla grazia, mentre i beni della gloria li prometto e riservo per il futuro. È mia brama anche che gli angeli e gli uomini siano suoi, le appartengano ed ella possa esercitare su di essi l'assoluto dominio: tutti le obbediscano e la servano. I demoni invece devono temerla ed essere a lei soggiogati. Pure le creature prive di ragione devono esserle sottomesse: i cieli, gli astri, i pianeti, gli elementi e tutti gli esseri viventi sulla terra e nel mare, gli uccelli, i pesci e gli altri animali. La costituisco sovrana di tutto, affinché tutti la onorino. Similmente desidero che ella sia depositaria e dispensatrice di tutti i beni dell'universo. Ciò che ella disporrà e ordinerà nella Chiesa per i miei figli, sarà confermato nell'empireo dalle tre divine Persone. E tutto ciò che domanderà a favore dei mortali ora, in avvenire e sempre lo concederemo secondo il suo volere».

1404. «Dispongo inoltre che agli angeli, che compirono la vostra volontà, appartenga il supremo cielo come propria e imperitura abitazione nell'estasi e somma gioia della chiara visione della nostra divinità, e che posseggano eternamente la felicità della comunione con noi. Comando ad essi che riconoscano mia Madre come loro regina, la servano, l'accompagnino, l'assistano, la portino sulle loro mani in ogni luogo e tempo; obbediscano a ogni suo comando ed eseguano tutto ciò che ella vorrà loro ordinare. Esilio e separo dalla nostra vista i diavoli, in quanto a noi ribelli, li condanno ad essere oggetto del nostro aborrimento e all'eterna privazione della nostra amicizia e gloria, della visione di Maria, dei beati e dei giusti; assegno loro come definitiva dimora il luogo più distante dal nostro trono regale, l'inferno, il centro della terra, dove sono privati della luce e costretti a sentire l'orrore delle tenebre più fitte. Sia questa la parte di eredità scelta per la loro superbia e ostinazione: si ribellarono infatti contro l'essere divino e i suoi disegni. Vengano dunque puniti, condannati all'ergastolo dell'oscurità e tormentati con fuoco inestinguibile».

1405. «Da tutta l'umana natura, con la pienezza del mio beneplacito, chiamo, eleggo e prescelgo tutti i giusti e predestinati che per mezzo della mia grazia e imitazione devono essere salvi poiché hanno adempiuto la mia volontà e obbedito alla mia santa legge. Nomino questi, al primo posto dopo la purissima Vergine, eredi di tutte le mie promesse e benedizioni, dei misteri, dei tesori dei sacramenti, dei segreti delle sacre Scritture. Li faccio eredi della mia umiltà e mansuetudine di cuore; delle virtù della fede, speranza e carità; della prudenza, giustizia, fortezza e temperanza; dei miei doni; della mia croce, delle fatiche, degli obbrobri, del disprezzo, della povertà e nudità che ho subito. Sia questa la loro parte di eredità nella vita presente. Poiché la devono scegliere con l'esercizio delle buone opere, sappiano, per poterlo fare con gioia, che essa è il pegno della mia amicizia, la stessa che ho scelto per me. Offro la mia protezione e difesa, le mie sante ispirazioni, i favori di grazia e potenti aiuti, la giustificazione secondo la loro disposizione, preparazione e carità. Sarò per loro padre, fratello e amico ed essi saranno miei figli eletti e carissimi. Come tali li dichiaro eredi di tutti i miei meriti e tesori, senza limitazione alcuna, per quanto dipende da me. Voglio che essi facciano parte della Chiesa, partecipino dei sacramenti e possano conseguire tutto ciò che saranno capaci di ricevere secondo la loro disponibilità, e possano ricuperare la grazia e i beni nel caso in cui dovessero perderli, ritornando a me rinnovati e lavati interamente col mio sangue. Desidero intensamente che in tutte queste circostanze sia propizia l'intercessione della Regina e dei miei santi: ella li riconosca come figli e li protegga e li consideri sua proprietà; gli angeli li difendano, li custodiscano, li portino nelle loro mani, perché non inciampino e, se dovessero cadere, li aiutino a risollevarsi».

1406. «E ancora chiedo che i miei giusti ed eletti superino in eccellenza i reprobi e i demoni: i miei nemici devono temerli ed essere loro soggetti; tutti gli esseri ragionevoli o privi di ragione si pongano al loro servizio; i cieli, i pianeti, gli astri e i loro influssi li conservino e trasmettano loro la vita; il suolo, gli elementi e gli animali siano il loro sostentamento. Le creature che mi appartengono si sottomettano ad essi come a fratelli ed amici miei, e la loro benedizione conceda la rugiada del cielo e terre grasse e abbondanza di frumento e mosto. Ancora voglio porre le mie delizie tra i figli dell'uomo, comunicare loro i miei segreti, conversare con loro con fiducia e, fintanto che vivranno nella Chiesa militante, essere presente sotto le specie del pane e del vino, in pegno e caparra ineffabili dell'eterna felicità e gloria. Questo prometto loro, di queste li costituisco eredi affinché ne abbiano in cielo con me il perenne possesso e gaudio».

1407. «Stabilisco e in qualche modo concedo che nell'esistenza peritura l'eredità dei dannati e di coloro che sono rifiutati da noi sia la concupiscenza della carne, degli occhi e la superbia della vita con tutte le sue conseguenze, quantunque siano stati creati per un altro fine ben più alto. Si cibino pure e si sazino della sabbia della terra, ossia delle sue ricchezze, della corruzione e dei piaceri, del fumo della vanità e della presunzione di questo mondo. Essi, per acquistare il possesso di queste cose, si sono dati da fare e in tale preoccupazione hanno impiegato la loro volontà e i sensi. In questa direzione hanno usato le capacità, le elargizioni che abbiamo loro concesso e, per propria scelta, si sono lasciati ingannare, aborrendo quanto ho loro insegnato nella mia santa legge. Hanno rinunciato alla verità che ho scritto nel loro cuore come anche a quella ispirata dalla mia grazia; hanno disprezzato la mia dottrina e i miei benefici e hanno dato ascolto ai miei nonché loro avversari, accettando l'inganno. Hanno amato la vanità, operato l'iniquità, assecondato l'ambizione e, compiacendosi della vendetta, hanno perseguitato i poveri, umiliato i retti, oltraggiato i semplici e gli innocenti. Nella ricerca della propria esaltazione, hanno voluto innalzarsi sopra i cedri del Libano secondo i principi dell'ingiustizia».

1408. «Poiché hanno fatto tutto ciò per offendere la nostra bontà e sono rimasti ostinati nella loro perfidia rinunciando al diritto da me acquisito di essere figli, li diseredo e li escludo dalla mia amicizia e gloria. Come Abramo allontanò da sé i figli delle concubine con alcuni doni e riservò la maggior parte dell'eredità per Isacco, il figlio di Sara, donna libera, così io escludo dalla mia eredità i dannati e lascio loro solamente i beni caduchi che essi stessi hanno scelto. Li separo dalla nostra compagnia, da quella di mia Madre, dei ministri celesti e dei santi e li condanno alle carceri eterne e al fuoco dell'inferno insieme a Lucifero e ai suoi, che essi hanno servito liberamente, e li privo per sempre della speranza nella redenzione. Padre mio, questa è la sentenza che pronuncio come giudice e capo degli uomini e degli angeli; questo è il testamento che dispongo per la mia morte e per l'opera della redenzione umana, garantendo a ciascuno ciò che gli spetta secondo giustizia, conformemente alle azioni compiute, al decreto della vostra incomprensibile sapienza e all'imparzialità della vostra perfetta equità». Così parlò Cristo nostro salvatore sulla croce con l'Altissimo. Questo mistero restò sigillato e serbato nel cuore di Maria come un testamento occulto e chiuso, affinché per sua intercessione e disposizione, al tempo opportuno e da quel momento in poi, fosse eseguito nella comunità ecclesiale. In realtà in quell'ora si incominciò la sua esecuzione ed attuazione in conformità alla conoscenza e previsione divina in cui tutto, passato e futuro, è allo stesso tempo unito e presente.

Insegnamento della Regina del cielo

1409. Figlia mia, fa' in modo, con tutto l'affetto possibile, di non dimenticare la scienza degli arcani che ti ho manifestato in questi capitoli. Come tua madre e maestra, domanderò al Signore che mediante la sua forza imprima in te le rivelazioni che ti ho fatto perché rimangano fisse e presenti finché vivrai. Pensa incessantemente a Gesù crocifisso, mio unigenito e tuo sposo, e non scordare mai i dolori della croce e l'insegnamento che egli volle donarci su di essa. In questo specchio devi acconciare la bellezza della tua anima e riporre quella gloria interiore che si addice alla figlia del principe, cosicché tu possa avanzare, procedere e regnare come sposa del supremo Re. Questo titolo onorifico ti obbliga ad imitarlo con tutta te stessa e a diventare a lui conforme nella misura in cui ti sarà possibile con l'aiuto della sua grazia. Questo deve essere il frutto dei miei consigli ed è mio desiderio che tu, da ora innanzi, viva crocifissa con Cristo e divenga simile a lui, morendo all'esistenza terrena. Gli effetti della prima colpa siano del tutto estirpati e tu possa vivere di quanto compie in te la virtù superna. Devi rinunciare all'eredità avuta come discendente di Adamo, affinché tu possa ricevere l'eredità del secondo Adamo, Gesù, tuo redentore.

1410. La tua vita deve essere una croce pesante e angusta, dove tu sia inchiodata e in nessun modo, in forza di dispense e interpretazioni benevole che la rendono spaziosa, ampia e comoda, sia una via larga, ma piuttosto sicura e perfetta. Questo è l'inganno dei figli di Babilonia e di Adamo, che, ciascuno nel proprio stato, cercano di rendere più leggera la legge di Dio e agiscono in tal senso mercanteggiando la salvezza delle loro anime. Essi vogliono infatti comprare il cielo a basso prezzo e si pongono nel pericolo di perderlo del tutto dal momento che costa loro il doversi sottomettere e adattare al rigore dei precetti divini. Ne consegue da parte loro la ricerca di dottrine e opinioni che dilatino i sentieri della beatitudine eterna: si dimenticano così che mio Figlio insegnò loro quanto stretta sia invece la porta e angusta la via e che egli stesso la intraprese, affinché nessuno potesse pensare di percorrerne di più spaziose e comode, adatte alle bramosie della carne e alle inclinazioni viziate del peccato. Tale pericolo è maggiore per gli ecclesiastici e i religiosi, che, per la loro scelta e il loro stato di vita, sono chiamati a seguire il Maestro e conformarsi alla sua povertà. Per questo scelsero il cammino della croce e intanto, però, vogliono che la dignità o la religione servano ad essi al fine di comodità temporali o per accrescere l'onore, la stima e il plauso che altrimenti non avrebbero mai conseguito. Per ottenere tutto ciò essi allargano la croce che promisero di portare vivendo legati e conformati alla carne, servendosi di opinioni e interpretazioni fallaci. A suo tempo, tuttavia, conosceranno la verità di quella sentenza dello Spirito Santo: Agli occhi dell'uomo tutte le sue vie sono rette, ma chi pesa i cuori è il Signore.

1411. Carissima, devi stare lontana da questo inganno e avere una vita conforme alla tua professione e nella più stretta osservanza, così che su questa croce tu non ti possa stendere né voltare da una parte o dall'altra, proprio perché tu sei inchiodata su di essa con il Signore. Devi tenere la mano destra inchiodata all'obbedienza, senza riservarti alcun momento o parola o gesto o pensiero che non siano governati da tale virtù. Non devi avere nessun atteggiamento che sia opera della tua volontà, bensì dell'altrui: non ti è lecito credere di essere saggia per te stessa; devi invece essere ignorante e cieca, affinché i superiori ti guidino. «Colui che promette - dice il Savio -, inchiodata la sua mano e con le parole delle sue labbra, resta legato e preso». Hai inchiodato la tua mano col voto dell'obbedienza e con questo atto hai rinunciato alla libertà e al diritto di volere o non volere. Terrai quella sinistra inchiodata al voto di povertà senza concederti nulla di quanto gli occhi sono soliti desiderare, nessuna simpatia né affetto, perché, riguardo all'uso o al desiderio di cose di tal fatta è opportuno che tu segua e imiti Cristo povero e nudo sulla croce. Col terzo voto di castità, devono essere inchiodati i tuoi piedi, perché i tuoi passi e i tuoi movimenti siano puri, casti e gradevoli. Perciò non devi permettere che, in tua presenza, si proferiscano parole dissonanti dalla purezza né tollerare che immagini o figure di questo mondo ti possano colpire, né guardare o toccare creatura umana. I tuoi occhi e tutti i tuoi sensi siano consacrati alla castità, senza concederti alcuna dispensa, se non quella di fissarli in Gesù crocifisso. Osserverai e custodirai sicura il quarto voto di clausura nel costato e nel petto di sua Maestà: è la dimora che ti assegno. E affinché questa dottrina ti sembri soave e questo cammino meno aspro, mira e considera con attenzione nel tuo cuore l'immagine che di lui hai conosciuto: pieno di piaghe, tormenti e dolori, alla fine inchiodato sulla croce senza avere nel suo corpo parte alcuna che non fosse ferita e tormentata. Entrambi eravamo più delicati e sensibili di tutti i figli degli uomini, e per loro abbiamo sofferto e sopportato dolori amarissimi per incoraggiarli a non rifiutarne altri minori in vista del loro eterno e proprio bene e dell'amore che li ha obbligati. Per esso dovrebbero mostrarsi grati, intraprendendo con fiducia e abbandono il sentiero seminato di spine e di affanni, e portare la croce, per imitare e seguire Cristo ed ottenere la felicità senza fine: questa è la diritta via per arrivarvi.

LA PASSIONE DI GESU' -LA MISTICA CITTA' DI DIO- SUOR MARIA D'AGREDA

CAPITOLO 23

Sulla croce Cristo, nostro salvatore, trionfa sul demonio e stilla morte, secondo la profezia di Abacuc. I diavoli tengono un conciliabolo all'inferno. 1412. I venerabili arcani contenuti nel presente capitolo corrispondono a molti altri da me già trattati in questa Storia. Uno di essi riguarda il fatto che Lucifero e i suoi ministri, nel corso della vita di Gesù e davanti ai suoi miracoli, non poterono mai giungere ad avere la sicurezza assoluta che egli fosse vero Dio e salvatore del mondo, e quindi neppure a comprendere la dignità di Maria beatissima. Provvidamente la sapienza superna aveva disposto così, affinché l'incarnazione e la redenzione si compissero in maniera più conveniente. Satana, dunque, pur sapendo che l'Altissimo si sarebbe fatto uno di noi, ne ignorava le modalità e le circostanze e, poiché se ne formava un'opinione nella sua superbia, prese un grande abbaglio: ora affermava che Cristo era Dio, per i suoi prodigi; ora lo negava, vedendolo povero, umiliato, afflitto e affaticato. Confuso tra queste varie ipotesi, rimaneva nel dubbio e continuava a fare indagini; questo durò fino all'ora del Gòlgota, quando, venendo a scoprire i misteri di lui, fu allo stesso tempo disingannato e sconfitto, per la passione e morte che aveva procurato alla sua umanità santissima.

