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    September 29

    racconto di Suor Emmanuel sulla mistica Marta Robin. da: -il bambino nascosto di Medjugorje-

     Andiamo a trovare quella vecchia pazza!
     
    [...] Jean e Sonia frequentavano Marta Robin dagli anni '40. Regolarmente, nel corso del loro ritiro nel suo "Foyer de Charitè" o in altre occasioni, andavano a conversare con lei. 
    Sonia era stata " scottata" positivamente fin dal suo primo incontro con Marta. La 2 guerra mondiale era appena terminata e lei e Jean si erano iscritti per un ritiro. Il "Foyer" muoveva allora i primi passi in una Francia esangue. Si proponeva ai partecipanti al ritiro di intrattenersi con Marta per qualche minuto nella sua piccola cascina di "La Paine";  e padre Finet, cofondatore dei "Foyer", li introduceva separatamente  o in coppia  nella minuscola camera di Marta, buia come un forno. Jean e Sonia si presentano, si scambiano con Marta i saluti più normali di questo mondo, quando Marta chiede:
    " E lei, signora Daujat, ha dormito bene sta notte?". " Oh, si, Marta grazie! Ho dormito benissimo!".
    "Perchè mi dice che a dormito bene, mentre non ha dormito affatto! Ha passato la notte a soffrire di mal di schiena e a rigirarsi dicendo: 'che materasso terrbile! che foresteria pietosa!'".
    Silenzio attonito...
    "eh...", farfuglia Sonia, troppo ben educata alla buona creanza mondana.
    "Per favore, mi prometta di andare a parlare con la signorina X e le chieda di cabiarle il materasso. Che gliene dia uno ottimo, lei ha bisogno di riposarsi!".
    Fu l'inizio memorabile di un' amicizia lunga e profonda!
     
     
    Il terzetto di Lione...
     
    Un avvenimento di tutt'altro genere ebbe luogo alcuni anni dopo a Chàteaunuf. Un giorno, un giovane è a tavola con le sue due amanti attorno a una bottiglia di vino buono, in un famoso bar di place Bellecourt a Lione, Francia. Atmosfera scialba, conversazione quasi inesistente, una noia mortale incombe sul terzetto. Hanno esaurito l'interesse verso ogni cosa, hanno commesso e ricommesso tutti i peccati possibili, hanno provato tutto, sperimentato tutto, ed eccoli a corto di fantasia. Che cosa potranno inventare di nuovo per rendere eccitante la loro vita?!
    " Ho un'idea", butta là l'uomo, con gli occhi illuminati a un tratto da un lampo di malizia. " se andassimo insieme a trovare quella vecchia pazza?!"
    "Che vecchia pazza?",chiede una delle donne. " Ma lo sai bene, la pazza di Chàteauneuf, quella che resta sempre chiuso al buio!".
    " Ah, la 'mistica'? dicono che abbia le stimmate...".
    "un corno! é tutto per fare soldi!".
     " geniale la tua idea!", esclama l'altra donna. " Ma ci occorre un piano prudente, è molto difficile avvicnarla".
    "non preoccuparti, conosco qualcuno che ci è andato. Il piano è semplice: parteciperemo a un ritiro e il secondo giorno ci chiederanno chi vuole andare a trovare Marta. Ci iscriviamo enaturalmente figiamo di essere 'pii'...".
    "Nessun problema per questo", risponde una delle donne ridacchiando.
    "...e diremo che abbiamo una questione importante da sottoporle, che dobbiamo vederla tutti e tre insieme. E una volta in camera, ci facciamo la risata più bella della nostra vita! Ci scateniamo a fondo! La prendiamo in giro, ci divertiamo, la insultiamo, la copriamo delle ingiurie più grossolane, in poche parole le diamo una lavata di capo più grossa della sua vita! Si ricorderà di noi. E aturalmente racconteremo tutto ai giornali".
    E tutti e tre fanno grasse risate sfregandosi le mani in anticipo. Tre settimane dopo i nostri tre canditati allo scandolo somigliano a tre pure colombe. Mangiano tranquillamente il loro pasto fra i partecipanti del ritiro di Chàteauneau-de-Galaure, quando li chiamano per nome:
    " Tocca a voi andare da Marta. Siate pronti per le 15.00 davanti alla scalinata del Foyer, Padre Finet vi accompagnerà in auto".
    Ignorando un particolare importante degli usi e costumi del "Foyer", ossia che Marta chiede sempre di conoscere la lista delle persone che vogliono vederla. In certe occasioni ha segnalato che il tale o il talaltro non poteva essere accettato perchè è un giornalista che ha nascosto una cinepresa, oppure un burlone di bassa lega che vuol nuocere ai "Foyer". Lei prega a lungo per ogni "inviato".
    Il nostro terzetto di Lione arriva dunque nell'anticamera di Marta; ognuno si siede davanti al vecchio fornello a legna della cascina, mentre il grande orologio segna rumorosamente e inesorabimente i minuti che passano. L'atmosfera è cambiata, sono già meno fieri che nel loro bar di Lione, ma... non c'è nulla da temere, il loro piano è perfetto, funzionerà!
    Una signora esce dalla camera di Marta, ha le lacrime agli occhi...
    "Presto, sbrigatevi, tocca a voi!", dice Padre Finet, che spinge dolcemente nel buio, indicando loro alcune sedie con la lampadina tascabile.
    Hanno appena il tempo di capire dove sono e di trovarea tentoni la sedia, e Marta ha già aperto bocca:
    "Avanti, prendetemi in giro! é tutto quello che mi merito!"
    Silenzio di tomba; il nostro trio resta di stucco; passano secondi opprimenti...
    "Ma... signora... noi... eh...".
    "Avanti, no abbiate paura, ditemi tutto quello che avete sullo stomaco, non sono che una peccatrice e mi merito solo questo!".
    L'uomo tenta di riprendere fiato e dice con voce rotta dall'angoscia, colpito com'è dal soprannaturale del momento:
    "Ma signora, non abbiamo niente da dirle, non siamo venuti per orenderla in giro..."
    "Si, ricordate, la sera del 4 marzo, in un famoso bar di place Bellecourt a Lione, vi chiedevate cosa fare e avete deciso d andare a trovare la 'vecchia pazza di Chàteauneuf' per farvi beffe di lei...".
    I tre ammutoliscono definitivamente per lo stupore. Lo choc genera anzitutto in loro un timoreche li pervade fino alle ossa. Perfino la loro facoltà di pensare è sospesa; abbassano il capo, sconvolti, sbalorditi... Hanno sbagliato tutto, hanno perso, non sapevano... Allora a poco a poco il loro contegno orgoglioso fa posto a un piccolo e fragile ascolto del cuore. E Marta continua sullo slancio, salvando la situazione dal disastro.
    L'uomo e le sue due amanti restano più di un'ora ad ascoltare Marta. Il suo immenso amore per gli esseri li ha conquistati a poco a poco e non cercano più di giocare a nascondino. Sa tutto di loro, a quanto pare, ma la cosa più sorprendente in lei è che li ama così come sono, come ama una madre. Si direbbe perfino che si consideri al si sotto di loro. Testimonia loro un rispetto infinito e li introduce subito nello splendore del progetto di Dio sulla loro vita cristiana. Sembra ignorare che la loro vita da dissoluti non li ha preparati affatto a sentire parole così pure, così sublimi! Rincara la dose sulla bellezza della vita di coloro che amano Dio e sullo spelndore di un anima profondamente unita a Gesù. Il suo entusiasmo li appassiona.
       Quel giorno, in una piccola cascina sperduta della Dròme, l'amore riporta una bella vittoria sull'odio. Quando i nostri tre amici esono dalla casa di Marta e il vento del Mezzogiorno ne sfiora i volti trasfigurati, barcollano per la gioia. Hanno l'impressione di avere viaggiato lontano, lontano, in un altro mondo.
    frutto della visita: un monaco e due monache. 
     
