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    June 29

    una breve storia...

    Il peso della preghiera

    Ma come possiamo pensare di essere dimenticati?
    Possibile che Dio ci abbia concepiti per poi abbandonarci, e soprattutto nei momenti difficili? No, assolutamente.
    È proprio in quei momenti che ci porta a spalle. Ci crediamo?

    Una donna infagottata in abiti fuori misura entrò nel negozio di alimentari. Si avvicinò al gestore del negozio e umilmente a voce bassa gli chiese se poteva avere una certa quantità di alimenti a credito. Spiegò che suo marito si era ammalato in modo serio e non poteva più lavorare e i loro quattro figli avevano bisogno di cibo.

    L'uomo sbuffò e le intimò di togliersi dai piedi. Dolorosamente la donna supplicò: «Per favore, signore! Le porterò il denaro più in fretta che posso!» Il padrone del negozio ribadì duramente che lui non faceva credito e che lei poteva trovare un altro negozio nel quartiere.

    Un cliente che aveva assistito alla scena si avvicinò al padrone e gli chiese di tentare almeno di accontentare la povera donna. Il droghiere, con voce riluttante, chiese alla donna: «Ha la lista della spesa?» Con un filo di speranza nella voce la donna rispose: «Sì, signore». «Bene!» disse l'uomo. «Metta la sua lista sulla bilancia. Le darò tanta merce quanto pesa la sua lista».

    La donna esitò un attimo con la testa china, estrasse dalla borsa un pezzo di carta e scarabocchiò qualcosa in fretta, poi posò il foglietto con cautela su un piatto della bilancia, sempre a testa bassa.

    Gli occhi del droghiere e del cliente si dilatarono per la meraviglia quando videro il piatto della bilancia abbassarsi di colpo e rimanere abbassato. Il droghiere, fissando la bilancia, brontolò: «È incredibile!». Il cliente sorrise e il droghiere cominciò a mettere sacchetti di alimenti sull'altro piatto della bilancia. Sbatteva sul piatto scatole e lattine, ma la bilancia non si muoveva.

    Così continuò e continuò, con una smorfia di disgusto sempre più marcata. Alla fine, afferrò il foglietto di carta e lo fissò, livido e confuso. Non era una lista della spesa. Era una preghiera: "Mio Dio, tu conosci la mia situazione e sai ciò di cui ho bisogno: metto tutto nelle tue mani"

    Il droghiere consegnò alla donna tutto ciò che le serviva, in un silenzio imbarazzato. La donna ringraziò e lasciò il negozio.

    Solo Dio conosce il "peso" della tua preghiera...
     