1413. Il trionfo del nostro Maestro si realizzò in modo così elevato e mirabile che io mi confesso incapace di spiegarlo; esso, infatti, fu del tutto spirituale e celato ai sensi, con i quali lo devo illustrare. Vorrei che ci potessimo informare gli uni gli altri come fanno gli angeli, perché non meno è necessario per manifestare e capire tale opera meravigliosa del potere divino. Dirò ciò che potrò e ad illuminare sarà la fede, più che il significato delle mie espressioni.

1414. Ho già riferito come il nostro avversario e i suoi provarono ad allontanarsi dal Signore ed a precipitarsi all'inferno, appena egli ricevette la croce sulle sue sacre spalle, perché in quel momento avvertirono che la forza celeste cominciava ad affliggerli maggiormente. Poiché sua Maestà lo permise, da questo nuovo tormento riconobbero che con l'uccisione di quell'innocente, da loro tramata, li sovrastava un enorme danno, e che non si trattava di una semplice creatura. Quindi, desideravano ritirarsi e non assistere più come prima i giudei e i responsabili della giustizia; il braccio dell'Onnipotente, però, li trattenne e li legò come dragoni ferocissimi, costringendoli per mezzo di un comando della Vergine a non fuggire ed a seguire il suo Unigenito sino alla fine. L'estremità della catena mistica fu data alla Regina, affinché li tenesse soggiogati con le virtù del suo diletto. Anche se spesso, pieni di furore, davano strattoni per liberarsi, non riuscirono a superare la resistenza con la quale ella li teneva, obbligandoli a giungere al luogo del supplizio e a mettersi intorno al duro legno, dove ordinò loro di rimanere immobili fino al termine di eventi così sublimi come erano quelli che vi si compivano per la loro rovina e il riscatto degli uomini.

1415. A questo ordine, il principe del male e i suoi squadroni furono tanto prostrati dalla pena che sentivano per la presenza di Gesù e di sua Madre, e per ciò che li minacciava, che avrebbero trovato profondo sollievo nel gettarsi negli abissi. Poiché non era loro concesso, si stringevano fra sé come formiche sbalordite e come vermiciattoli timorosi che cercano di nascondersi in qualche buco, benché la loro rabbia non fosse propria di animali, ma di demoni più crudeli dei draghi. Qui la tronfia tracotanza di Lucifero fu del tutto avvilita e svanirono le sue pretese di innalzare il suo trono sopra le stelle e di bere le limpide acque del Giordano. Oh, come era abbattuto e inerme colui che in tante occasioni aveva arditamente presunto di capovolgere l'intero universo! Come era perplesso e sconfortato colui che aveva raggirato molte anime con promesse fallaci o con minacce! Come era turbato l'infelice Amàn davanti al patibolo sul quale aveva tentato di far salire il nemico Mardocheo! Oh, quale ignominia per lui osservare la vera Ester, Maria purissima, domandare che il suo popolo fosse risparmiato e che il traditore venisse rovesciato dalla sua primitiva grandezza e castigato con la condanna dovuta alla sua smisurata protervi! Qui l'oppresse e decapitò la nostra invincibile Giuditta, qui gli schiacciò l'altera cervice. Da adesso in poi saprò, satana, che il tuo orgoglio oltrepassa le tue possibilità. Già ti coprono vermi, invece che splendore; già il tarlo consuma e rode il tuo cadavere. Tu, che ferivi le genti, sei colpito più di tutte loro. Non temerò più le tue false intimidazioni, né darò più ascolto ai tuoi inganni, poiché ti vedo annientato e senza alcun vigore.

1416. Era ormai tempo che il serpente antico fosse sopraffatto dal Maestro della vita. Era opportuno che ciò avvenisse con la sua disillusione e a questo aspide velenoso non doveva giovare il turarsi le orecchie per non udire la voce dell'incantatore. Allora, Cristo iniziò a proferire dalla croce le sette parole, dando a lui e ai suoi ministri licenza di intendere i misteri in esse racchiusi, perché voleva trionfare così su di loro, sul peccato e sulla morte, spogliandoli della tirannia con la quale tenevano soggetto il mondo. Pronunciò la prima: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno». Essi conobbero con certezza che parlava con l'Eterno, che era suo figlio e vero Dio con lui e con lo Spirito, che nella sua umanità santissima di perfetto uomo unita alla divinità accettava liberamente di perire per i discendenti di Adamo, che per i suoi atti d'infinito valore offriva il perdono a tutti coloro che avrebbero voluto trarne profitto, senza eccettuare quanti lo stavano straziando. Provarono tanta ira e tanto dispetto che si lanciarono impetuosamente verso gli antri tenebrosi, dibattendosi con tutte le energie per farlo; ma la potentissima Signora lo impediva.

1417. La seconda parola fu indirizzata al fortunato ladrone: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso». I diavoli capirono che il frutto della redenzione era la salvezza dei rei e il suo fine ultimo l'esaltazione degli eletti, che i meriti di Gesù cominciavano ad operare con nuova efficacia, che con essi si aprivano le porte del paradiso, sino a quel momento chiuse per la colpa originale, e che molti sarebbero entrati a godere la beatitudine perenne e ad occupare i posti che per loro era invece impossibile riacquistare. Si resero conto che aveva la facoltà di chiamare i traviati, giustificarli e glorificarli, e che aveva riportato innumerevoli vittorie su di loro nella sua esistenza terrena con le virtù eminenti dell'umiltà, della pazienza, della mansuetudine e con tutte le altre che aveva esercitato. Con il nostro linguaggio non si possono esplicare la loro confusione e il loro tormento, che furono tali da umiliarne la superbia fino a muoverli a pregare la Vergine di permettere che si ritirassero nelle loro caverne e di allontanarli dalla sua presenza; ma ella non acconsentì, perché non ne era ancora giunta l'ora.

1418. Il dolcissimo Unigenito rivolse alla Regina la terza parola: «Donna, ecco il tuo figlio!». I demoni compresero che ella era vera Madre di Dio fatto carne, e che era la stessa il cui segno era stato manifestato ad essi in cielo quando erano stati creati ed avrebbe calpestato loro la testa, come l'Altissimo aveva preannunciato nell'Eden. Penetrarono la sua eccellenza sopra ogni essere, nonché il suo dominio su di loro, come stavano sperimentando. Fu inesplicabile il loro furore, poiché fin dal principio, da quando era stata plasmata Eva, erano andati tutti indagando con astuzia quale potesse essere quella grande donna della quale avevano visto il segno nel cielo, e in tale occasione seppero di non averla identificata. Questo irritò la loro arroganza più di ogni altro supplizio e si adirarono con se stessi come leoni feroci rinnovando l'antica collera contro di lei, benché senza successo. Appresero inoltre, come una minaccia a quello sdegno, che Giovanni era stato assegnato da Cristo come angelo custode di Maria, con l'autorità di sacerdote; lo stesso scoprì anche l'Evangelista. Lucifero non fu informato solo della potestà di lui contro gli spiriti del male, ma anche di quella che veniva concessa a tutti i sacri ministri per la loro dignità e partecipazione al potere stesso di sua Maestà. Ebbe, poi, notizia che pure le altre persone rette, benché non presbiteri, sarebbero state sotto una speciale protezione e sarebbero rimaste salde contro l'inferno. Tutto ciò debilitava lui e i suoi seguaci.

1419. La quarta parola fu diretta al Padre: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». In essa i nemici intuirono che la sua carità era immensa e senza termine, e che inspiegabilmente per soddisfarla l'influsso della divinità era stato sospeso alla sua umanità santissima, affinché, con il sommo rigore della passione, la redenzione fosse abbondantissima. Capirono che egli si affliggeva e si lamentava con affetto, perché non sarebbero stati liberati tutti gli uomini, dai quali era stato abbandonato, ed era risoluto a sopportare di più, se gli fosse stato chiesto. Questa felicità dei mortali di essere tanto diletti dal Signore stesso aumentò l'invidia di tutti costoro, che sentirono la sua onnipotenza pronta a ciò. La loro malvagità e il loro orgoglio furono schiacciati ed essi si confessarono deboli per opporsi efficacemente tutte le volte che qualcuno avrebbe voluto approfittarne.

1420. La quinta parola fu: «Ho sete ». Essa accelerò il trionfo contro satana e i suoi, che provarono maggiore rabbia e dispetto, perché Gesù la indirizzò più chiaramente contro di loro. Afferrarono che significava: «Se vi pare tanto quello che soffro per i miei fratelli e smisurato il mio amore per loro, desidero che intendiate che la mia incommensurabile bontà è sempre assetata della loro beatitudine, alla quale anelo, e non l'hanno spenta le molte acque dei miei tormenti e dei miei dolori. Se fosse necessario, ne affronterei di assai peggiori, per riscattarli dalla vostra tirannia e renderli solidi contro la vostra malizia e superbia».

1421. La sesta parola proferita fu: «Tutto è compiuto!». Il serpente e gli altri, così, ebbero completamente presente il mistero dell'incarnazione e della salvezza, già conclusa in tutta la sua perfezione, secondo l'ordine superno. Fu svelato loro che il Figlio aveva obbedito all'Eterno e aveva adempiuto pienamente le promesse fatte per mezzo dei patriarchi e dei profeti. Furono, inoltre, messi al corrente che la sua umiltà e docilità avevano compensato la protervia e la ribellione da loro mostrata nell'empireo, quando non avevano voluto sottomettersi a lui né riconoscerlo come superiore nella carne, ed erano perciò avviliti con eccelsa sapienza e giustizia da quello stesso che avevano disprezzato. Poiché, poi, era conseguente alla sua elevata dignità e ai suoi meriti illimitati che Cristo in quell'ora esercitasse la facoltà di giudice delle creature celesti e terrene, affidatagli dall'Altissimo, egli, usando la sua forza ed eseguendo la sentenza contro il dragone nel medesimo istante in cui la pronunciava, intimò a lui e a tutti i suoi compagni di scendere subito nelle profondità più oscure delle carceri infernali, come condannati al fuoco perenne. Immediatamente dopo disse la settima parola: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». La sua potentissima Madre concorse con lui e ingiunse anch'ella ai demoni di precipitare in quel momento negli abissi. Per questo comando del supremo Re e della Regina, essi partirono dal monte Calvario e piombarono fino negli antri più bassi, con maggiore violenza e rapidità di un fulmine.

1422. Il Redentore, vittorioso, dopo avere sopraffatto il più grande avversario, per consegnare il suo spirito al Padre dette licenza alla morte di avvicinarsi, chinando il capo e abbattendola con tale consenso, in cui come il tentatore essa trovò il suo laccio. La ragione di ciò è che questa non potrebbe ferire né avere potere su nessuno, se non fosse per la prima colpa, alla quale fu imposta come pena. Perciò l'Apostolo afferma che sua arma e suo pungiglione è il peccato, da cui è stata aperta la ferita attraverso la quale è entrata nel mondo. Sua Maestà estinse il debito del male che non poteva commettere; dunque essa, quando gli tolse la vita senza avere alcun diritto su di lui, perse quello che aveva sugli altri figli di Adamo. Da allora né essa né Lucifero avrebbero più potuto offenderli, se questi ne avessero approfittato e non fossero tornati a soggiogarsi volontariamente a loro. Se il nostro progenitore non fosse caduto, e noi tutti in lui, non ci sarebbe stato il castigo della morte, ma piuttosto un transito da una condizione felice a quella felicissima della patria di lassù. Il peccato, però, ci rese sudditi di essa e di satana, che ce la procurò per avvalersene, privandoci del passaggio alla vita eterna e ancor prima della grazia, dei doni e dell'amicizia di Dio, e per mantenerci servi suoi e dei vizi, soggetti al suo crudele e iniquo impero. L'Unigenito distrusse tutte queste opere del diavolo; perendo da innocente e pagando per noi, fece in modo che la morte fosse soltanto del corpo e non dell'anima, fisica e non spirituale e perpetua, ed anzi fosse la porta per il gaudio del paradiso per chi non avesse voluto farselo sfuggire. In tale maniera scontò l'antica trasgressione, disponendo anche che da parte nostra potessimo offrire come ammenda il trapasso corporale, accettato per amore suo; così, assorbì la morte, e la sua morte santissima fu il boccone con il quale la ingannò, togliendole le energie e la vita e abbandonandola prostrata e sconfitta

1423. In questo successo del nostro Salvatore si compì la profezia fatta da Abacuc nella sua preghiera, dalla quale prenderò soltanto ciò che basta al mio intento. Egli conobbe tale mistero e il dominio del Signore sulla morte e sul maligno. Con religioso timore gli domandò di dare vita a chi aveva plasmato, cioè l'uomo, e predisse che l'avrebbe fatto e, nel suo sdegno, si sarebbe ricordato di avere clemenza. Annunciò che la gloria di questa meraviglia avrebbe riempito i cieli e la sua lode la terra, che il suo splendore sarebbe stato come la luce e che egli avrebbe tenuto nelle sue mani bagliori di folgore, che sono le braccia della croce, nella quale sarebbe stata nascosta la sua forza. Proclamò, inoltre, che la morte sarebbe andata davanti a lui come schiava e il serpente sarebbe stato abbassato ai suoi piedi e quindi avrebbe misurato la terra. Tutto fu eseguito alla lettera, in quanto il nostro nemico uscì con il capo fracassato dai piedi del nostro Maestro e della beatissima Vergine, che lo umiliarono e calpestarono con la loro passione e con la loro potenza. Poiché egli piombò sino al centro del globo, nella regione dell'inferno più profonda e distante dalla superficie, si dice che misurò la terra. Il resto del testo riguarda il trionfo di Cristo nel progredire della Chiesa sino alla fine, e non è necessario riportarlo qui; quello che, però, è conveniente che noi tutti comprendiamo è che il drago e i suoi, per la sua morte, furono legati, abbattuti e indeboliti per tentare gli esseri dotati di ragione. Lo sarebbero ancora, se questi con le loro colpe e spontaneamente non li avessero liberati e non avessero incoraggiato la loro superbia a ritornare con rinnovato vigore a seminare rovina. Tutto ciò si capirà meglio dal conciliabolo che essi tennero e da quello di cui parlerò continuando a narrare questa Storia. Conciliabolo tenuto all'inferno da Lucifero e dai suoi demoni dopo la morte di Cristo, nostro Signore

1424. Lucifero e i suoi ministri caddero dal monte Calvario fin negli abissi con più furia e turbolenza di quando erano stati precipitati dalle altezze. Il loro regno è sempre terra tenebrosa e coperta dalle ombre della morte, piena di caliginosa confusione, di miserie, angustie e disordine, come afferma Giobbe; eppure, in tale occasione la sua infelicità e il suo scompiglio furono più grandi, perché i dannati ricevettero ulteriore orrore e tormento dalla ferocia con cui i demoni vi discesero e dal dispetto che nella loro rabbia mostrarono. Certamente, questi non hanno l'autorità di porli a loro arbitrio in zone di maggiore o minore tribolazione, poiché ciò è deciso dall'equità divina, secondo i misfatti di ciascuno; tuttavia, il giusto giudice stabilisce che, oltre alla pena "essenziale", in alcune circostanze ce ne possano essere altre "accidentali". Quanto è stato commesso, infatti, ha lasciato radici e molti mali per altri, che per questo si smarriscono; così, i durevoli effetti di tali peccati non ritrattati le motivano. Giuda fu straziato con altre torture per aver venduto sua Maestà, procurandone l'uccisione. I diavoli scoprirono in quel momento che il luogo di punizioni terribili dove lo avevano collocato era destinato a coloro che si sarebbero smarriti con la fede e senza le opere, e a quelli che avrebbero rifiutato di proposito la virtù e il frutto della redenzione, contro i quali essi manifestano più collera.