     
     
    September 16

    testimonianza mozzafiato!!!!!!!!!!!

     

    Testimonianza di Catalina Rivas sulla Santa Messa

    Selezione di brani tratti dal libro "La Santa Messa

     

    [...] È questa la testimonianza che devo e voglio dare al mondo intero, per la maggior Gloria di Dio è per la salvezza di chiunque voglia aprire il proprio cuore al Signore. Affinché molte anime, consacrate a Dio, ravvivino il fuoco dell’amore per Cristo, sia quelle che hanno nelle loro mani il potere di farlo scendere sulla terra per essere nostro nutrimento, sia le altre, affinché perdano l’uso di riceverlo "per abitudine" e rivivano il meraviglioso stupore dell’incontro quotidiano con l’amore. Affinché i miei fratelli e sorelle laici di tutto il mondo vivano il più grande dei Miracoli con il cuore: la celebrazione della Santa Eucaristia.

    Era la vigilia del giorno dell’Annunciazione e noi tutti del nostro gruppo eravamo andati a confessarci. Alcune signore del gruppo di preghiera non riuscirono a farlo e rimandarono la confessione al giorno seguente, prima della Santa Messa.

    Quando il giorno seguente giunsi in chiesa con un po’ di ritardo, il signor Arcivescovo e i sacerdoti stavano entrando già nel presbiterio. In quel momento la Vergine disse [...]: "Oggi per te è un giorno di apprendistato e voglio che tu faccia molta attenzione perchè, di ciò che sei testimone oggi, dovrai farne partecipe l'umanità".

    Il signor Arcivescovo cominciò la Santa Messa e giunto all'Atto Penitenziale, la SS. Vergine disse: "Dal profondo del tuo cuore, chiedi perdono al Signore per tutte le tue colpe, per averlo offeso, così potrai partecipare degnamente a questo privilegio di assistere alla Santa Messa".

    Per una frazione di secondo pensai: "Sono in grazia di Dio, mi sono appena confessata ieri sera". La Madonna rispose:- "E tu credi che da ieri sera non hai offeso il Signore? Lascia che ti ricordi alcune cose. Quando stavi uscendo per venire qui, la ragazza che ti aiuta ti si avvicinò per chiederti alcune cose, e poiché eri in ritardo, sbrigativamente le rispondesti in modo non molto cortese. E' stata una mancanza di carità da parte tua, e dici di non avere offeso Dio...?

    Nella strada che hai fatto per venire qui, un autobus ti ha attraversato la strada e ti ha quasi urtato e tu ti sei espressa in maniera poco conveniente contro quel pover'uomo, invece di venire in chiesa a fare le tue orazioni, preparandoti per la Santa Messa. Hai mancato di carità e hai perso la pace, la pazienza. E dici di non aver offeso il Signore?...

    E arrivi all'ultimo momento, quando già la processione dei celebranti sta uscendo per celebrare la Messa... e stai per parteciparvi senza una previa preparazione...".

    "Perchè arrivare all'ultimo momento? Dovreste essere qui prima, per poter fare una preghiera e chiedere al Signore di mandare il Suo Santo Spirito, perchè vi conceda uno spirito di pace che scacci via lo spirito del mondo, le preoccupazioni, i problemi e le distrazioni, e poter essere così capaci di vivere questo momento tanto sacro. Invece arrivate quasi all'inizio della celebrazione e vi partecipate come se andaste ad assistere ad un evento qualsiasi, senza nessuna preparazione spirituale. Perché? E' il miracolo più grande, e voi avete la possibilità di vivere il momento del più grande regalo da parte dell'Altissimo, ma non lo sapete apprezzare".