    June 22

    Perché appare la Regina della Pace

    Un giovane di nome Cristian ha detto al suo collega "Ti dico quello che poche volte ho detto nella mia vita: la cosa più grande è avere la Mamma, ed io invece non ce l'ho, è morta per me!" "Cosa è successo? 'Mia Madre per dare la vita a me è dovuta morire, pur sapendo (mi diceva mia zia) che se io non fossi nato, lei non sarebbe morta. Volevano uccidere me per salvare lei, ma lei non ha accettato. Infatti è morta per me!" Tutto questo è successo sotto il monte Mosor sulle spiagge del mare Adriatico. La madre è andata incontro alla morte consapevolmente per salvare il suo bambino. Questo è un gesto da Madre eroica! Non possiamo immaginare come saremmo noi stessi e come sarebbe il mondo intero senza una madre terrena e una madre celeste. Dio ci ha creati in modo da non poter essere felici senza una madre che ci guida per mano. Per questo motivo Dio ci ha donato una madre terrena e anche una Madre Celeste, Maria, la Regina della pace, la Beata Vergine per renderci felici. Maria è Madre di Dio, Madre della Chiesa, Madre di tutti figli e le figlie di Dio, la Regina della Pace è la Regina di un mondo migliore e felice. La Beata Vergine è la donna più bella e più cara al mondo. Ella è la più benedetta tra tutte le donne ed è stata concepita senza peccato. Ella ha vissuto sempre senza peccato ed è per questo motivo che è diventata beata. Dio ha scelto Maria dall'eternità ed ella ha adempiuto ogni cosa alla perfezione. Ha superato tutte le prove ed è rimasta fedele ad esse preservando così il suo candore. Il suo amore è immenso, intenso per tutti i peccatori, infatti è anche il rifugio, la consolatrice dei peccatori. Lei intercede presso suo figlio per tutti gli uomini, specialmente per quelli piu afflitti perché è anche consolatrice degli afflitti. Lei è Madre di tutti gli uomini, di tutta l'umanità e di tutta la storia dell'umanità. Lei appare dove c'è più bisogno, per dare il suo aiuto. Per questo è impossibile immaginare la Chiesa di Cristo come sacramento della salvezza senza Maria. Lei è una luminosa stella mattutina che nasce, "sole della giustizia, Cristo Salvatore!" Massimiliano Kolbe dice: "Credere di arrivare a Dio senza Maria è una farsa che satana fa credere per distruggere le nostre anime!"
    Perché appare la Madonna? La risposta la troviamo nella legge della provvidenza. Quando vengono tempi pericolosi per la Chiesa, quando la Chiesa è in pericolo... Maria viene in aiuto. La risposta potrà essere quella che ha detto una veggente di Kerizinen (piccolo paese francese); durante una visione Gesù gli ha detto: "Quando il mondo lo ha scacciato, il Padre ha mandato me per portare il mondo a lui. Il mondo ha scacciato anche me, ed io ho mandato la mia Santissima Madre. Lei è venuta nel mondo con l'impegno di intercedere tra me e l'umanità. Voi non potete salvarvi senza mia madre, tramite lei scorrono tutte le grazie. Senza di lei l'umanità non potrà tornare a Dio. Il tempo che vivete è importante perché c'è la lotta tra le tenebre e la luce" (28.4.1958). Dopo l'assunzione di Gesù al cielo, e prima della discesa dello Spirio Santo, gli apostoli e i discepoli avevano paura. La sacra Bibbia dice: "Tutti si riunivano attorno a Maria e pregavano!" La grande crisi del cristianesimo era nella metà del quarto secolo. L'Arianesimo conquistava il mondo... In quel momento Maria apparve come la Madonna della Neve su di una collina vicino a Roma. Nel giorno più caldo dell'anno cade la neve: per questo si chiama Madonna della Neve. Da quel giorno è cominciata una nuova era di luce e di Fede: è nato il periodo d'oro del cristianesimo. Quando la Chiesa si trova di nuovo in crisi, la Madonna appare a san Francesco d'Assisi, ed egli rinnova la Chiesa, con l'aiuto di altri, confratelli, pieni di Spirito di Dio. Nel secolo scorso, quando molti intellettuali e universitari si staccavano dalla Chiesa, la Madonna apparve ad una fanciulla, Bernadette di Lourdes, la quale era una contadina che pascolava le pecore... Alla fine della prima guerra mondiale, la Madonna appare a Fatima. Tramite tre veggenti ci invita a smettere di parlare male del Signore e a pregare il rosario per la conversione di tutti i peccatori... Dice ancora: "La guerra finirà presto, ma se gli uomini continuano a fare male al Signore non passerà tanto tempo, che ci sarà una nuova guerra più brutta di questa. Quando vedrete in cielo una luce sconosciuta saprete che è vicino il grande segno di Dio con cui lui castigherà il mondo per i suoi peccati!" La Madonna ha profetizzato 22 anni prima la seconda guerra mondiale. La Madonna a Fatima ha detto: "Infine il mio cuore Immacolato trionferà!" Voi avete sentito parlare di Medjugorje, dove appare la Regina della pace quotidianamente (6575 giorni al 25.6.1999). Veramente questi sono i giorni della grazia (salvezza).