1425. Appena satana ebbe il permesso di sfogare l'ira concepita contro il Salvatore e Maria e di rialzarsi dopo essere rimasto per qualche tempo steso al suolo, volle intimare ai suoi compagni la sua ribadita tracotanza contro Gesù. A tale scopo li convocò tutti e, sistematosi in una posizione elevata, dichiarò loro: «A voi, che per tanti secoli siete stati e starete nella mia fazione per la legittima vendetta delle sofferenze inflittemi, sono note quelle che mi sono state procacciate adesso da questo nuovo uomo e Dio e sapete come per trentatré anni egli mi abbia indotto in errore, celandomi la sua vera identità e i suoi atti interiori, e sgominandoci per mezzo della stessa condanna che gli abbiamo procurato per annientarlo. Prima della sua incarnazione, lo denigrai e non mi assoggettai a confessarlo più meritevole di me dell'adorazione di tutti. Per tale resistenza fui scagliato giù dal cielo insieme con voi e mi fu data questa bruttezza, indegna del mio splendore e della mia bellezza; ma più di tutto questo mi affligge il vedermi vinto e oppresso da costui e da sua Madre. Fin dalla formazione di Adamo li ho cercati con attenzione per distruggerli o, se non mi fosse riuscito, traviare le creature di lui e fare in modo che nessuna di esse lo accettasse come Signore e lo servisse, e che le sue azioni non portassero loro vantaggio. Questi sono stati i miei desideri, questi i miei pensieri e i miei sforzi, ma invano, poiché mi ha sconfitto con la sua umiltà e la sua povertà, mi ha calpestato con la sua pazienza e infine mi ha defraudato del potere che avevo nel mondo con la sua passione e la sua ignominiosa crocifissione. Ciò mi angoscia in maniera tale che, quando anche io lo strappassi dalla destra di suo Padre, dove già starà glorioso, e trascinassi tutti coloro che ha riscattato in questo inferno, non verrebbe appagato il mio odio né placato il mio furore».

1426. «È forse possibile che l'Onnipotente abbia innalzato la natura umana, così inferiore alla mia, al di sopra di tutto quello che ha fatto, che l'abbia tanto favorita da unirla a se stesso nel Verbo eterno, che prima di compiere questo abbia mosso guerra contro di me e dopo mi abbia schiacciato con mio enorme sconcerto? Sempre l'ho considerata nemica crudele, sempre è stata per me ripugnante e intollerabile. O gente tanto beneficata da colui che detesto e tanto diletta dalla sua ardente carità! Come impedirò la vostra fortuna? Come vi potrò rendere affranti al pari di me, dato che non posso togliervi la stessa esistenza? Che faremo dunque, miei vassalli? Come restaureremo il nostro impero? Come riacquisteremo forza contro i mortali? Come potremo ancora superarli? È, infatti, chiaro che da ora in poi tutti, se non sono insensibili, assolutamente ingrati e peggiori di noi contro questo uomo-Dio, che con tanto amore li ha liberati, faranno a gara nell'andargli dietro, gli daranno il proprio cuore e abbracceranno i suoi soavi precetti. Non acconsentiranno ai nostri inganni, disdegneranno gli onori illusori che offriamo e aneleranno al disprezzo, vorranno la mortificazione e conosceranno il pericolo dei piaceri, abbandoneranno i tesori e le ricchezze e avranno care le privazioni, che il loro Maestro ha reso così stimabili, e per imitarlo riterranno orribile tutto quello con cui noi proviamo ad allettare i loro appetiti. Ciò abbatte il nostro regno, poiché nessuno verrà con noi in questo luogo di confusione e di tormento, e tutti conseguiranno la beatitudine che abbiamo perso, si piegheranno fino a terra e patiranno con sopportazione; la mia indignazione e la mia superbia non avranno effetto».

1427. «Oh, me infelice, di che terribile pena mi è causa l'essermi sbagliato! Tentando questo uomo-Dio nel deserto, gli ho dato occasione di lasciare con il suo trionfo un esempio ad ognuno e ho fatto sì che ci fosse qualcuno capace di sopraffarmi. Perseguitandolo, gli ho solo permesso di educare alla sua umiltà e pazienza. Persuadendo Giuda a venderlo e i giudei ad angariarlo con feroce accanimento e ad ammazzarlo, ho affrettato la mia rovina e l'instaurarsi della dottrina che mi ero impegnato a cancellare. Come si poté abbassare in tale misura colui che era Dio? Come sostenne tanto da parte degli uomini, così malvagi? Come potei dare io stesso un simile aiuto affinché la salvezza fosse così abbondante e mirabile? Oh, che potenza divina è la sua, come mi angustia e indebolisce! Come la mia avversaria, colei che lo ha generato, è così invincibile contro di me? Il suo potere è inusitato per una semplice creatura e senza dubbio le viene partecipato dallo stesso che rivestì di carne. Costui mi ha sempre combattuto duramente attraverso questa donna, così aborrita dalla mia alterigia da quando la vidi nella sua immagine o idea. Se, però, non si soddisfa il mio orgoglioso risentimento, non desisto dal lottare contro di lui, contro Maria e contro i discendenti di Adamo. Orsù, voi che mi seguite, è ormai il momento di concretizzare la nostra ira; avvicinatevi tutti a discutere con me delle vie per farlo, perché su ciò bramo il vostro parere».

1428. A questa tracotante proposta risposero alcuni dei demoni di grado più elevato, incitandolo con vari consigli per ostacolare il frutto della redenzione. Convennero che non era possibile offendere la persona di Cristo, né diminuire il valore immenso dei suoi meriti, né distruggere la virtù dei suoi sacramenti, né falsificare o corrompere quanto aveva predicato, ma nonostante tutto c'era bisogno di trovare, corrispondentemente ai nuovi principi, mezzi e favori ordinati dall'Altissimo per il rimedio, nuovi modi di contrastarli, come anche più grandi seduzioni e raggiri. Perciò alcuni, dotati di maggiore sagacia e malizia, dissero: «È certo che i mortali hanno già nuovi ammonimenti e una legge assai forte, sacramenti nuovi ed efficaci, un nuovo modello e maestro di perfezione e una influentissima interceditrice ed avvocata in questa nuova donna; ma le inclinazioni della loro natura sono sempre le stesse, e le cose dilettevoli per i sensi non sono mutate. In tale maniera, aggiungendo nuova astuzia, disfaremo per quanto dipende da noi ciò che egli ha operato per loro, e ci scaglieremo aspramente contro di essi, cercando di attirarli con lusinghe e muovendo le loro passioni, così che le assecondino con impeto senza preoccuparsi di altro; la loro condizione è tanto limitata che, quando è occupata con un oggetto, non può badare al contrario».

1429. Con questa determinazione essi, con rinnovata furbizia, cominciarono a distribuirsi un'altra volta i compiti, dividendosi in vari squadroni, ciascuno dei quali era incaricato di istigare ad un vizio differente. Decisero di sforzarsi di conservare nel mondo l'idolatria, perché gli esseri umani non arrivassero alla cognizione dell'autentico Signore, né del loro riscatto. Se non vi fossero riusciti, poi, stabilirono di inventare sette ed eresie e, per realizzare tutto ciò, di investigare quali fossero tra di essi i più cattivi e depravati, che prima abbracciassero gli errori e poi ne fossero guide per gli altri. Fu allora che quei velenosi serpenti concepirono la setta di Maometto, le eresie di Ario, di Pelagio e di Nestorio e quante ne sono comparse dal tempo della Chiesa primitiva fino ad oggi, nonché altre che tengono pronte, delle quali non è necessario né conveniente parlare. Lucifero approvò questo piano infernale, perché si opponeva alla verità divina e abbatteva il fondamento della salvezza, che consiste nella fede in Dio. Lodò, onorò e pose al suo fianco i diavoli che avevano dato tali suggerimenti, i quali si incaricarono di individuare gente empia che introducesse simili menzogne.

1430. Alcuni si assunsero la responsabilità di pervertire le tendenze dei fanciulli, osservandole fin dalla nascita. Altri si impegnarono a rendere negligenti i padri nell'educazione dei figli, o per eccessivo amore o per avversione, e a fare in modo che questi li detestassero. Altri ancora si offrirono per mettere odio tra mariti e mogli, e per facilitare loro l'adulterio e il disprezzo della giustizia e della fedeltà. Tutti furono d'accordo che avrebbero diffuso attriti, ostilità, conflitti e vendette; li avrebbero stimolati a questo con suggestioni fallaci, spingendoli alla superbia e alla sensualità, con l'avarizia e con desideri di prestigio e dignità. Avrebbero presentato le loro apparenti ragioni contro tutte le virtù insegnate da sua Maestà e, soprattutto, avrebbero provato a distogliere le creature dalla memoria della sua passione e crocifissione, della redenzione e delle pene eterne. Ad essi parve che così costoro avrebbero rivolto le energie ai piaceri terreni, e non sarebbe rimasta loro attenzione o considerazione alcuna per ciò che è celeste e per il proprio stato interiore.

1431. Satana, dopo avere udito queste ed altre riflessioni, affermò: «Vi sono molto riconoscente per i vostri progetti e acconsento a tutti. Sarà assai semplice ottenere ogni cosa da coloro che non professeranno i decreti che Gesù ha dato; l'impresa, però, sarà ardua contro coloro che li accetteranno e aderiranno ad essi. Quindi, è soprattutto contro di loro che io intendo dare dimostrazione della mia immane rabbia. Perseguiterò in modo durissimo quanti accoglieranno le sue parole e lo seguiranno; con loro la nostra guerra deve essere fiera e ostinata sino alla fine dei giorni. Nella comunità ecclesiale devo seminare la mia zizzania: ambizione, avidità, lussuria e feroci rancori, con tutti gli altri vizi dei quali sono capo. Se si moltiplicano e crescono le colpe tra i cattolici, questi con tali ingiurie e con la loro villana ingratitudine irriteranno l'Onnipotente e faranno sì che egli neghi legittimamente ad essi il suo aiuto, meritato con tanta abbondanza da Cristo. Se con le loro mancanze si privano di tale difesa, riporteremo una sicura vittoria. È anche opportuno adoperarci per strappare loro la pietà e tutto ciò che è spirituale, e perché non capiscano l'efficacia dei sacramenti o si accostino ad essi in condizione di peccato, o almeno senza fervore e devozione; questi benefici, infatti, non sono materiali e per ricavarne maggiore frutto bisogna riceverli con tali disposizioni. Se essi saranno giunti una volta a spregiare la medicina, tardi recupereranno la salute, e faranno meno resistenza alle nostre tentazioni. Non si avvedranno dei nostri inganni, si dimenticheranno dei favori concessi loro, non stimeranno il ricordo del proprio Salvatore, né l'intercessione di sua Madre. Questa triste trascuratezza li renderà indegni della grazia e procurerà che egli, adirato, la rifiuti loro. Voglio che collaboriate tutti con me con grande vigore, non perdendo tempo né alcuna occasione di eseguire quanto vi comando».

1432. Non è possibile riferire gli espedienti che il drago e i suoi alleati macchinarono allora contro la Chiesa e i suoi membri, perché queste acque del Giordano entrassero nella sua bocca. Basti notare che conferirono per quasi un anno intero ed è sufficiente esaminare l'andamento della storia dopo il sacrificio del Signore, nostro bene, e dopo tanti miracoli, doni ed esempi luminosi di uomini santi per manifestare la fede. Ponderando che tutto ciò non riesce a ricondurre molte persone al cammino della vita, si deduce quanto il maligno abbia fatto contro di esse, e che la sua collera è tale che può dire con Giovanni: Guai a voi, terra e mare, perché il diavolo è precipitato sopra di voi pieno di grande furore. Ma, ahimè! Verità tanto chiare come queste, e tanto importanti per intendere il pericolo in cui ci troviamo ed evitarlo con tutte le forze, sono oggi così cancellate dalla mente dei mortali, con irreparabili conseguenze! Il nemico è astuto, crudele e vigilante; noi, invece, siamo addormentati, negligenti e deboli! Come può meravigliare che Lucifero si sia tanto impossessato della terra, se pochi gli si oppongono, mentre molti lo ascoltano, lo approvano e vanno dietro alle sue menzogne, non pensando alla rovina perenne che egli guadagna loro con implacabile furia e malizia? Prego coloro che leggeranno questo scritto di non voler ignorare una minaccia così temibile. Se non la intuiscono dallo stato del mondo, dalle sue sciagure e dal danno che ciascuno sperimenta in sé, la discernano almeno dalla cura necessaria e dai numerosi validi rimedi lasciati ai suoi dal nostro Maestro. È certo, infatti, che egli non ci avrebbe applicato un antidoto simile se il nostro male, con l'eventualità di perire eternamente, non fosse stato tanto spaventoso e tremendo.