    Era un giorno di festa e si doveva recitare il Gloria. Nostra Signora disse: "Glorifica e benedici con tutto il tuo amore la Santissima Trinità, riconoscendoti una Sua creatura".

    Arrivò il momento della Liturgia della Parola e la Vergine mi fece ripetere: "Signore, voglio oggi ascoltare la Tua Parola e dare frutto abbondante; che il Tuo Santo Spirito mondi il terreno del mio cuore, perchè la Tua Parola cresca e si sviluppi, purifica il mio cuore perchè sia ben disposto".

    "Voglio che tu stia attenta alle letture e a tutta l'omelia del sacerdote. Ricorda che la Bibbia dice che la Parola di Dio non ritorna senza aver dato frutto. Se stai attenta, resterà qualcosa in te di tutto quello che ascolti. Devi cercare di ricordare tutto il giorno quelle Parole, che hanno lasciato in te un’impronta. Potranno essere una volta due frasi, poi sarà l'intera lettura del Vangelo, qualche volta solo una parola, da assaporare per il resto del giorno; questo si farà carne in te perchè è questa la maniera di trasformare la vita, e fare in modo che la parola di Dio trasformi".

    "E ora, dillo al Signore che sei qui per ascoltare ciò che tu vuoi che Egli dica oggi al tuo cuore".

    Ringrazio nuovamente Dio perché mi dà l’opportunità di ascoltare la Sua Parola; chiedo perdono per aver mantenuto un cuore tanto duro per così tanti anni e per aver insegnato ai miei figli ad andare alla Messa la domenica perché così comandava la Chiesa, e non per amore e per il bisogno di riempirsi di Dio...

    Io che avevo assistito a tante Eucaristie, più che altro come un obbligo, e avevo creduto con questo di essere salva... Di viverla, nemmeno per sogno, di porre attenzione alle letture e alla omelia del sacerdote ancor meno. Quale dolore ho provato per tanti anni persi inutilmente, a causa della mia ignoranza!... Quanta superficialità nelle Messe alle quali assistiamo quando c’è un matrimonio, o una Messa da morto, oppure perché ci teniamo a farci vedere dagli altri! Quanta ignoranza riguardo questa nostra Chiesa e riguardo i Sacramenti! Quanto spreco nel voler istruirci e coltivarci nelle cose del mondo, che in un momento possono sparire senza che nulla rimanga, e che alla fine della vita non ci servono neanche ad aggiungere un minuto alla nostra esistenza! Ma di quello che ci farà guadagnare un poco di cielo sulla terra e poi la vita eterna, non sappiamo niente! E ci consideriamo uomini e donne istruiti...!

    Un attimo dopo si arrivò all'Offertorio e la Vergine Santissima disse: "Recita così: «Signore, Ti offro tutto ciò che sono, quello che ho, quello che posso, tutto pongo nelle Tue mani. Eleva Tu, Signore, quel poco che io sono. Per i meriti del Tuo Figlio, trasformami, Dio Altissimo. Ti supplico per la mia famiglia, per i miei benefattori, per ogni membro del nostro apostolato, per tutte le persone che ci combattono, per quelli che si raccomandano alle mie povere preghiere... Insegnami ad umiliare il mio cuore affinché il loro cammino sia meno duro!» E' così che pregavano i Santi e così voglio che facciate voi".

    All'improvviso, cominciarono ad alzarsi in piedi delle persone che non avevo visto prima. Era come se dal fianco di ogni persona che si trovava nella Cattedrale, uscisse un'altra persona. La chiesa si riempì così di varie persone giovani e belle, vestite con tuniche bianchissime. Si diressero fino al corridoio centrale procedendo poi verso l'altare.

    Disse nostra Madre: "Osserva, sono gli Angeli Custodi di ognuna delle persone che si trovano qui. E' il momento nel quale il vostro Angelo Custode porta le vostre offerte e preghiere all'Altare del Signore".

    Alcuni di loro portavano un vassoio d'oro con qualcosa che risplendeva di una luce bianco-dorata. Disse la Vergine: "Sono gli angeli Custodi che stanno offrendo questa Santa Messa per molte varie intenzioni, di quelle persone che sono coscienti di ciò che significa questa celebrazione, di quelle che hanno qualcosa da offrire al Signore...

    In questo momento..., offrite le vostre pene, i vostri dolori, le vostre speranze, le vostre gioie e tristezze, le vostre richieste. Ricordatevi che la Messa ha un valore infinito, quindi siate generosi nell'offrire e nel chiedere".

    Dietro ai primi Angeli, ne venivano altri che non avevano niente nelle mani, le avevano vuote. Disse la Vergine: "Sono gli Angeli delle persone che pur essendo qui, non offrono mai niente, che non sono interessate a vivere ogni momento liturgico della Messa e non hanno offerte da portare all'altare del Signore".

    Per ultimi, vi erano degli altri Angeli che erano piuttosto tristi, con le mani giunte in preghiera, ma con gli occhi bassi: "Sono gli Angeli Custodi delle persone che pur essendo qui, è come se non ci fossero, vale a dire delle persone che sono venute per forza, che sono venute perchè si sentono obbligate, ma senza nessun desiderio di partecipare alla Santa Messa, e così gli Angeli vanno tristemente perchè non hanno niente da portare all'Altare, salvo le proprie preghiere.

    Non intristite il vostro Angelo Custode... Pregate molto, pregate per la conversione dei peccatori, pregate per la pace nel mondo, per i vostri famigliari, per il vostro prossimo e per quelli che si raccomandano alle vostre preghiere. Pregate, pregate molto, non solo per voi, ma anche per gli altri.