Insegnamento della Regina del cielo

1433. Mia diletta, la luce superna ti ha rivelato molto sul glorioso trionfo che il mio Unigenito riportò dalla croce sui demoni e sull'oppressione con cui li sconfisse e prostrò. Devi essere consapevole, però, che ciò di cui sei all'oscuro è più di quello che hai appreso di arcani tanto ineffabili, perché la creatura, finché è nella carne, non può penetrarli come essi sono in se stessi. La Provvidenza riserva la loro comprensione totale come premio degli eletti nel cielo e nella visione beatifica, dove si capiscono perfettamente, e come confusione dei reprobi, nella misura in cui li conosceranno alla fine dell'esistenza di quaggiù. Quello di cui sei stata informata è abbastanza per istruirti sui rischi che corri e per incoraggiarti nella speranza di debellare i tuoi avversari. Considera anche a fondo la nuova ira concepita contro di te dal serpente per quanto hai esposto in questo capitolo. L'ha sempre avuta, cercando di impedirti di narrare le mie vicende; ma ora la sua superbia si è irritata un'altra volta, perché hai svelato lo smacco, l'umiliazione e l'abbattimento che egli dovette subire allo spirare di Gesù, la condizione nella quale rimase e gli stratagemmi che escogitò con i suoi compagni per vendicare la propria caduta contro i discendenti di Adamo, soprattutto i cristiani. Tutto questo lo ha ulteriormente turbato ed esacerbato, dato che scorge ciò palesato a chi non ne sapeva niente. Tu saggerai tale sdegno nelle tribolazioni che ti farà provare con varie tentazioni e persecuzioni; d'altra parte, hai già cominciato a fare esperienza della sua rabbia e ferocia. Ti do questo avvertimento perché tu stia molto accorta.

1434. Ti stupisce a ragione l'aver avuto notizia del potere dei meriti di sua Maestà e dell'opera di salvezza, con quanto causò nei ministri di satana, mentre osservi questi stessi signoreggiare tanto spavaldi con raccapricciante audacia. Benché tale sbigottimento ceda di fronte all'illuminazione che ti è stata concessa su quello che hai raccontato, voglio ugualmente aggiungere qualcos'altro, affinché cresca la tua sollecitudine contro esseri così pieni di malignità. Senza dubbio il principe delle tenebre e i suoi, rendendosi conto dell'incarnazione e della redenzione, scoprendo che mio Figlio era nato tanto povero, umile e vilipeso, e venendo ad avere cognizione della sua vita, dei suoi prodigi, della sua misteriosa morte e di quanto ancora aveva compiuto sulla terra per attrarre a sé gli uomini, restarono indeboliti e senza forze per circuire i discepoli, come solevano fare con gli altri e come sempre bramavano. Nella comunità primitiva durò per molti anni il terrore dei diavoli, e la paura che questi avevano dei battezzati; in essi, infatti, la potenza dell'Altissimo risplendeva per mezzo dell'imitazione del Signore e dell'ardore con cui professavano la fede, seguivano la dottrina evangelica ed esercitavano le virtù con eroici ed infiammati atti di amore, di sottomissione, di pazienza e di disprezzo delle apparenze vacue e fallaci. Molti, anzi, spargevano il proprio sangue, dando la vita per lui, e facevano azioni stupende e mirabili ad esaltazione del suo nome. Questa inalterabile fortezza era data loro dalla memoria ancora fresca della sua passione, dal tenere più presente il modello sublime della sua magnifica sopportazione e del suo abbassamento e dall'essere meno tentati dai dragoni, che non poterono rialzarsi dal grave atterramento in cui li aveva abbandonati la vittoria del Dio crocifisso.

1435. La viva immagine del Maestro che questi ultimi distinguevano nei primi credenti li spaventava a tal punto che non osavano avvicinarsi ad essi e subito fuggivano. Così succedeva con gli apostoli e con gli altri giusti che godettero degli insegnamenti divini e offrirono con la loro perfezione le primizie del riscatto e della grazia; lo stesso accadrebbe anche oggi, come si constata e si sperimenta nei santi, se tutti i cattolici la accettassero, si lasciassero guidare da essa e percorressero il cammino della croce, come lo stesso Lucifero paventò che avrebbero fatto. Ben presto, però, la carità, il fervore e la devozione iniziarono a raffreddarsi. Molti si sono scordati del beneficio del loro rimedio, hanno assecondato le inclinazioni e i desideri della carne, hanno avuto a cuore la vanità e l'avidità di beni e si sono fatti ingannare ed affascinare dalle false favole del seduttore, oscurando così la gloria del Creatore e consegnandosi nelle mani dei loro acerrimi nemici. Per questa triste ingratitudine il mondo è pervenuto al suo attuale infelicissimo stato. I demoni hanno innalzato la loro protervia, presumendo di impadronirsi di tutti, per la dimenticanza e l'indifferenza dei cristiani. La loro audacia arriva a cercare di distruggere l'intera Chiesa, pervertendo tanti affinché la neghino e quelli che stanno in lei affinché la disdegnino o non approfittino dell'immolazione del loro Salvatore. La calamità maggiore è che parecchi non se ne accorgono e la ignorano, sebbene possano ritenere di essere giunti ai tempi minacciati dal mio Unigenito, quando disse alle figlie di Gerusalemme che sarebbero state fortunate le sterili e che molti avrebbero pregato i monti e i colli di coprirli abbattendosi sopra di essi, per non vedere l'incendio di colpe tanto brutte consumare i figli della perdizione, quali alberi secchi, senza frutto e senza alcuna qualità. Carissima, tu vivi in questo secolo così malvagio e, perché non ti sorprenda lo sterminio di tante anime, piangilo sinceramente con amarezza, e non far mai cadere nell'oblio l'incarnazione, passione e morte di sua Maestà; rendi grazie per questo, al posto di tanti altri che non se ne curano. Ti assicuro che tale ricordo e meditazione incute grande timore all'inferno e tormenta gli spiriti del male, che scappano e si allontanano da coloro che tengono a mente con riconoscenza le opere e i misteri del Redentore.

April 29

Dialogo di Gesù con l'anima peccatrice (tratto dal "Diario" di Santa Faustina Kowalska)

 
Dialogo tra Gesù e l'anima peccatrice 
 
 
-Gesù: “ Anima peccatrice, non aver paura del tuo Salvatore. Io per primo Mi avvicino a te, poiché so che tu da sola non sei capace di innalzarti fino a Me. Non fuggire, figliola, dal Padre tuo. Cerca di parlare a tu per tu col tuo Dio misericordioso, che desidera dirti parole di perdono e colmarti delle Sue grazie. Oh, quanto Mi è cara la tua anima! Ti tengo scritta sulle Mie mani. Sei rimasta incisa nella ferita profonda del Mio Cuore ”.

-L'anima: “ Signore, sento la Tua voce che m'invita ad abbandonare la cattiva strada, ma non ho né la forza né il coraggio ”.

- Gesù: « Sono Io la tua forza. Io ti darò la forza per la lotta».

-L'anima : “ Signore, conosco la Tua santità, ed ho paura di Te ”.

-Gesù: « Perché hai paura, figlia Mia, del Dio della Misericordia? La Mia Santità non M'impedisce di essere misericordioso con te. Guarda, o anima, che per te ho istituito un trono di Misericordia sulla terra, e questo trono è il tabernacolo e da questo trono di Misericordia desidero scendere nel tuo cuore. Guarda, non Mi sono circondato né da un seguito né da guardie, puoi venire da Me in ogni momento, in ogni ora del giorno voglio parlare con te e desidero elargirti le Mie grazie ».

-L'anima: “ Signore, ho paura che non mi possa perdonare un così gran numero di peccati, la mia miseria mi riempie di terrore ”.

-Gesù: « La Mia Misericordia è più grande delle tue miserie e di quelle del mondo intero. Chi ha misurato la Mia bontà? Per te sono disceso dal cielo in terra, per te Mi sono lasciato mettere in croce, per te ho permesso che venisse aperto con la lancia il Mio Sacratissimo Cuore ed ho aperto per te una sorgente di Misericordia. Vieni ed attingi le grazie da questa sorgente con il recipiente della fiducia. Non respingerò mai un cuore che si umilia; la tua miseria verrà sprofondata nell'abisso della Mia Misericordia. Perché mai dovresti litigare con Me sulla tua miseria? Fammi il piacere, dammi tutte le tue pene e tutta la tua miseria ed io ti colmerò con i tesori delle mie grazie ».

-L'anima: « Hai vinto, Signore, con la Tua bontà il mio cuore di pietra. Ecco che m'avvicino con fiducia ed umiltà al tribunale della Tua Misericordia, assolvimi Tu stesso per mano del Tuo rappresentante. O Signore, sento che è discesa la grazia e la pace nella mia povera anima. Sento che la Tua Misericordia, Signore, è penetrata in me da parte a parte. Mi hai perdonato più di quanto io osassi sperare, più di quanto fossi in grado di immaginare. La tua bontà ha superato ogni mio desiderio. Ed ora T'invito nel mio cuore presa da gratitudine per tante grazie. Ho sbagliato come il figliol prodigo andando fuori strada, ma Tu non hai cessato di essermi Padre. Moltiplica con me la Tua Misericordia, poiché vedi quanto sono debole ».

-Gesù: « Figlia, non parlare più della tua miseria, perché io non la ricordo più. Ascolta, figlia Mia, quello che desidero dirti: stringiti alle Mie ferite ed attingi dalla Sorgente della Vita tutto ciò che il tuo cuore può desiderare. Bevi a piene labbra alla Sorgente della Vita e non verrai meno durante il viaggio. Fissa lo sguardo allo splendore della Mia Misericordia e non temere i nemici della tua salvezza. Glorifica la Mia Misericordia ».

 


 

testimonianze di Vicka, una dei sei veggenti di Medjugorje..

IL VIAGGIO DI VICKA IN PARADISO (1982): INTERVISTA DI PADRE LIVIO-PARTE 1  

  

 

Padre Livio: Dimmi dove eravate e che ore erano.

Vicka: Eravamo nella piccola casa di Jakov, quando la Madonna è venuta. Era un pomeriggio, verso le 15,20. Sì, erano le 15,20.

Padre Livio: Non aspettavate l'apparizione della Madonna?

Vicka: No. Io e Jakov di ritorno da Citluk siamo andati a casa sua dove c'era sua mamma. Nella casa di Jakov c'è una camera e una cucina. Sua mamma era andata a prendere qualcosa per prepararci da mangiare, perché un po' più tardi avremmo dovuto andare in chiesa. Mentre aspettavamo, io e Jakov ci siamo messi a guardare un album di fotografie. Improvvisamente Jakov è andato giù dal divano prima ancora di me e ho capito che la Madonna era già arrivata. Subito ci ha detto: "Tu, Vicka, e tu, Jakov, venite con me a vedere il Paradiso, il Purgatorio e l'Inferno". Io mi sono detta: "Va bene, se così vuole la Madonna". Jakov invece ha detto alla Madonna: "Tu porta Vicka, perché loro sono in tanti fratelli. Non portare me che sono figlio unico". Diceva così perché non voleva andare.

Padre Livio: Evidentemente lui pensava che non sareste più tornati!

Vicka: Sì, lui pensava che non saremmo più tornati e che saremmo andati per sempre. Io intanto pensavo quante ore o quanti giorni sarebbero stati necessari e mi chiedevo se saremmo andati in alto o in basso. Ma in un attimo la Madonna ha preso me per la mano destra e Jakov per la mano sinistra e il tetto si è aperto per lasciarci passare.

Padre Livio: Si è aperto tutto?

Vicka: No, non si è aperto tutto, ma solo quella parte che era necessaria per farci passare. In pochi istanti siamo arrivati in Paradiso. Mentre salivamo, vedevamo giù in basso le case piccole, più piccole di quando si vedono dall'aereo.

Padre Livio: Ma tu guardavi giù sulla terra, mentre venivate portati in alto?

Vicka: Mentre venivamo portati in alto, guardavamo giù.

Padre Livio: E che cosa vedevate?

Vicka: Tutto molto piccolo, più piccolo di quando si va in aereo. Intanto pensavo: "Chissà quante ore o quanti giorni ci vogliono!" . Invece in un momento siamo arrivati. Ho visto un grande spazio....

Padre Livio: Senti, ho letto in qualche parte, non so se è vero, che c'è un porta, con una persona piuttosto anziana accanto.

Vicka: Sì, sì. C'è una porta di legno.

Padre Livio: Grande o piccola?

Vicka: Grande. Sì, grande.

Padre Livio: E' importante. Significa che vi entra tanta gente. La porta era aperta o chiusa?

Vicka: Era chiusa, ma la Madonna l'ha aperta e noi vi siamo entrati.

Padre Livio: Ah, come l'ha aperta? Si è aperta da sola?

Vicka: Da sola. Siamo andati verso la porta che si è aperta da sola.

Padre Livio: Mi pare di capire che la Madonna è davvero la porta del cielo!

Vicka: A destra della porta c'era S. Pietro.

Padre Livio: Come hai fatto a sapere che era S. Pietro?

Vicka: Ho capito subito che era lui. Con una chiave, piuttosto piccolo, con la barba, un po' tarchiato, con i capelli. E' rimasto uguale.

Padre Livio: Era in piedi o seduto?

Vicka: In piedi, in piedi, vicino alla porta. Appena entrati, siamo andati avanti, camminando, forse tre, quattro metri. Non abbiamo visitato tutto il Paradiso, ma la Madonna ce lo ha spiegato. Abbiamo visto un grande spazio avvolto da una luce che non esiste qui sulla terra. Abbiamo visto le persone che sono né grasse, né magre, ma tutte uguali e hanno vesti di tre colori: il grigio, il giallo e il rosso. Le persone camminano, cantano, pregano. Ci sono anche dei piccoli Angeli che volano. La Madonna ci ha detto: "Guardate quanto sono felici e contente le persone che si trovano qui in Paradiso" . E' una gioia che non si può descrivere e che qui sulla terra non esiste.

Padre Livio: La Madonna vi ha fatto capire l'essenza del Paradiso che è la felicità che non finisce mai. "In cielo c‘è la gioia" , ha detto in un suo messaggio. Vi ha fatto poi vedere le persone perfette e senza alcun difetto fisico, per farci comprendere che, quando ci sarà la resurrezione dei morti, avremo un corpo di gloria come quello di Gesù Risorto. Vorrei, però, sapere che tipo di vestito indossavano. Delle tuniche?

Vicka: Sì, delle tuniche.

Padre Livio: Arrivavano fino in fondo ai piedi o erano corte?

Vicka: Erano lunghe e arrivavano fino in fondo.

Padre Livio: Di che colore erano le tuniche?

Vicka: Grigio, giallo e rosso.

Padre Livio: Secondo te, hanno un significato questi colori?

Vicka: La Madonna non ce lo ha spiegato. Quando Lei vuole, la Madonna spiega, ma in quel momento non ci ha spiegato perché hanno le tuniche di tre diversi colori.

Padre Livio: Come sono gli Angeli?

Vicka: Gli angeli sono come dei piccoli bambini.

Padre Livio: Hanno il corpo completo o solo la testa come nell'arte barocca?

Vicka: Hanno tutto il corpo.

Padre Livio: Indossano anche loro delle tuniche?

Vicka: Sì, ma sono corte.

Padre Livio: Si vedono le gambine allora?

Vicka: Sì, perché loro non hanno le tuniche lunghe.

Padre Livio: Hanno delle piccole ali?

Vicka: Sì, hanno le ali e volano al di sopra delle persone che sono in Paradiso.

Padre Livio: Una volta la Madonna ha parlato dell'aborto. Ha detto che si tratta di un grave peccato e ne dovranno rispondere coloro che lo procurano. I bambini invece non hanno colpa di ciò e sono come dei piccoli Angeli in cielo. Secondo te, gli Angioletti del Paradiso sono quei bambini abortiti?

Vicka: La Madonna non ha detto che i piccoli Angeli in Cielo sono i bambini dell'aborto. Ha detto che l'aborto è un grande peccato e che ne rispondono quelle persone che lo hanno fatto, e non i bambini.

IL VIAGGIO DI VICKA IN PURGATORIO (1982): INTERVISTA DI PADRE LIVIO-PARTE 2

Vicka: Anche il Purgatorio è un grande spazio. In Purgatorio, però, non si vedono le persone, ma solo si vede una grande nebbia e si sente...

Padre Livio: Che cosa si sente?

Vicka: Si sente che le persone soffrono. Sai, si sentono dei rumori....

Padre Livio: Ho appena mandato alle stampe il mio libro: "Perché credo a Medjugorje", dove scrivo che nel Purgatorio si sentirebbero come dei pianti, delle grida, dei colpi...E' esatto? Anch'io facevo fatica a trovare le parole giuste in lingua italiana per dare il senso di quello che tu dici in croato ai pellegrini.

Vicka: Non si può dire che si sentono dei colpi e neppure che si sentono dei pianti. Lì non si vedono le persone. Non è come il Paradiso.

Padre Livio: Che cosa si sente allora?

Vicka: Si sente che soffrono. E' una sofferenza di diverso genere. Si sentono delle voci e anche dei rumori, come uno che si picchia...

Padre Livio: Si picchiano fra di loro?

Vicka: Si sente così, ma io non ho potuto vedere. E' difficile, Padre Livio, spiegare una cosa che tu non vedi. Una cosa è sentire e un'altra è vedere. In Paradiso tu vedi che camminano, cantano, pregano, e quindi lo puoi riferire con esattezza. In Purgatorio si vede solo una grande nebbia. Le persone che si trovano lì aspettano le nostre preghiere per poter andare quanto prima in Paradiso.

Padre Livio: Chi ha detto che attendono le nostre preghiere?

Vicka: La Madonna ha detto che le persone che si trovano in Purgatorio aspettano le nostre preghiere per poter andare quanto prima in Paradiso.

Padre Livio: Senti, Vicka: la luce del Paradiso potremmo interpretarla come la divina presenza in cui sono immerse le persone che si trovano in quel luogo di beatitudine. La nebbia del Purgatorio, invece, che cosa sta ad indicare, secondo te?

Vicka: Per me, la nebbia è sicuramente un segno di speranza. Loro stanno soffrendo, ma hanno la certa speranza che andranno in Paradiso.

Padre Livio: Mi colpisce che la Madonna insista sulle nostre preghiere per le anime del Purgatorio.

Vicka: Sì, la Madonna dice che hanno bisogno delle nostre preghiere per andare prima in Paradiso.

Padre Livio: Allora le nostre preghiere possono abbreviare il Purgatorio.

Vicka: Se noi preghiamo di più, loro vanno prima in Paradiso.

 

April 25

ciao a tutti!!!!!!!

in questi giorni si è molto parlato di Padre Pio, ho voluto aggiungere questo piccolo intervento sulla straordinaria vita di questo Santo perchè solo ora ho scoperto di quanto ha agito nella mia vita...
vi abbraccio... grazie per aver visitato il mio bolg....Sorriso

Padre Pio..


Padre Pio

Padre Pio, al secolo Francesco Forgione, nasce il 25 maggio 1887 a Pietrelcina, piccolo comune campano vicino Benevento, da Grazio Forgione e Maria Giuseppa Di Nunzio, piccoli proprietari terrieri. La madre è una donna molto religiosa, alla quale Francesco rimarrà sempre molto legato. Viene battezzato nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, l'antica parrocchia del paese, posta nel Castello, nella parte alta di Pietrelcina.

La sua vocazione si manifesta sin dalla più tenera età: giovanissimo, a solo otto anni, rimane per ore davanti l'altare della chiesa di Sant'Anna a pregare. Iniziato il cammino religioso con i frati cappuccini, il papà decide di emigrare in America per affrontare le spese necessarie per farlo studiare.

Nel 1903, a quindici anni, arriva al convento di Morcone e il 22 gennaio dello stesso anno indossa il saio di cappuccino prendendo il nome di Fra' Pio da Pietrelcina: viene destinato a Pianisi, dove rimane fino al 1905.

Dopo sei anni di studi compiuti in vari conventi, tra continui ritorni al suo paese per motivi di salute, viene ordinato sacerdote nel duomo di Benevento il 10 agosto 1910.

Nel 1916 parte per Foggia, presso il convento di Sant'Anna, e il 4 settembre dello stesso anno viene mandato a San Giovanni Rotondo, dove vi resterà per il resto della vita.

Appena un mese dopo, nella campagna di Piana Romana, a Pietrelcina, riceve per la prima volta le stigmate, subito dopo scomparse, almeno visibilmente, per le sue preghiere. Questo avvenimento mistico porta un aumento del pellegrinaggio, sul Gargano, da ogni parte del mondo. In questo periodo inizia anche a soffrire di strane malattie di cui non si è mai avuta un'esatta diagnosi e che lo faranno soffrire per tutta l'esistenza.

Dal maggio del 1919 all'ottobre dello stesso anno riceve la visita di diversi medici per esaminare le stigmate. Il dottor Giorgio Festa ha modo di dire: "...le lesioni che Padre Pio presenta e l'emorragia che da queste si manifesta hanno un'origine che le nostre cognizioni sono ben lungi dallo spiegare. Ben più alta della scienza umana è la loro ragione di essere".

A causa del gran polverone sollevato dal caso delle stigmate, nonché dell'inevitabile, enorme curiosità suscitata dal fatto a prima vista del tuttto "miracoloso", la chiesa gli vieta, dal 1931 al 1933 di celebrare messe.
La Santa Sede lo sottopone inoltre a numerose inchieste per accertare l'autenticità del fenomeno e indagare sulla sua personalità.

La salute non buona lo costringe ad alternare alla vita conventuale continue parentesi di convalescenza al suo paese. I superiori, d'altronde, preferiscono lasciarlo alla calma dei suoi luoghi natali, dove secondo la disponibilità delle proprie forze, aiuta il parroco.

Dalla sua guida spirituale nascono i Gruppi di Preghiera, che rapidamente si diffondono in tutta Italia e in vari paesi esteri. Nello stesso tempo attua il sollievo della sofferenza costruendo, con l'aiuto dei fedeli, un ospedale, al quale dà il nome di "Casa Sollievo della Sofferenza", e che è diventato nel tempo un'autentica città ospedaliera, determinando anche un crescente sviluppo di tutta la zona, un tempo deserta.

Secondo varie testimonianze altri doni straordinari accompagnarono Padre Pio per tutta la vita, in particolare, l'introspezione delle anime (era capace di radiografare l'anima di una persona al solo sguardo), il profumo che faceva sentire a persone anche lontane, il beneficio della sua preghiera per i fedeli che ricorrevano a lui.

Il 22 settembre 1968, a ottantuno anni, Padre Pio celebra la sua ultima messa e nella notte del giorno 23 muore portando con se il mistero di cui tutta la sua vita è stata in fondo ammantata.

Il 2 maggio 1999 Papa
Giovanni Paolo II lo ha proclamato Beato. Padre Pio da Pietrelcina è stato canonizzato il 16 giugno 2002.   
 
April 24

Medjugorje...

-LA STORIA-

CENNI SU MEDJUGORJE

 

 

Medjugorje è un piccolo paese della Jugoslavia, situato nella regione della Bosnia-Erzegovina e appartenente alla diocesi di Mostar, da cui dista una ventina di chilometri. Dal 1892 Medjugorje è parrocchia francescana. Ai margini della pianura si erge la singolare chiesa con due campanili, costruita nel 1969.
“Medjugorje” significa “in mezzo ai monti”: il villaggio infatti è interamente circondato da colline; i due monti principali sono il Podbrdo e il Krizevac. Il Podbrdo è il luogo in cui apparve per la prima volta la Madonna, per questo vine anche chiamata "collina delle apparizioni"; in realtà "Podbrdo" non indica il nome della collina, ma la zona ad essa sottostante: il nome del monte è Crnica. Il Krizevac è un monte alto 520 m. In origine si chiamava Sipovac, poi cambiato in "Krizevac", cioè "monte della croce": sulla sua cima infatti gli abitanti di Medjugorje fecero ergere nel 1933 una croce in cemento alta 8,56 metri; l' idea fu del parroco frà Bernardin Smoljan: in quell'anno il villaggio era stato soggetto a un'ondata di pioggie che minacciava di distruggere tutto il raccolto, si pensò allora di costruire questa croce come segno di fede e di amore per Gesù Cristo, liberatore da ogni male. Da allora non si abbatterono più piogge tali da distruggere il raccolto. Sulla croce ci sono incise queste parole: "A Gesù Cristo redentore dell'umanità, in segno di fede, amore e speranza in ricordo del 1900esimo anniversario della della Passione di Cristo". In seguito la Madonna disse in uno dei suoi messaggi "La croce che avete costruito faceva parte di un piano divino", e spesso ha invitato ad andare a pregare sotto quella croce. Su questo monte, duante i primi tempi delle apparizioni, si sono verificati alcuni segni prodigiosi: molti hanno visto la croce invasa da una luce splendere sulla cima del monte durante la notte; inoltre un giorno è successo che la croce sparisse e al suo posto apparisse la Madonna: a questo evento hanno assistito tutti i cittadini di Medjugorje. 
Medjugorje si presenta come un paese povero e semplice, la gente lavora i campi o pascola gli animali… Maria sceglie proprio questo piccolo e umile paese per comunicare il suo grande messaggio di pace... 



INIZIANO LE APPARIZIONI, IL PRIMO GIORNO...
 

È il pomeriggio di mercoledì 24 giugno 1981, nella mattinata aveva piovuto, ma ora il tempo è sereno. Ivanka Ivankovic (di 15 anni) e l’amica Mirjana Dragicevic (di 16 anni) passeggiano ai piedi del monte Podbrdo. È l’inizio dell’estate ed è da molto tempo che non si vedono. Con la scusa di andare a radunare alcune pecore disperse riescono a ritagliarsi un po’ di tempo per stare da sole e per fumare di nascosto alcune sigarette. 

Ad un certo punto, mentre stannochiacchierando e scherzando da amiche, Ivanka scorge una figura luminosa a circaduecento metri di distanza, che riconosce subito essere la Gospa ("Madonna" in lingua croata): «è la Gospa!» esclama, ma Mirjana non ci crede e, un po’ intimorita, non si volta neanche a guardare. Spaventate, le due ragazze rientrano al villaggio. 

Ma nonostante la paura, qualcosa le attira, e quello stesso pomeriggio verso le 18.00 decidono di tornare sulla collina. Con loro vanno anche Milka Pvlovic (una pastorella di 14 anni, sorella di Marija), l’amica Vicka Ivankovic (16 anni), Ivan Dragicevic (16 anni) e Ivan Ivankovic (20 anni). Arrivati in prossimità della collina vedono di nuovo quella figura luminosa. I due Ivan, presi dal timore, corrono via. Gli altri invece si fanno coraggio, e si avvicinano per vedere meglio quest’intrigante figura vestita di luce: è una donna giovane e bellissima, porta una corona di dodici stelle sulla testa e tiene dolcemente tra le braccia un bambino che guarda con amore. Fa segno di avvicinarsi, ma nessuno dei ragazzi ha il coraggio di farlo. 
Vicka la guarda per alcuni minuti, poi spaventata scappa a casa. Più tardi confessa: «Ero felice e nello stesso tempo spaventata. Avevo paura ma ero contenta. Arrivata a casa mi gettai sul divano e non finivo più di piangere». 


...IL SECONDO GIORNO...

«Se è la Gospa, può darsi che torni...» Dicevano tra loro le tre ragazze.
Al villaggio però tutti le prendevano in giro e non credevano a quanto raccontavano. La stessa Marija, grande amica di Mirjana e di Vicka e sorella di Milka, non ci credeva, ma si fece promettere che, se il giorno seguente sarebbe riapparsa la Madonna, la sarebbero venuta a chiamare, così sarebbe andata a vederla anche lei.
Così, il giorno seguente, Ivanka, Mirjana e Vicka si mettono in cammino. Arrivati ai piedi della collina, ecco che compare di nuovo quella bellissima signora! Vicka corre a chiamare l’amica Marija, come promesso. Con loro va anche il piccolo Jakov (10 anni) che si trovava in quel momento a casa di Marija . 

Arrivati al monte, tutti i ragazzi vedono la figura luminosa: si muove verso la cima della collina e invita i ragazzi a seguirla. I ragazzi salgono rapidamente lungo il pendio pieno di sassi e di cespugli spinosi. Giunti sulla cima la Signora si ferma: il suo lungo vestito è luminoso, di un colore grigio-argentato, i capelli neri e ondulati sotto il candido velo bianco, in testa una corona di dodici stelle che sembrano sospese senza un filo che le unisce tra loro, gli occhi azzurri, dolci e pieni d’amore.
I ragazzi cadono in ginocchio e recitano sette Padre Nostro, Ave Maria e Gloria. Anche “la bella Signora” prega con loro, ma non recita l’Ave Maria.
Finite le preghiere la Madonna li saluta dicendo “Sia lodato Gesù Cristo!”. 
Ivanka è la prima a parlare e chiede notizie della mamma, morta il mese prima: la Madonna le risponde dolcemente: «è felice e sta con me». Mirjana poi le chiede di lasciare un segno, cosi che gli abitanti del villaggio possano credere a quanto dicono. Ma la sua risposta è soltanto un sorriso.
Allora le chiede se tornerà di nuovo, e lei risponde di sì con un cenno del capo. Detto questo li saluta dicendo «Arrivederci, angeli miei!».