    Ricordatevi che l'offerta più gradita al Signore la fate quando offrite voi stessi come olocausto, affinché Gesù, nello scendere, vi trasformi con i Suoi propri meriti. Cosa avete da offrire al Padre che sia solo vostro? Il nulla ed il peccato, ma se vi offrite in unione ai meriti di Gesù, quell’offerta è gradita al Padre".

    [Catalina vede ora tante persone vestite con tuniche di vari colori; N.d.R.] Tutti questi si inginocchiavano al canto "Santo, Santo, Santo il Signore...". Nostra Signora disse: "Sono tutti i Santi e i Beati del Cielo e fra di essi vi sono anche le anime dei vostri famigliari che godono già della Presenza di Dio".

    La Vergine disse: "Ti colpisce il fatto di vedermi un poco più indietro di Monsignore [il celebrante; N.d.T.], vero? Ma così deve essere... Per quanto mi ami, il Figlio Mio non Mi ha dato la dignità che dà ad un sacerdote, di poterlo continuamente portare quotidianamente tra le Mie mani, come lo fanno le mani sacerdotali. Ecco perchè provo un profondissimo rispetto per il sacerdote e per quel miracolo che Dio realizza per suo mezzo, e che mi obbliga qui ad inginocchiarmi".

    Dio mio, quanta dignità, quanta grazia riversa il Signore sulle anime sacerdotali, e noi non ne siamo coscienti, e talvolta, nemmeno tanti di loro!

    Di fronte all'altare cominciarono a presentarsi delle ombre di persone di colore grigio, che sollevavano le mani verso l'alto. Disse la Vergine Santissima: "Sono anime benedette del Purgatorio che aspettano le vostre preghiere per trovare refrigerio. Non cessate di pregare per loro. Pregano per voi, ma non possono pregare per loro stesse, siete voi che dovete pregare per loro, per aiutarle ad uscire per incontrarsi con Dio e godere eternamente di Lui.

    Come vedi, Io sono qui sempre... La gente fa pellegrinaggi, cerca i luoghi delle apparizioni, e questo va bene per tutte le grazie che si ricevono in quei luoghi, ma in nessuna apparizione, in nessun luogo Io sono presente per più tempo, come durante la Santa Messa. Ai piedi dell'Altare dove si celebra l'Eucaristia, sempre Mi potrete trovare; Io rimango ai piedi del Tabernacolo insieme agli Angeli, perchè Io sto sempre con Lui".

    Lo dico con dolore: la maggioranza degli uomini, ancor più delle donne, se ne stanno in piedi [durante la consacrazione] con le braccia incrociate come se dovessero rendere un omaggio al Signore da pari a pari, da uguale ad uguale. Disse la Vergine: "Dillo agli esseri umani, che mai un uomo è così davvero uomo come quando piega le ginocchia davanti a Dio".

    Il celebrante pronunciò le parole della "Consacrazione". Era una persona di statura normale, ma all'improvviso cominciò a crescere, a riempirsi di luce, di una luce soprannaturale, tra il bianco e il dorato che lo avvolgeva, e diventava fortissima nella parte del volto, tanto che non si potevano più vedere i suoi lineamenti. Quando sollevò l'Ostia, vidi che le sue mani avevano sul dorso dei segni, dai quali usciva molta luce. Era Gesù!... Era Lui che con il Suo Corpo avvolgeva quello del celebrante.

    Istintivamente abbassai la testa e Nostra Signora disse: "Non distogliere lo sguardo, alza gli occhi, contemplalo, incrocia il tuo sguardo con il Suo e ripeti la preghiera di Fatima: «Gesù mio, io credo, adoro spero e Ti amo. Ti chiedo perdono per tutti quelli che non credono, non adorano, non sperano e non ti amano». Perdono e Misericordia... Adesso digli quanto lo ami, rendi il tuo omaggio al Re dei Re".

    Non appena Monsignore pronunciò le parole della Consacrazione del vino, insieme alle sue parole, incominciarono ad apparire dei bagliori come lampi, nel cielo e sullo sfondo. La chiesa non aveva più né tetto, né pareti, tutto era buio, vi era solamente quella luce che brillava nell'Altare.

    All'improvviso sospeso in aria vidi Gesù Crocifisso, dalla testa sino alla parte bassa del torace. Il tronco trasversale della croce era sostenuto da grandi e forti mani. Dal centro di quello splendore, si distaccò un piccolo lume come una colomba molto piccola e molto brillante che, fatto velocemente il giro della chiesa, si posò sulla spalla sinistra del signor Arcivescovo [il celebrante; N.d.R.], che continuava ad essere Gesù, perchè potevo distinguere la Sua capigliatura, le Sue piaghe luminose, il Suo grandioso corpo, ma non vedevo il Suo volto.

    In alto, Gesù Crocifisso, stava con il viso reclinato sulla spalla destra. Si vedevano sul volto e sulle braccia i segni dei colpi e delle ferite. Sul costato destro, all'altezza del petto, vi era una ferita da cui usciva a fiotti verso sinistra del sangue, e verso destra qualcosa che sembrava acqua, però molto brillante; ma erano piuttosto fasci di luce quelli che si dirigevano verso i fedeli, muovendosi a destra e a sinistra. Mi stupiva la quantità di sangue che traboccava dal Calice e pensai che avrebbe impregnato e macchiato tutto l'Altare, ma non ne cadde una sola goccia!

    In quel momento la Vergine disse: "Te l'ho già ripetuto, questo è il miracolo dei miracoli, per il Signore non esistono né tempo, né distanza e nel momento della Consacrazione, tutta l'Assemblea viene trasportata ai piedi del Calvario nell'istante della Crocifissione di Gesù".