Il piccolo Jakov, terminata la visione, disse «Ora che ho visto la Madonna non mi dispiacerebbe nemmeno di morire!».
Tornati al paese, si accorsero che anche Ivan Dragicevic (lo stesso ragazzo che era con loro il giorno prima, e che era scappato dalla paura) si trovava con loro sulla collina al momento dell’apparizione (era infatti salito insieme a degli amici per un’altra strada) e che anche lui aveva rivisto la Madonna.
In questo giorno i ragazzi sentono per la prima volta la voce della Madonna e la descrivono “come una musica o come le campane che suonano a festa”.


Ecco il gruppo di sei ragazzi al completo: Mirjana Dragicevic, Vicka Ivankovic, Ivanka Ivankovic, Ivan Dragicevic, Marija Pvlovic e il piccolo Jakov Colo.



...IL TERZO GIORNO
...

 

Verso le 18.00 i sei ragazzi tornano verso il luogo dell’apparizione. 
Una grande folla, circa duemila o tremila persone, viene attirata sulla collina, dalla quale viene emanata una grande luce (è uno dei tanti eventi miracolosi che avvengono sulla collina durante i primi tempi delle apparizioni).
La Madonna appare ai ragazzi ai piedi del monte, e fa segno di seguirli fino alla cima. Vicka ha portato con sé una boccetta d’acqua benedetta, per provare che non si trattasse di un inganno diabolico:
«Se sei la Madonna, resta con noi, altrimenti vattene via!» dice, spargendo sulla Bella Signora l’acqua benedetta fino a svuotare la bottiglietta. La Madonna sorride e resta con loro. I ragazzi allora, insieme alla folla, iniziano a recitare il Rosario.
Poi Ivanka prende la parola e chiede: 
«Perché sei venuta qui e che cosa vuoi da noi? Non siamo migliori degli altri...»
«Perché qui ci sono buoni credenti. E perché vi convertiate e portiate il mio messaggio nel mondo» risponde la Madonna.
Molti nella folla vogliono un segno della sua presenza, e un signore vicino ai ragazzi suggerisce di chiederglielo alla Madonna, ma lei risponde «Beati quelli che credono senza vedere!».
Mirjana allora chiede alla Visione di dire il suo nome: «Sono la Beata Vergine Maria, la Regina della Pace» è la risposta. 
Prima di sparire la Madonna da appuntamento ai ragazzi per il giorno seguente, e li saluta dicendo «Pace, pace, pace! Riconciliatevi!». (esattamente dieci anni dopo questo messaggio scoppia la guerra).
Scendendo il monte, Marija vede di nuovo la Madonna: è accanto ad una croce e dice «Pace, pace, pace! Fate la pace con Dio e tra di voi!». (esattamente 10 anni dopo l'invocazione della Pace, lo stesso giorno, scoppia la guerra in Bosnia).



...IL QUARTO GIORNO...
 

Per i giovani ragazzi iniziano le prove. La folla li assedia e vogliono sapere ogni particolare. Si fa viva anche la polizia, che li interroga a lungo, arrivando a minacciarli, ad accusarli di andare contro la legge (il culto religioso era infatti permesso soltanto nelle chiese, e non all’aperto) e un poliziotto punta addirittura la pistola contro la giovane Vicka. La polizia ordina una visita medica immediata. 
I medici li visitano con cura, e, finito il loro lavoro, dichiarano che i ragazzi sono perfettamente sani. 
La gente però continua ad accusarli, vengono incolpati di essere dei bugiardi o dei drogati. Anche per le loro famiglie non è facile: si teme di perdere il lavoro, con conseguenze disastrose. 
I ragazzi vengono interrogati anche dai sacerdoti e dai francescani della loro parrocchia, che non sanno come comportarsi di fronte a quanto accaduto.

Per fortuna, verso le 18.30 la Vergine riappare, portando la pace nei loro cuori ancora profondamente turbati dagli eventi della giornata. 
Mirjana e Jakov le chiedono di lasciare un segno, cosi che anche la gente creda, ma lei risponde: «Angeli miei, ci furono sempre ingiustizie. Non abbiate paura di nulla!». 
Vicka, su richiesta di un padre francescano, le domanda:
«Che cosa ti aspetti dai sacerdoti?»
«Che preservino la fede e che proteggano quella degli altri» rispose. Detto questo scomparve. 
I ragazzi iniziarono a pregare e, poco dopo, la Madonna riapparve.
Vicka allora le chiese: «O Vergine, cosa vuoi da questo popolo?», la Madonna rispose «Che coloro che non vedono credano come quelli che vedono».
Terminata l'apparizione, Marinko, un meccanico del villaggio amico e sostenitore dei ragazzi, li aiuta e li protegge dalla folla incuriosita che li assale. Più tardi, si fa indicare il luogo esatto dell'apparizione e vi mette una pietra segnata con una croce bianca.



...IL QUINTO GIORNO...
 

I ragazzi vanno dal parroco del loro paese, padre Jozo Zovko, che li interroga  su quanto è avvenuto nei giorni precedenti. La sua posizione è molto indecisa, per lui è molto difficile credere che la Madonna possa apparire proprio nella sua parrocchia, e pensa che tutta questa storia sia un’opera dei comunisti per screditare la Chiesa. 
Egli invita quindi alla prudenza: «La Chiesa è severa in questa materia. Bisogna evitare qualsiasi precipitazione. Non appoggiamo ciecamente questi giovani». Ma la sua indecisione non ferma le quindicimila persone provenienti da tutta l’Erzegovina che in quel giorno invadono il villaggio fin dalle prime ore del mattino per radunarsi sulla collina delle apparizioni. All’apparizione assistono anche due francescani, contro il volere del parroco, muniti di macchina fotografica e registratore! 
Dopo aver pregato e cantato, ecco che la Madonna appare ai ragazzi:
«Che cosa vuoi da noi?»
«Che il popolo creda e preservi nella fede»
«Cosa ti aspetti dai nostri sacerdoti?»
«Che stiano saldi nella fede e vi aiutino»
«Perché non appari a tutti...nella chiesa?»
«Beati quelli che credono senza aver veduto!»
«Tornerai ancora?»
«Si, tornerò domani, sempre allo stesso posto»
«Preferisci la preghiera o i canti?»
«Tutti e due vanno bene»
«Vergine santa, cosa vuoi da tutte queste persone qui radunate?» A questa domanda la Vergine risponde sorridendo, poi scompare. Poco dopo però riappare, e Vicka le ripete la domanda, allora risponde «Devono credere come se avessero veduto», poi li salutò e scomparve. 
I ragazzi dissero che a un certo punto la Madonna si era mostrata triste: fu accertato che uno dei presenti aveva bestemmiato!



...IL SESTO GIORNO...
 

La polizia fa portare i ragazzi presso l’ospedale di Mostar per un esame psichiatrico. Vengono fatti aspettare in un corridoio che affianca da un lato i malati mentali, dall’altro l’obitorio aperto con i cadaveri in vista. Mirjana rimane molto impressionata, tanto che pensò di non tornare più sulla collina, ma poi si ricrede. L’esame psichiatrico ha come esito la conferma del totale equilibrio psichico dei ragazzi: la dottoressa che li esaminò ha dichiarato: «I pazzi sono coloro che vi hanno portato qui. Voi siete assolutamente normali!».

Nel pomeriggio i ragazzi tornarono sul monte delle apparizioni, che trovarono affollato di gente, e la Madonna gli apparse immediatamente:
«Cara Madonna, sei contenta di vedere tanta gente oggi?» chiesero
«Sono più che contenta!» rispose con un sorriso guardando con amore la folla
«Fino a quando rimarrai con noi?» chiese Ivanka
«Fino a quando lo vorrete, angeli miei»
«Che cosa ti aspetti da tutte queste persone, venute fin qui nonostante i rovi e il caldo?»
«Che credano fortemente e non abbiano paura di nulla. C’è un solo Dio e una sola fede. Credete con fermezza e con fiducia.»
«Saremo capaci di sopportare le persecuzioni che ci vengono per causa di questi avvenimenti?»
«Lo sarete, angeli miei! Non abbiate paura, sopporterete tutto, dovete credere e avere fiducia in me»
All’apparizione era presente anche una dottoressa, Darinka Glamuzina, che domandò di poter toccare la Madonna: i ragazzi trasmisero la richiesta e la Vergine acconsentì, anche se disse di non volere questa mancanza di fede. I ragazzi accompagnarono la mano della dottoressa fino a toccare la spalla destra della Madonna. 
Darinka dirà più tardi a Ivanka: «In quel momento ho sentito un brivido lungo tutto il braccio…». 
Quel giorno nella folla c’era anche un bambino di tre anni, malato di setticemia fin dalla nascita e parzialmente paralitico: i genitori supplicano i ragazzi di chiedere la sua guarigione alla Madonna. I veggenti porsero la richiesta e lei rispose di pregare per la sua guarigione; durante la stessa estate il piccolo ritornò, camminando e parlando! È il primo di una serie di guarigioni che si moltiplicheranno: i registri parrocchiali ne contano fino al 1988 più di 300! 



...IL SETTIMO GIORNO...
 

Nel primo pomeriggio, due giovani donne, Ljubica e Mirjana, contattate dalla polizia, propongono ai ragazzi di fare una gita, per distrarsi un po’ dagli interrogatori di quei giorni dicono, ma in realtà è una scusa per portarli il più lontano possibile dal monte delle apparizioni e mancare così all’appuntamento. La polizia infatti sospetta che si tratti di un complotto clerico-nazionalista.  I ragazzi, ignari dell’inganno, accettano con gioia (tranne Ivan che rimarrà al villaggio). 
Passano il pomeriggio divertendosi, mangiando dolci e succhi di frutta che gli vengono offerti, ma quando si accorgono che è tutta una manovra per distoglierli dall’incontro, protestano con incredibile energia: alle parole del piccolo Jakov che gridò «Se non vi fermate, mi getto dalla macchina!», le due donne sono costrette a fermare la macchina e a lasciarli scendere. 
Si trovano a quattro chilometri dal monte. I ragazzi iniziano a correre, ma poi si arrestano vedendo la Madonna che gli viene incontro dalla collina su una nuvola, e iniziano a pregare e a cantare.
«Ti dispiace che non eravamo sulla collina?» chiesero
«Non fa niente» risponde la Madonna
«Ti dispiacerebbe se non tornassimo più sulla collina ma ti aspettassimo nella chiesa?» chiese Mirjana, perché la polizia gli proibiva l'accesso alla collina e minacciava le loro famiglie. La Madonna sembrò esitare, ma alla fine rispose: «Verrò a voi nella chiesa, sempre alla stessa ora.» e li salutò dicendo «Andate nella pace di Dio», poi scomparve verso la collina, guardando dolcemente la folla che si era raccolta sul monte.
Dopo l’apparizione, tornati al villaggio, il parroco li interroga a lungo, in canonica, di fronte a un registratore. Anche Ljubica e Mirjana sono presenti e si sentono turbate, perché avevano visto una luce durante l’apparizione della Madonna. Da quel giorno non collaborarono più con la polizia.



...L'OTTAVO GIORNO...
 

In mattinata la polizia si reca a casa di Vicka, dove interrogano lei, Marija e Ivanka, e formulano il divieto assoluto di recarsi ancora sulla collina. 
Nel pomeriggio, poco prima dell’apparizione, la polizia offre alle tre ragazze un passaggio fino alla chiesa, che distava più di un chilometro. Ma giunti nei pressi della chiesa, il furgone della polizia non si ferma. Le ragazze protestano e danno calci e pugni alla porta del furgone. Ad un tratto il furgone scompare ai loro occhi, e appare Maria con la sua dolce luce che viene dal cielo. L’apparizione è molto breve, tanto che i conducenti del furgone non se ne accorgono nemmeno.

 



...IL NONO GIORNO...
 

La tensione cresce, la polizia controlla ogni movimento dei ragazzi. In questo giorno per la prima volta i ragazzi hanno l’apparizione nella canonica della chiesa. Dopo l’apparizione si recano in chiesa, dove si era radunata tutta la folla, e viene celebrata la messa. Fra Jozo Zovko propone di fare un digiuno a pane e acqua “per tre giorni, per essere illuminati”. A questa proposta la folla risponde entusiasta di volerlo fare. Durante la messa prende la parola anche il piccolo Jakov: la sua testa non sporge dall’altare, perché è ancora piccolo, ma la sua voce è ferma e decisa, e dice:
«Oggi ho chiesto alla Madonna di lasciarci un segno. Essa ha solo mosso la testa, così (gesto di affermazione con la testa) e poi è scomparsa. Prima di andarsene ci ha detto: "Arrivederci, angeli miei". »


...IL DECIMO GIORNO...

In questo giorno, verso il tardo pomeriggio, padre Jozo Zovko si reca in chiesa per pregare e chiedere al Signore di aiutarlo a capire il significato di quanto stava succedendo, se veramente Maria appariva nella sua parrocchia.
Egli stesso racconta: «All’improvviso udii nella preghiera una voce che mi diceva “esci e proteggi i ragazzi!”, lasciai la Bibbia e il breviario, feci la genuflessione e aprii la porta. Avevo ancora la mano sulla maniglia quando vidi i ragazzi correre verso di me e dire “nascondici! La polizia ci insegue!”. Piangevano. Li condussi in canonica in una stanza inutilizzata (la terza a sinistra) poi uscii dalla canonica e chiusi la porta a chiave». Si recò poi in chiesa, dove improvvisamente entrò la polizia c hiedendo se aveva visto i veggenti. A questa richiesta rispose di averli visti, e gli indicò con la mano una direzione: i poliziotti, per la fretta di correre dietro ai ragazzi abboccarono all’inganno, e si diressero verso la direzione indicatogli dal parroco. I ragazzi erano salvi. Padre Jozo afferma «veramente sono stato avvertito dal cielo. Ora ci credo!», in seguito sarà il più accanito difensore dei ragazzi. 
 Intanto, nella canonica, i ragazzi ancora pieni di paura ebbero la loro apparizione. La Madonna li consolò e li rincuorò dicendo loro «Non abbiate paura, avrete la forza di sopportare tutto con il mio aiuto! »



...I GIORNI SEGUENTI...
 

Padre Tomislav

I ragazzi continuano ad avere l'apparizione ogni giorno, verso le diciotto, in casa di uno o dell'altro, in campagna o in canonica.
Un giornola Madonna appare anche a padre Jozo, mentre era in chiesa che recitava un rosario insieme alla comunità. Quand vide la Vergine interreppe la sua preghiera e iniziò a cantare un canto di lode alla Madonna. Da quel giorno la sua predicazione diventa improvvisamente più forte e tonificante. 
La polizia, che aveva approvato la discrezione delle sue precedenti omelie, ora è  preoccupata e inizia a seguire tutte  le sue azioni e a registrare le sue prediche in cerca di un capo d’accusa. E lo trova: l’11 agosto in una predica padre Jozo dice “quarant'anni di deserto”, a queste parole la polizia pensa “sono esattamente quarant'anni che Tito ha preso il potere. La rivoluzione, quindi, sarebbe il deserto! È una predica sovversiva!”.
Il 17 agosto la polizia si reca in canonica e arresta padre Jozo. Inizia così un lungo processo. L'avvocato giustifica Padre Jozo, per quei “quarant'anni di deserto”, dicendo che parlava degli ebrei, guidati da Mosè verso la terra  promessa, più di tremila anni fa, come racconta la Bibbia. Vengono però trovate altre imputazioni per giustificare il processo; il 22 ottobre, è condannato a tre anni e mezzo di carcere. Il carcere sarà un momemto molto duro: verrà minacciato più volte e dovrà soffrire molte sofferenze. Ma la sua fede non vacillerà. In prigione ebbe altre visioni della Madonna, e furono molti i segni della presenza della protezione di Maria. 
Verrà liberato, dopo un anno e mezzo, grazie alle 40.000 lettere scritte al presidente della repubblica.
Intanto, dopo il suo ’arresto, viene nominato un nuovo parroco a Medjugorje: Tomislav Vlasic.
Da questo momento Tomislav diventa la mirabile guida spirituale dei veggenti e della parrocchia.
Dal 1985 al 1991 padre Jozo fu parroco a Tihalijna, un paese a pochi chilometri da Medjugorje. Dalla metà del 1991 fu spostato a  Sirokj Brijeg, presso il santuario della Madonna Assunta.


...DAL FEBBRAIO 1982 AL 1987...
 

Chiesa di Medjugorje

Dal 15 gennaio 1982 i ragazzi ebbero le apparizioni in un piccolo locale vicino alla chiesa, oggi noto come “la cappella delle apparizioni”. Nel marzo 1985 il vescovo proibì che le apparizioni avvenissero in chiesa: «I veggenti vedano dove vogliono, a casa loro o altrove, ma non nell'edificio della chiesa».
Questo creava un grave caso di coscienza per padre Tomislav Vlasic, perché lasciare i veggenti a casa loro significava lasciarli in balia della folla e della polizia. Le manifestazioni religiose fuori della chiesa avrebbero costituito una sfida aperta alla polizia. La soluzione a questo problema venne data dall’arcivescovo di Spalato, venuto in visita a Medjugorje nell’aprile del 1985. Egli propose di accogliere le apparizioni in canonica. E così fu. 
Quando la gente seppe che le apparizioni si erano spostate in canonica, molte persone si radunarono nel piazzale, nella speranza di vedere qualche segno o almeno di vedere i ragazzi entrare e uscire dalla stanzetta. 
Dal 1987 le apparizioni tornarono ad essere nella chiesa.

"Potete dire 'io credo' o 'io non credo' a Medjugorje, ma quando sarete davanti al Signore non potrete dire 'io non sapevo', perchè ora voi sapete tutto" (Mirjana) 

 

April 09

quello che ci dice Gesù....

Cuore rosso“Conosco la tua miseria, le lotte e le tribolazioni della tua anima, le deficienze e le infermità del tuo corpo: - so la tua viltà, i tuoi peccati, e ti dico lo stesso: “Dammi il tuo cuore, amami come sei...”. Se aspetti di essere un angelo per abbandonarti all'amore, non amerai mai. Anche se sei vile nella pratica del dovere e della virtù, se ricadi spesso in quelle colpe che vorresti non commettere più, non ti permetto di non amarmi. Amami come sei. In ogni istante e in qualunque situazione tu sia, nel fervore o nell'aridità, nella fedeltà o nella infedeltà, amami... come sei.., Voglio l'amore del tuo povero cuore; se aspetti di essere perfetto, non mi amerai mai. Non potrei forse fare di ogni granello di sabbia un serafino radioso di purezza, di nobiltà e di amore ? non sono io l'Onnipotente ?. E se ml piace lasciare nel nulla quegli esseri meravigliosi e preferire il povero amore del tuo cuore, non sono io padrone del mio amore? Figlio mio, lascia che Ti ami, voglio il tuo cuore. Certo voglio col tempo trasformarti ma per ora ti amo come sei... e desidero che tu faccia lo stesso; io voglio vedere dai bassifondi della miseria salire l'amore. Amo in te anche la tua debolezza, amo l'amore dei poveri e dei miserabili; voglio che dai cenci salga continuamente un gran grido: “Gesù ti amo”. Voglio unicamente il canto del tuo cuore, non ho bisogno né della tua scienza, né del tuo talento. Una cosa sola m'importa, di vederti lavorare con amore. Non sono le tue virtù che desidero; se te ne dessi, sei così debole che alimenterebbero il tuo amor proprio; non ti preoccupare di questo. Avrei potuto destinarti a grandi cose; no, sarai il servo inutile; ti prenderò persino il poco che hai ... perché ti ho creato soltanto per l'amore. Oggi sto alla porta del tuo cuore come un mendicante, io il Re dei Re! Busso e aspetto; affrettati ad aprirmi. Non allegare la tua miseria; se tu conoscessi perfettamente la tua indigenza, morresti di dolore. Ciò che mi ferirebbe il cuore sarebbe di vederti dubitare di me e mancare di fiducia. Voglio che tu pensi a me ogni ora del giorno e della notte; voglio che tu faccia anche l’azione più insignificante solo per amore. Conto su di te per darmi gioia… Non ti preoccupare di non possedere virtù: ti darò le mie. Quando dovrai soffrire, ti darò la forza. Mi hai dato l’amore, ti darò di saper amare al di là di quanto puoi sognare… Ma ricordati… amami come sei… Ti ho dato mia Madre; fa passare, fa passare tutto dal suo Cuore così puro. Qualunque cosa accada, non aspettare di essere santo per abbandonarti all’amore, non mi ameresti mai… Va…” Cuore rosso
February 09

ehiiii!! ciao a tutti!!!

                                                        finalmente dopo un sacco di tempo sono riuscita ad aggiornare il blog!!! Caldo era ora.. in qst mesi sono successi un sacco di avvenimenti.. alcuni piacevoli altri un pò meno.. ma nn sto a raccontarli ora qui.. però una cosala racconto.. ho partecipato al campetto invernale del GAM dal 2-5 gennaio (voi a qst ora potete dire ma qst parla sempre di una cosa..!! in effetti avete ragione ma nn ci posso fare nnte mi piace trpp!! Animoticon)è stata un'esperienza bellissima e indimenticabile.. ho aggiunto anke le foto per ki vuole vederle.. AnimoticonA bocca apertaCaldo bellissimooo!! ki è stato cn me lo sa!! poi abbiamo avuto il carnevale.. almeno un po di svago.. devo dire ke è stato molto bello... poi del resto nnte di ke.. vi lascio... saluto a tutti.. se avete qlk cosa da dire ditela pure.. vvbt presto aggiungerò altre foto..Animoticon alla prox sperando ke nn sia fra qlk mese sta volta.. by by.Labbra rosse
December 16

una bella storiella natalizia

Pecora neraLa pecora neraPecora nera

C'era una volta una pecora diversa da tutte le altre. Le pecore, si sa, sono bianche; lei invece era nera, nera come la pece.
Quando passava per i campi tutti la deridevano, perché in un gregge tutto bianco spiccava come una macchia di inchiostro su un lenzuolo bianco: «Guarda una pecora nera! Che animale originale; chi crede mai di essere? ».
Anche le compagne pecore le gridavano dietro: «Pecora sbagliata, non sai che le pecore devono essere tutte uguali, tutte avvolte di bianca lana?».
La pecora nera non ne poteva più, quelle parole erano come pietre e non riusciva a digerirle.
E così decise di uscire dal gregge e andarsene sui monti, da sola: almeno là avrebbe potuto brucare in pace e riposarsi all'ombra dei pini.
Ma nemmeno in montagna trovò pace. «Che vivere è questo? Sempre da sola!», si diceva dopo che il sole tramontava e la notte arrivava.
Una sera, con la faccia tutta piena di lacrime, vide lontano una grotta illuminata da una debole luce. «Dormirò là dentro » e si mise a correre. Correva come se qualcuno la attirasse.
«Chi sei?», le domandò una voce appena fu entrata.
«Sono una pecora che nessuno vuole: una pecora nera! Mi hanno buttata fuori dal gregge».
«La stessa cosa è capitata a noi! Anche per noi non c'era posto con gli altri nell'albergo. Abbiamo dovuto ripararci qui, io Giuseppe e mia moglie Maria. Proprio qui ci è nato un bel bambino. Eccolo!».
La pecora nera era piena di gioia. Prima di tutte le altre poteva vedere il piccolo Gesù.
«Avrà freddo; lasciate che mi metta vicino per riscaldarlo!».
Maria e Giuseppe risposero con un sorriso. La pecora si avvicinò stretta stretta al bambino e lo accarezzò con la sua lana.
Gesù si svegliò e le bisbigliò nell'orecchio: «Proprio per questo sono venuto: per le pecore smarrite!».
La pecora si mise a belare di felicità. Dal cielo gli angeli intonarono il «Gloria».A bocca apertaA bocca aperta

 

December 07

la più bella sorpresa della mia vita!! 11-09-07

Ciao carissimissimii, A bocca aperta
cominciamo bene...Perplesso cm va?? a me tutto ok..
dopo tre mesi finalmente ho aggiunto le foto del mio comple... meee bellissimo!! è stata la festa a sorpresa più bella della mia vita!! quel giorno pokissimi mi avevano fatto gli auguri (i fitusi si erano messi daccordo)... e il pomeriggio nn mi era venuto a cercare manco un cane In lacrimeIn lacrime ero tristissima pensavo ke se l'erano dimenticato tutti Triste... un paio di giorni prima avevo kiamato a Grazia per dirgli se era possibile organizzare un incontro GAM quel giorno per poi stare tutti insieme... lei mi ha detto ke siccome era alle prese cn la tesi per la laurea mi faceva sapere...... il giorno prima del mio comple aspettavo una kiamata di grazia ma nienteDeluso.... aspetto fino alle 23.30 ma nienteSarcasticoDeluso allora gli faccio uno squillo elei mi manda un msg dicendo "a ciao mi ero dimenticata!! per domani non si può fare niente mi dispiace ma devo vedermi con la mia prof per la tesi, forse non potrò passare neanke per farti gli auguri". immaginate la mia facciaA denti strettiArrabbiatoArrabbiatoCuore infrantoIn lacrime se l'era dimenticato????!!!! mi aveva dato una pugnalata!.
e va bè ho pensato... domani sicuro ke vengono i miei amici..... ma quali... il pomeriggio mi preparo ordino tutto in attesa di qualcuno.. ma manco un morto... i miei genitori escono e io rimango sola con mio frate Triste.. ho pensato ke quello sarebbe stato il comple peggiore di tutta la mia vita.. dopo un pò mi kiama fede e ci siamo messi daccordo per uscire per prendere un gelato tra me e me ho pensato...Pensieroso "almeno.. meglio di niente.."SorrisoLinguaccia.. strada facendo ero tristissima perk avevo pensato ke anke le mie migliori amike nn mi avevano pensato per nnte, mi ero sentita proprio abbandonata... dopo un pò incontriamo claudio cn la makkina nuova ke ci invita a fare un giro.. noi accettiamo.. mentre eravamo in makkina lui mi aveva detto ke doveva passare dalla canonica di padre Diego dv di solito facciamo gli incontri per dargli un invito.. arriviamo davanti alla canonica e ci fa scendere, era tutto buio, e io gli faccio " ma sei sicuro ke c'è??? qui nn c'è nessuno è tutto buio" lui mi fa guarda in quella stanza......... la porta della stanza era leggermente aperta ed era al buio quindi gli ho detto ke lui nn c'era ma lui insiste.. allora aprò e vedo 2 sagome ad un certo punto si accene luce e sento un boato "SORPRESAAAAAAAAAAA"PartyPartyPartyParty MEE erano tutti la i fitusi ke mi aspettavano cn i miei genitori.. c'erano proprio tutti perfino il gruppo di Medjugorje!!! è stato bellissimo.. ancora oggi me lo ricordo cm se fosse stato ieri.... la cosa più bella e ke abbiamo fatto anke l'incontro GAM sulla decina di Maria degli angeli cm desideravo!!!. ci siamo divertitgi tutti un mondo!!!! infatti ho messo anke alcune foto!Regalo.. ringrazio tutti qnt voi raga per qst belle emozioni grazieeeeeeeeeee di tutto grazie d'esistere!! un grazie particolare però va a Gesù e alla Mamma Celeste... vi abbraccio baci... Labbra rosseLabbra rosseLabbra rosse a prestoooo!! AnimoticonCaldoAnimoticon.
November 27

A TUTTE LE PERSONE DI BUONA VOLONTA'