    Può qualcuno immaginarselo? I nostri occhi non lo possono vedere, ma tutti siamo là, nello stesso momento nel quale lo stanno crocefiggendo e mentre chiede perdono al Padre, non solamente per quelli che lo uccidono, ma per ognuno dei nostri peccati: "Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno!".

    A partire da quel giorno, non mi importa se mi prendono per pazza, io chiedo a tutti di inginocchiarsi, chiedo a tutti di cercare di vivere con il cuore e con tutta la sensibilità di cui sono capaci quel privilegio che il Signore ci concede.

    Quando stavamo per cominciare a pregare il Padre Nostro, parlò il Signore, per la prima volta durante la celebrazione, e disse: "Ecco, voglio che tu preghi con la maggiore profondità di cui sei capace e che, in questo momento, ti ricordi della persona o delle persone che ti hanno causato più male nella tua vita, affinché tu li abbracci e dica loro con tutto il cuore: «Nel Nome di Gesù io ti perdono e ti auguro la pace. Nel Nome di Gesù io ti chiedo perdono e desidero la mia pace». Se questa persona merita la pace, la riceverà e ne avrà un gran bene; se questa persona non è capace di aprirsi alla pace, la pace tornerà al tuo cuore. Ma non voglio che tu riceva o dia la pace ad altre persone, fino a quando non sei capace di perdonare e di provare quella pace dapprima nel tuo cuore".

    "Fate attenzione a quello che fate" - continuò il Signore - "Voi ripetete nel Padre Nostro: perdonaci come noi perdoniamo quelli che ci offendono. Se siete capaci di perdonare e non, come dicono alcuni, di dimenticare, state mettendo delle condizioni a Dio. State dicendo: perdonami soltanto come io sono capace di perdonare, non di più".

    Non so come spiegare il mio dolore, nel comprendere quanto possiamo ferire il Signore e quanto possiamo fare male a noi stessi con tanti rancori, con i cattivi sentimenti e le cose brutte che nascono dai complessi e dalla suscettibilità. Perdonai, perdonai di cuore e chiesi perdono a tutti quelli che talvolta mi avevano offeso, per sentire la pace del Signore.

    Arrivò il momento della Comunione dei celebranti [...] la Vergine disse: "Questo è il momento di pregare per il celebrante e per i sacerdoti che lo accompagnano, ripeti con me: Signore, benedicili, santificali, aiutali, purificali, amali, abbine cura, sostienili con il tuo amore... Ricordatevi di tutti i sacerdoti del mondo, pregate per tutte le anime consacrate...".

    Amati fratelli, questo è il momento in cui dobbiamo pregare perché loro sono la Chiesa, così come lo siamo anche noi laici. Molte volte i laici esigono molto dai sacerdoti, però siamo incapaci di pregare per loro, di capire che sono persone umane, di comprendere e apprezzare la solitudine che molto spesso può circondare un sacerdote.

    Dobbiamo capire che i sacerdoti sono persone come noi e che hanno bisogno di comprensione, di assistenza, che hanno bisogno di affetto e di attenzioni da parte nostra, perché stanno dando la loro vita per ognuno di noi, come Gesù, consacrandosi a Lui.

    Il Signore vuole che la gente del gregge che Dio ha affidato loro, preghi e aiuti il proprio Pastore a santificarsi. Un giorno o l’altro, quando saremo dall’altra parte, comprenderemo la meraviglia compiuta dal Signore nel darci dei sacerdoti che ci aiutano a salvare la nostra anima.

    La gente cominciò ad uscire dai banchi per andare a comunicarsi [...] Il Signore mi disse: "Aspetta un momento, voglio che tu osservi qualcosa...". Per un impulso interiore alzai gli occhi fino alla persona che andava a prendere la comunione nella lingua dalle mani del sacerdote. Devo precisare che questa persona [...] non si era potuta confessare la sera prima e lo fece quella mattina, prima della Santa Messa. Quando il sacerdote ebbe posto la Sacra Ostia sulla sua lingua, vi fu come un lampo di luce; quella luce di colore bianco dorato intenso, attraversò questa persona prima dalla spalla e poi circondando la spalla, gli omeri e la testa. Disse il Signore: "E' così che Io Mi compiaccio nell'abbracciare un'anima che viene a ricevermi col cuore puro!". Il tono di Gesù era quello di una persona contenta.

    Quando mi diressi a ricevere la comunione, Gesù mi ripeté: "L'Ultima Cena fu il momento di maggiore intimità con i Miei. In quell'ora dell'amore, istituii quello che agli occhi degli uomini potrebbe sembrare la più grande pazzia, farmi prigioniero d'Amore. Istituii l'Eucaristia. Volli rimanere con voi fino alla fine dei secoli, perchè il Mio Amore non poteva sopportare che rimanessero orfani quelli che amavo più della Mia Vita...".

    Quando tornai al mio posto, mentre mi inginocchiavo il Signore mi disse: "Ascolta...". [in quel momento una signora, seduta davanti a Catalina che aveva appena preso la Comunione, senza aprire bocca disse]: "Signore, ricordati che siamo alla fine del mese e che non ho i soldi per pagare l'affitto, la rata della macchina, il collegio dei bambini, devi fare qualcosa per aiutarmi... Per favore, fa che mio marito smetta di bere tanto, non posso sopportare più le sue ubriachezze, e mio figlio minore perderà di nuovo l'anno se non lo aiuti, questa settimana ha gli esami... e non dimenticarti della vicina che deve cambiare casa, che lo faccia una buona volta perchè io non la posso sopportare...".

     Gesù mi disse con un tono triste: "Ti sei resa conto? Non mi ha detto una sola volta che Mi ama, non una sola volta ha dato segni di gratitudine per il dono che le ho fatto di far scendere la Mia Divinità fino alla sua povera umanità, per elevarla a Me. Non una sola volta ha detto: «grazie, Signore». E' stata una litania di richieste... e sono così quasi tutti quelli che vengono a ricevermi.