RIFLETTIAMO....!!!
In una intervista della tv americana Jane Clayson ha chiesto ad una ragazza orfana a causa della tragedia delle Twin Towers :"Dio cm ha potuto permettere ke avvenisse una sciagura del genere?"
la risposta ke ha ricevuto è.."interessante": "io credo ke Dio sia profondamente rattristatoda questo, proprio cm lo siamo noi, ma per anni noi gli abbiamo detto di andarsene dalle nostre scuole, di andarsene dal nostro governo, di andarsene dalle nostre vite. Essendo Lui quel gentiluomo che è io credo ke con calma Egli si sia fatto da parte. Come possiamo sperare di notare ke Dio ci dona ogni giorno la Sua benedizione e la Sua protezione se Gli diciamo:"lasciaci soli"? consideriamo i recenti avvenimenti... attacchi terroristici, nelle scuole..ecc.. penso ke tutto sia cominciato qnd 15 anni fa Madeline Murray O'Hare ha ottenuto ke nn fosse più consentita alcuna preghiera nelle scuole americane e le abbiamo detto OK.
poi qualcuno ha detto:" è meglio nn leggere la Bibbia nelle scuole"...(la stessa Bibbia ke dice, Tu nn ucciderai, Tu nn ruberai, ama il tuo prossimo come te stesso) e noi gli abbiamo detto OK.
poi il dottor Benjamin Spock ha detto ke noi non dovremmo sculacciare i nostri figli se si comportano male perkè la loro personalità viene deviata e potremmo arrecare danno alla loro auto-stima, e noi abbiamo detto "un esperto sa di cosa sta parlando" e così abbiamo detto OK. poi, qualcuno ha detto ke sarebbe opportuno ke gli insegnanti e i presidi non punissero i nostri figli qnd si comportano male, e noi abbiamo detto OK.
poi alcuni politici hanno detto: "non è importanteciò ke facciamo privato purkè facciamo il nostro lavoro" e d'accordo cn loro noi abbiamo detto OK. poi qualcuno ha detto " il presepe non deve offendere le minoranze", così nel famoso museo Madame Tussaud di Londra al posto di Maria e Giuseppe hanno messo la Spice girl Victoria e Backam e noi abbiamo detto OK. e poi qualcuno ha detto "stampiamo riviste con fotografie di donne nude e chiamiamo tutt ciò "salutare apprezzamento per la bellezza del corpo femminile"".e noi gli abbiamo detto OK. ora ci kiediamo cm mai i nostri figli nn hanno coscienza e nn sanno distinguere ciò ke è giusto da ciò k è sbagliato. probabilmente se ci pensiamo bene noi raccogliamo ciò ke abbiamo seminato. buffo cm sia semplice alla gente gettare Dio nell'immondizia e meravigliarsi perkè il mondo sta andando all'inferno. buffo cm crediamo a quello ke dicono i giornali, ma contestiamo ciò ke dice la Bibbia. buffo cm tutti vogliono andare in Paradiso, ma al tempo stesso nn vogliono credere..pensare ne fare nulla di ciò ke dice la Bibbia. buffo cm si mandano come si mandino migliaia di barzellette via e-mail ke si propagano cm un incendio, ma qnd si incomincia a mandare messaggi ke riguardano il Signore, le persone ci pensano 2 volte a scambiarseli. buffo cm si stia a casa dal lavora per una festività religiosa.. ma nn si conosca quale sia la ricorrenza.buffo cm tutto ciò ke è indecente, scabroso, volgare ed osceno circoli liberamente nel cyberspazio, mentre le discussioni pubblicate su Dio siano state soppresse a scuola o sul posto di lavoro. buffo cm a Natale nelle scuole la recita dei genitori nn posso più essere sulla natività ed al suo posto venga proposta una favola di Walt Disney.buffo cm qulc1 possa infervorarsi tanto per Cristo la domenica, mentre e di fatto un Cristiano invisibile durante il resto della settimana. buffo ke qnd inoltri qst messaggio tu nn ne dia una copia a molti di quelli ke sono nella tua lista degli indirizzi perkè non sei sicuro del loro credo o di cosa penseranno di te per il fatto di averglielo mandato. buffo cm possa essere più preoccupato di ciò ke pensa la gente di me piuttosto ke di ciò ke Dio pensa di me. Stai pensando?se dai qst pagina per e-mail o per fotocopia a qualcun'altro forse riuscirai a far riflettere anke lui/lei! decidi tu se merita di essere passata ad altri! spetta a te scegliere..... oppure.... semplicemente...buttala, ignorala: nessuno saprà mai ke lo hai fatto, o forse............. Qualcuno si.. TVTTB AnimoticonSorrisoCuore rossoLabbra rosse.
October 31

contro l'aborto

Sono ritornati

Mentre il Padreterno è intento a leggere la posta del mattino, qualcuno bussa energicamente alla porta del suo studio. Sono Gesù, lo Spirito Santo e la Madonna con tanti bambini

Perché piangete? Dice il Padreterno.

Padre Santo, risponde Maria, molti bambini che tu hai mandato sulla terra un mese fa, sono ritornati perché sono stati rifiutati. Il Padreterno diventa triste e domanda a Gesù: è ritornato anche Arturo, il futuro scienziato a cui avevo consegnato la cura del cancro? Si Padre mio, anche lui. La piccola Matilde, è ritornata anche lei? Si, risponde lo Spirito Santo, i genitori a cui l’avevi affidata non volevano una bimba down.

Mentre il Padreterno si asciuga le lacrime dice: il mio piccolo Kimbi, la mia perla nera, è rientrato anche lui?

No, risponde felicemente la Santa Vergine. Lui è rimasto in Africa, l’aiuto e l’impegno missionario di Rino e dei suoi amici, hanno permesso alla sua mamma di poterlo accogliere anche se molto povera.

Il Padreterno, rincuorato da questa bella notizia, si alza in piedi e dice: da questo momento, tutti i bambini che sono rientrati saranno gli angeli protettori di Rino e di tutti coloro che difendono la vita.

Ogni bambino che nasce è un ponte verso il Cielo.
Ogni bambino che nasce sofferente è la strada che conduce al Paradiso...

una storia per te!!

 

La storia ha inizio tempo fa, quando un papà punisce sua figlia di cinque anni per la perdita di un oggetto di valore ed il denaro in quel periodo era poco.

Era il periodo di Natale, la mattina successiva la bambina portò un regalo disse: «Papà è per te».

Il padre era visibilmente imbarazzato, ma la sua arrabbiatura aumentò quando, aprendo la scatola, vide che dentro non c'era nulla.

Disse in modo brusco: «Non lo sai che quando si fa un regalo, si presuppone che nella scatola ci sia qualcosa?».

La bimba lo guardò dal basso verso l'alto e con le lacrime agli occhi disse:

«Papà, non è vuoto. Ho messo dentro tanti baci fino a riempirlo».

Il padre si sentì annientato. Si inginocchiò, le mise le braccia al collo e le chiese perdono.

Passò del tempo e una disgrazia portò via la bambina.

Per tutto il resto della sua vita, il padre tenne sempre la scatola vicino al letto e quando si sentiva scoraggiato o in difficoltà, apriva la scatola e tirava fuori un bacio ricordando l'amore che la bambina ci aveva messo dentro.

Ognuno di noi ha una scatola piena di baci e amore incondizionato, dei nostri figli, amici e Dio.

October 29

sogni di Don Bosco!!

Il sogno dell’elefante11 6 gennaio 1863 Don Bosco raccontava ai suoi giovani uno di quei sogni che facevano epoca per l’efficacia con la quale scuotevano i cuori e li portavano a Maria.
Sognò di trovarsi nella sua cameretta in amichevole conversazione col prof. Vallauri, senatore del Regno, quando sentì bussare alla porta. Corse a vedere. Era Mamma Margherita, morta da sei anni, che affannata lo chiamava:
— Vieni a vedere! Vieni a vedere!
Don Bosco esce sul balcone e vede, nel cortile, un elefante di smisurata grandezza. Sbigottito si precipita nel cortile, seguito dal prof. Vallauri.
Quell’elefante sembrava mite, docile, si divertiva con i giovani, li accarezzava con la proboscide, in modo che era sempre seguito da un gran numero di giovani. La maggior parte però fuggiva spaventata e finì per rifugiarsi in chiesa. Anche Don Bosco li seguì e, nel passare vicino alla statuetta della Vergine, collocata sotto il porticato (ove si trova ancora oggi), toccò l’estremità del suo manto per invocarne la protezione; ed Ella alzò il braccio destro. Vallauri lo imitò e la Vergine sollevò il braccio sinistro.
Venne l’ora delle sacre funzioni e tutti i giovani si recarono in chiesa. L’elefante li seguì e Don Bosco, mentre impartiva la benedizione eucaristica, vide al fondo il mostro anch’esso inginocchiato, ma in senso contrario, col muso e con le zanne rivolti alla porta principale. Usciti di chiesa, i giovani ripresero la ricreazione. «A un tratto — racconta Don Bosco —, all’impensata di tutti, vidi quel brutto animale, che prima era tanto gentile, avventarsi con furiosi barriti in mezzo ai giovani circostanti e, prendendo i più vicini con la proboscide, scagliarli in alto, sfracellarli sbattendoli in terra e con i piedi farne uno strazio orrendo. Era un fuggi fuggi generale: chi gridava, chi piangeva, chi invocava l’aiuto dei compagni; mentre, cosa straziante, alcuni giovani, invece di soccorrere i feriti, avevano fatto alleanza col mostro per procacciargli nuove vittime.
Mentre avvenivano queste cose, la statuetta della Madonna si animò, s’ingrandì, divenne persona di alta statura, alzò le braccia, aperse il manto che si allargò smisuratamente, tanto da coprire tutti quelli che vi si ricoveravano sotto. Ma vedendo Maria SS. che molti non si curavano di correre a lei, gridava ad alta voce:
— Venite ad me omnes (Venite a me tutti).
Ed ecco che la folla dei giovani sotto il manto cresceva, mentre il manto continuava ad allargarsi. Siccome però alcuni facevano i sordi e rimanevano feriti, la Vergine, rossa in viso, continuava a gridare:
— Venite ad me òmnes!
L’elefante intanto continuava la strage, aiutato da alcuni giovani che, armati di spada, impedivano ai compagni di rifugiarsi presso la Madonna. Tra i giovani ricoverati sotto il manto della Vergine alcuni facevano rapide scorrerie, strappavano all’elefante qualche preda e portavano i feriti sotto il manto della Madonna, e subito restavano guariti».
Il cortile ormai era deserto e presentava due scene opposte. Da una parte c’era l’elefante con 10-12 giovani che lo avevano aiutato a fare tanto male. A un tratto quel bestione si sollevò sulle zampe posteriori, si trasformò in un fantasma orribile con lunghe corna e, preso un nero copertone, avviluppò quei miseri che avevano parteggiato con lui, mandando un orribile barrito. Allora un denso fumo tutti li avvolse e si sprofondarono e sparirono col mostro in una voragine improvvisamente apertasi sotto i loro piedi.
Dall’altra parte la scena dolcissima della Vergine che, ai giovani ricoverati sotto il suo manto, rivolgeva belle parole di conforto e di speranza. Tra le altre, Don Bosco udì queste:
— Voi che avete ascoltato la mia voce e siete sfuggiti alla strage del demonio, volete sapere qual è la causa della loro perdita? So no i cattivi discorsi e le azioni che ne seguirono. Fuggite quei compagni che sono amici di Satana, fuggite i cattivi discorsi, specialmente quelli contro la purità; abbiate in me una confidenza illimitata e il mio manto vi sarà sempre sicuro rifugio.
Detto questo, si dileguò e Don Bosco non vide altro che la cara statuetta, mentre i giovani salvati si ordinarono dietro a uno stendardo che portava la scritta: Sancta Maria, succurre miseris (Santa Maria, soccorri noi poveretti) e partirono cantando: «Lodate Maria, o lingue fedeli».
Don Bosco terminava il suo racconto dicendo: « Chi vorrà sapere il posto che tenevano in sogno, venga da me e io glielo manifesterò ». «I giovani — commenta il biografo Don Lemoyne —, meditando tal sogno, per una settimana e più non lo lasciarono in pace. Al mattino molte confessioni, dopo pranzo furono quasi tutti da lui per sapere quale luogo tenessero in quel sogno misterioso ».

October 28

nn c'è amore dentro!!

«Non c'è amore dentro»

Il Postino suonò due volte.
Mancavano cinque giorni a Natale.
Aveva fra le braccia un grosso pacco avvolto in carta preziosamente disegnata e legato con nastri dorati.
«Avanti», disse una voce dall'interno.
Il postino entrò.
Era una casa malandata: si trovò in una stanza piena d'ombre e di polvere.
Seduto in una poltrona c'era un vecchio.
«Guardi che stupendo paccone di Natale!» disse allegramente il postino.
«Grazie. Lo metta pure per terra», disse il vecchio con la voce più triste che mai.
Il postino rimase imbambolato con il grosso pacco in mano.
Intuiva benissimo che il pacco era pieno di cose buone e quel vecchio non aveva certo l'aria di spassarsela bene.
Allora, perché era così triste?
«Ma, signore, non dovrebbe fare un po' di festa a questo magnifico regalo?».
«Non posso... Non posso proprio», disse il vecchio con le lacrime agli occhi.
E raccontò al postino la storia della figlia che si era sposata nella città vicina ed era diventata ricca.
Tutti gli anni gli mandava un pacco, per Natale, con un bigliettino: «Da tua figlia Luisa e marito».
Mai un augurio personale, una visita, un invito: «Vieni a passare il Natale con noi».
«Venga a vedere», aggiunse il vecchio e si alzò stancamente.
Il postino lo seguì fino ad uno sgabuzzino.
Il vecchio aprì la porta.
«Ma...» fece il postino.
Lo sgabuzzino traboccava di regali natalizi.
Erano tutti quelli dei Natali precedenti.
Intatti, con la loro preziosa carta e i nastri luccicanti.
«Ma non li ha neanche aperti!» esclamò il postino allibito.
«No», disse mestamente il vecchio.
«Non c'è amore dentro».

Natale è diventata la festa del regalo.
Non è una brutta cosa, dopotutto: Natale è la festa del grande dono fatto da Dio all'umanità: suo Figlio.
Il regalo però può trasformarsi in una usanza
«senza amore dentro», cioè in una triste ipocrisia.

 
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Isabellawrote:
kiss kiss Isa
June 11
Isabellawrote:
 
 
buonagiornatapertedu3.gif
June 7
Anche se siamo in primavera inoltrata, qs bella riflessione  che ha come protagonista la neve, possa farci riscoprire ke Dio ci chiama e ci ama:"La neve è silenziosa, quando arriva non te ne accorgi, però trasforma tutto; è piena di fascino e riesce a rendere anche più belle le cose; infine, quando si scioglie, un po' alla volta, feconda anche il terreno più arido. Così è anche la vocazione, perchè così è l'agire di Dio: Dio è silenzioso, è rispettoso, non fa rumore, non fa chiasso, però, quando entra nella storia di una persona, la cambia radicalmente, da carbone la fa diventare diamante. Chi ha incontrato Dio è capace di fecondare ogni terra." Ciao con affetto immenso!!!unite nel Rogate.ArcobalenoAnimoticon
May 6
È fidandosi di Gesù e seguendolo che si scopre la bellezza e la verità delle sue parole e del suo progetto di vita!
-Manda, Signore Apostoli santi nella tua Chiesa … e se vuoi manda me!- (Mt 9,38)
Coraggio! Il Signore ha bisogno del tuo Sì per arrivare nei cuori degli uomini. Lui ti ama e si fida di te! e tu?
Ciao con affetto le giovani sisters fdz
May 3
stefanowrote:
Ciao nadia..bello il tuo blog anke se un po confusonario uno dei blog + strani in senso buono cmq se passi da me se ti va commenta xd c si vede CIAO
Sept. 15
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