    Io sono morto per amore e sono risuscitato. Per amore aspetto ognuno di voi e per amore rimango con voi... ma voi non vi rendete conto del fatto che Io ho bisogno del vostro amore. Ricorda che Sono il Mendicante d'Amore in quest'ora sublime per l'anima".

    Quando il celebrante stava per impartire la benedizione, la Vergine Santissima disse: "Fai attenzione, osserva bene... Invece di fare il segno della Croce, voi fate un ghirigoro. Ricorda che questa benedizione può essere l'ultima che ricevi nella tua vita dalla mano di un sacerdote. Tu non sai se uscendo da qui, morirai o no, e non sai se avrai l'opportunità che un altro sacerdote ti dia una benedizione. Quelle mani consacrate ti stanno dando la benedizione nel Nome della Santissima Trinità, pertanto, fai il Segno della Croce con rispetto e come se fosse l'ultimo della tua vita".

    [subito dopo la fine della Messa, Gesù disse:] "Non andate via di corsa dopo terminata la Messa, rimanete un momento in Mia compagnia, traetene profitto e lasciate che anche Io possa trarre profitto dalla vostra compagnia...".

    [... Catalina chiede a Gesù:] Signore quanto rimani davvero, dopo la comunione? Suppongo che il Signore abbia riso della mia ingenuità, perché disse: "Tutto il tempo che tu vorrai tenermi con te. Se mi parli durante tutto il giorno, dedicandomi qualche parola durante le tue faccende, Io ti ascolterò. Io sono sempre con voi, siete voi che vi allontanate da Me. Uscite dalla Messa, e per quel giorno è quanto basta; avete osservato il giorno del Signore, e tutto finisce lì, e non pensate che Mi piacerebbe condividere la vostra vita familiare con voi almeno in quel giorno.

    Voi nelle vostre case avete un luogo per tutto, e una stanza per ogni attività: una camera per dormire, un'altra per cucinare, una per mangiare, ecc.. Qual'è il luogo che hanno destinato a Me? Deve essere un luogo nel quale non soltanto tenete una immagine permanentemente impolverata, ma un luogo nel quale almeno per cinque minuti al giorno la famiglia si riunisce a ringraziare per la giornata, per il dono della vita, a pregare per le necessità quotidiane, chiedere benedizioni, protezione, salute... Tutti hanno un posto nelle vostre case, tranne Io.

    Gli uomini programmano la loro giornata, la settimana, il semestre, le vacanze ecc.. Sanno in quale giorno riposeranno, in che giorno andranno al cinema o ad una festa, a visitare la nonna o i nipoti, i figli, gli amici, quando andranno a divertirsi. Ma quante famiglie dicono almeno una volta al mese: «Questo è il giorno in cui dobbiamo andare a visitare Gesù nel Tabernacolo» e tutta la famiglia viene a fare conversazione con Me, a sedersi di fronte a Me e a parlarmi, a raccontarmi ciò che è accaduto negli ultimi giorni, raccontarmi i problemi, le difficoltà che hanno, chiedermi ciò di cui hanno necessità... Farmi partecipe delle loro faccende! Quante volte?

    Io so tutto, leggo nel più profondo dei vostri cuori e delle vostre menti, però Mi piace che siate voi a raccontarmi le vostre cose, che me ne facciate partecipe come uno della famiglia, come con l'amico più intimo. Quante grazie perde l'uomo perchè non Mi dà un posto nella sua vita...".

    "Volli salvare la Mia creatura, perchè il momento di aprirle la porta del Cielo è stato pieno di troppo dolore...

    Ricorda che nessuna madre ha nutrito il proprio figlio con la sua carne. Io sono arrivato a questo eccesso d'Amore per comunicarvi i Miei meriti.

    La Santa Messa sono Io stesso che prolungo la Mia vita e il Mio Sacrificio sulla Croce in mezzo a voi. Senza i meriti della Mia Vita e del Mio Sangue, che cosa avete voi per presentarvi davanti al Padre? Il nulla, la miseria, il peccato...

    Voi dovreste sorpassare in virtù gli Angeli e gli Arcangeli, perchè loro non hanno la fortuna di ricevermi come alimento, voi sì. Essi bevono una goccia della sorgente, ma voi che avete la grazia di ricevermi, potete bere tutto l'oceano...".

    L'altra cosa di cui il Signore mi parlò con dolore fu di quelle persone che si incontrano con Lui per abitudine. Di quelle che hanno perso il meraviglioso stupore di ogni incontro con Lui. Di come l'abitudine faccia diventare certe persone così tiepide che non hanno mai niente di nuovo da dire a Gesù quando Lo ricevono. Delle non poche anime consacrate che perdono l’entusiasmo di innamorarsi del Signore e fanno della loro vocazione un mestiere, una professione, alla quale non si dedicano più di quanto sia necessario, ma senza sentimento...

    Quindi il Signore mi parlò dei frutti che ogni comunione deve portare in noi. Accade infatti che ci sia della gente che riceve il Signore ogni giorno, ma non cambia la propria vita.

    Dedicano molte ore alla preghiera, compiono molte opere, ecc. ecc., ma la loro vita non si trasforma, e una vita che non si trasforma non può dare frutti autentici per il Signore. I meriti che riceviamo nell’Eucaristia debbono portare frutti di conversione in noi e frutti di carità per i nostri fratelli.

    Noi laici abbiamo un incarico molto importante dentro la nostra Chiesa, non abbiamo nessun diritto di tacere davanti all’invito che ci fa il Signore, come lo fa ad ogni battezzato, di andare ad annunciare la Buona Novella. Non abbiamo alcun diritto di ricevere tutte queste conoscenze e non darle agli altri, e così permettere che i nostri fratelli muoiano di fame, mentre noi abbiamo tanto pane nelle nostre mani.

    Non possiamo stare a guardare mentre la nostra Chiesa cade in rovina, perché siamo comodi nelle nostre Parrocchie, nelle nostre case, ricevendo e continuando a ricevere tanto dal Signore: la Sua Parola, le omelie del sacerdote, i pellegrinaggi, la Misericordia di Dio nel Sacramento della confessione, l’unione meravigliosa attraverso il cibo Eucaristico, i discorsi del tale o del tal’altro predicatore.

    In altre parole, stiamo ricevendo tanto e non abbiamo il coraggio di uscire dalle nostre comodità, di andare in un carcere, in una casa di correzione, di parlare con chi è più bisognoso, di dirgli che non si dia per vinto, che è nato cattolico e che la sua Chiesa ha bisogno di lui, anche lì dove è, sofferente, perché questo suo dolore servirà per redimere altri, perché questo sacrificio gli farà guadagnare la vita eterna.

    Non siamo capaci di andare negli ospedali dove ci sono i malati terminali e, recitando la coroncina alla Divina Misericordia, aiutarli con la nostra preghiera in quei momenti di lotta tra il bene e il male, per liberarli dalle insidie e dalle tentazioni del demonio. Ogni moribondo ha paura, e anche soltanto tenendo loro la mano, parlando loro dell’amore di Dio e della meraviglia che li aspetta nel Cielo con Gesù e Maria e insieme ai propri cari che sono già partiti, reca loro conforto.

    L’ora che stiamo vivendo, non ammette che accettiamo l’indifferenza.

    Dobbiamo essere per i nostri sacerdoti la mano d’aiuto che va dove loro non possono arrivare. Ma per fare questo, per averne il coraggio, dobbiamo ricevere Gesù, vivere con Gesù, alimentarci di Gesù. Abbiamo paura di impegnarci un po’ di più e quando il Signore dice: "Cerca prima il Regno di Dio e il resto ti sarà dato in aggiunta", è ricevere tutto. È cercare il Regno di Dio con tutti i mezzi e... aprire le mani per ricevere TUTTO in aggiunta; perché Egli è il Padrone che paga meglio, l’unico che è attento anche alle tue più piccole necessità!

    September 15

    Suor Emmnuel racconta.. l'importanza dell'Eucarestia- dal Bambino nascosto di Medjugorje-

            il ciborio ha gridato!
     
    Si dimentica troppo spesso che nell'Eucacarestia Gesù è più umano di chiunque altro; sente tutto con una sensibilità che ci farebbe venire le vertgini. è tutto cuore, tutta attesa di amore e più vulnerabile di un neonato. ma cosa sappiamo di quello che Gesù sente in noi??
    Una notte, in Francia avendo prolungato un pò il mio tempo di adorazione nella cappella della comunità, mi dirigo verso il tabernacolo per chiuderlo e spegnere le candele che lo circondano. In Francia infatti i membri permanenti della Comunità delle Beatidutini hanno la possibiità di esporre il Santissimo Sacramento senza però toccarlo, basta che aprano la porta del tabernacolo in cui troneggia un piccolo ostensorio. Un fareto direzionale illumina l'ostia, mentre le altre lampade sono spente, il che permette di concentrare l'attenzione sul corpo di Gesù.
    Essendo sola in cappella, me la prendo comoda per svolgere questi piccoli lavoretti di sagrestia attorno a Gesù mentre gli parlo. Non sono forse sua sposa!? Eccomi dunque vicinissima a lui e, con la chiave in mano, mi accingo a chiuderlo all'interno fino alla mattina dopo. Tuttavia sento una stretta al cuore: tanti cristiani sognerebbero di poterlo adorare, fosse solo per un ora, anche nel bel mezzo della notte, ed ecco che io gli chiudo la porta davanti! é allora che un particolare mi balza agli occhi: un pò di cera della candela è colata sul bordo in legno della porta, e bisognerebbe che lo pulissi. Tento di togliere ogni traccia di cera quando sono colpita da una sorta di grido. Non ne dall'ostensorio, ma dal ciborio, posto in fondo al tabernacolo, che contiene molte ostie. Il grido nn è udibile dalle mie orecchie di carne, ma risuona ancora più nel mio cuore, poichè i nostri cuori sono antenne, e come sono potenti!
    Gesù ha qualcosa da dirmi. Abita realmente in ognuna delle ostie, eppure non ci sono 337 Gesù in quel ciborio. Gesù è uno, ma moltiplicato.
    é come se ogni ostia inziasse a esprimersi, descrivendomi il momento cruciale che si prepara a vivere nei giorni successivi. Infatti ogni ostia sa a quale anima, a quale persona è destinata. Ogni ostia vivrà un avventura amorosa unica, e l'ampiezza delle possibilità è vertiinosa! Certe ostie cadranno in cuori che aranno per loro un Cielo; per altre srà come una discesa agli inferi. Il grido che risuona nel mio cuore in realtà è un grido d'angoscia. Parecchie ostie sono in agonia, sanno che saranno ricevute indimore immonde in cui regnano quei peccati che generano la morte. Resto inchiodata al suolo, scioccata... A queste ostie ripugna essere consumate, Gesù grida aiuto! Grido silenzioso, come quello del bambino embrione che sente venire la sua uccisione e si rintana istintivamente nel grembo della madre quando si avvicina lo strumento che lo estrarrà con violenza. Grido silenzioso dell'innocente che non ha alcuna difesa nelsuo corpicino, se colei che lo porta non lo ama. Grido silenzioso di Dio, che ha voluto che ha voluto deporre il suo piccolo corpo, inerte, più leggero di un chicco di grano, fra le mani deli uomini, a suo rischio e pericolo.
    Ogni ostia conosce anche il giorno e l'ora in cui entrerà nel cuore che la riceverà. Sono affascinata dalla coscienzadi Gesù: sa tutto , vede tutto, prevede tutto, e si lascia fare come un agnello! Per fortuna, la maggior parte delle ostie si rallegrano in anticipo di potersi unire al proprio destinatario. Quella notte, quando chiudo il tabernacolo, tento di captare il messaggio che Gesù mi ha dato, un messaggio che non ha finito di svelarmil suo contenuto, poichè solamente nel faccia a faccia del Cielo capirò il suo grido di aiuto. Per il momento una cosa è chiara: Gesù mi invita a andare a adorarlo in spiriton solo in "tutti i tabernacoli del mondo", ma nel cuore di tutti coloro che fanno la comunione, buoni e cattivi, affinchè là dove vive di nuovo la sua uccisione, Gesù riceva però una piccola visita d'amore, un umile segno di attenzione che lo consoli.
     
     
    ostie rubate 
     
    Madre Yvonne Aimèe è una grande mistica francese, morta nel 1951 a quarantanove anni. Aveva molti carismi. Fra l'altro, accadeva a volte che Cristo la avvertise quando venivano profanate delle ostie. Oggi, certuni sostengono che la Presenza Reale non esiste al di fuori della celebrazione della messa. Questo è un grande errore. Ecco la lettera che madre Yvonne Aimèe scriveva da Parigi a padre Crètè il 31 marzo 1923: " Padre, le scrivo avendo Gesù su di me. La notte scorsa, il mio Beneamato mi ha detto di andare a prendeLo a casa di una persona che, da sabato, conservava un'ostia che essa era andata a ricevere indegnamente sull'altare. Appena tornata al suo posto, quasta povera anima se l'era tirata fuori dalla bocca e l'aveva infilata nel fazzoletto per portarla a casa e oltraggiarla. Allora avevo chiesto a Gesù di concedermi queel'anima e ne avevo parlato alle mei amiche di rue Monsieur (Parigi), perchè anche loro pregassero per quella povera persona smarrita".
    " Quella notte, obbedendo all'ordine del dolcissimo Signore Gesù, sono andata a casa di questa perona do ottimo ceto sociale. Lei stessa è venuta ad aprirmi. Le ho detto imediatamente che venivo a prendere l'ostia. Lei è divenuta molto pallida mentre mi diceva di seuirla. Mi ha portato in salotto e ha aperto una scatolina che si trovava sul tavolo... l'ostia era lì!".
    "L'ho presa, poi, seguendo l'ispirazione del Maestro, ho parlato a qesta povera donna che ha versato larime di pentimento sincero".
    "Sono tornata al Foyer con il mio caro tesoro sul cuore. Era l'una e mezza. Lungo la strada, il mio Beneamato mi parlava. 'Conservami', mi diceva, 'finchè non ti dico di agire e non ti facio conoscere la mia volotà'". (il padre spirituale di Yvonne le chiese di consumare l'ostia che portava su di sè e di fare sempre così in casi analoghi!).
    Yvonne continua la sua lettea:
    " Quella sera, Gesù mi ha detto ch, di nuovo, quella notte sarei andata a portarlo via da un'altra casa in cui è stato oltraggiato. O povero Gesù, caro Beneamato così poco amato!".
    Nl corso di ricerche ulteriori a volte Yvonne tornò ferita con l'Eucarestia, strappata a profanatori che l'avevano picchiata. Yvonne soffriva molto dolorosamente per le anime che profanavano le ostie e di cui chiedeva la conversione al Signore. Spesso,  notte seguiva il recupero delle ostie, Gesù la associava alla sua agonia, come per riparare i sacrilegi. Quando si svolgevo questi avvenimenti, Yvonne Aimèe non era acora una religiosa. Aveva solo una ventina d'anni. In seguito doveva entrare nel covento delle agostiniane a Malestroit, in Bretagna.    
     
    fra gli emissari di Dio, Madre Yvonne è una figuradi punta, tanto più che aeva il dono della bilocazione e poteva così incontrare le persone più inaspettate in qualsasi contrada del mondo. Sul momento parlava correttamente la lingua di coloro a cui Dio la inviava, leggendo perfino i loro giornali. Alcuni anni prima della sua morte, nel 2002, padre Labutte ha visitato la mia comunità di Iffndic, in Bretagna, e ha raccontato parecchi episodi della vita di Yvonne Aimèe, di cui era il padre spirituale. Uno di essi mi ha colpito perchè rivela in che modo, un pò nel segreto, il nostro Padre del Cielo moltiplica i tentatvi per riportare i fili al suo Cuore. Alla fine della guerra del 1939-1945, Madre Yvonne Aimèe si trovava a Malestroit in Bretagna. Ora, in seguito alla bilocazione si ritrovò nell'ufficio di Hitler, in Germania. Questi, sorpreso di vedere davanti  a se na religiosa che non veva invitato, aprì il cassetto, afferrò la pistola e sparò. Sembra che, nel caso della blocazione, i corpi non siano vulnerabili... Madre Yvonne non cadde. Hitler sparò una seconda volta , ma  la suora restò altrettando impassibile. Hitler la guardò, di sasso. Essa comunicò il messaggio che gli portava da parte di DIo, n messaggio che conteneva una richiesta esplicita (padre Labutte nn l'ha precisata). Hitler rifiutò, almeno quel giorno. Madre Yvonne si avvicinò allora all'immensa carta dell'Europa che ricopriva una parete della stanza. con il dito indicò una città e disse ad Hitler: " quando sarai arrivato là, avrai perso". ED è ciò che accadde... Oh, temibile libertà dell'uomo davanti agli interventi insistenti di Dio!.