    La Madonna viene per rialzare l'umanità peccatrice, per invitarci instancabilmente alla conversione e alla penitenza, alla preghiera e al digiuno, alla fede e alla pace, affinché tutti si salvino. Mai in nessun luogo si sono avute così tante apparizioni come a Medjugorje. Queste apparizioni sono una grande grazia per tutti noi e per tutta l'umanità. Milioni di pellegrini vengono a Medjugorje e cambiano la loro vita. Molti hanno ricevuto, in una sincera confessione, la grazia del perdono e altre grazie da Dio. Al ritorno da Medjugorje, molti vivono la fede e la preghiera comunitaria e si comportano da veri cristiani. Dobbiamo riconoscere questi segni dei tempi. Con queste apparizioni Dio vuole dare a noi un grande segno del suo amore. Non possiamo dire con povere parole come Gesù ama tantissimo tutti noi. Una volta la Regina della pace ha detto: "Questi giorni sono i giorni in cui dobbiamo deciderci per Dio, per la pace e per il bene!" È molto importante per noi capire che tutta la nostra vita deve essere una continua decisione per Dio. Senza una decisione quotidiana non possiamo vivere da veri cristiani. La nostra fede è la nostra decisione per Dio. Questo vuoi dire: "oh Dio, credo fortemente in te, conto su dite ogni momento, senza di te sono nulla". Il nostro amore è anche decisione. Se dico: "Ti amo Dio", voglio dire: mi decido per te, tu sei la mia forza, la mia gioia, la mia fortuna... La nostra pace è anche decisione. Ci decidiamo per la pace, se siamo sempre in pace con Dio, con il nostro prossimo e con noi stessi... L' Amore verso Dio e verso il prossimo è il comandamento principale, il più grande e più elevato. Questo ci insegna Gesù. Sant'Agostino ha capito bene l'insegnamento e lo ha espresso con queste parole: "Ama e fa' quello che vuoi!" Con ciò egli vuole dire: se sei pieno d'amore tutto ciò che fai è retto perché l'amore che è in te ti insegna, ti fa vedere, e ti guida verso il bene, che sono i comandamenti di Dio. Chi ama Dio confida e crede in lui, lo adora, e fa ciò che a Lui piace e non fa ciò che gli dispiace; così fanno gli innamorati. Lo stesso vale anche per il prossimo. Chi accoglie il prossimo con amore e lo considera veramente come fratello, gli usa ciò che è e che ha. Non si accontenta di essere corretto e giusto con lui, ma fa di tutto per dargli gioia, così come fanno gli innamorati. Fin qui tutto è chiaro. L'amore è un fatto, una decisione dell'uomo, richiede l'impegno della sua volontà. L'amore si manifesta nell'obbedienza. Gesù dice ai suoi discepoli: "Se mi amate osservate i miei comandamenti (Gov 14,15), e chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama!" La Vergine è venuta come Regina della pace. All'inizio ha detto: "Pace, pace, sia pace!... La pace deve regnare tra Dio e l'uomo e tra gli uomini!" Tutti abbiamo bisogno di pace. Possiamo avere tutto quello che il cuore umano possa desiderare, ma se non abbiamo la pace, in realtà non possediamo nulla. La pace è pienezza di gioia, felicità totale ed amore, frutto dello spirito. La pace è la gioia con cui viviamo, la sensazione di essere amati e di poter amare (voler bene). La Madonna ha detto chiaramente che una pace vera e reale ci può venire solo da Gesù Cristo. Egli è in realtà la nostra pace. Gesù è vero Dio e vero uomo. Dio ha amato il mondo, cioè me e te, da dare il suo unico figlio per salvare tutti noi. Dio è diventato uomo! Sapete che cosa vuol dire questo? È diventato il nostro grande fratello! Da adesso Dio non sa soltando quello che vuol dire essere uomo, ma anche quanto è difficile essere un uomo. Dio stesso lo ha sperimentato e vissuto. Lui ha sentito che cosa vuol dire portare la croce. Questo significa per noi che non dobbiamo spiegare molto a Dio. Lui che ha vissuto, può capirlo. Certo possiamo raccontargli delle nostre sofferenze, angosce, desideri, dubbi, cadute... esattamente come faremmo con un nostro grande amico. Ma non possiamo lamentarci con Dio perché non ha compassione per noi, se ci chiede di essere uomini onesti, buoni e bravi... Noi gli siamo costati molto! Egli non chiede niente che non ci abbia donato lui stesso. Per poter avere la pace alla quale aspiriamo, la Vergine ci ha detto di credere fortemente in Dio. Senza una fede forte ed attiva, è impossibile giungere alla pace. La fede è un dono che ci consente di donare a lui tutto il nostro essere, in modo da sperare in lui e vivere per lui... La fede è un atto di totale donazione e completa fiducia in Dio. La Vergine desidera che tutta la nostra vita sia permeata da questo santo atto di fede. Credere vuol dire essere sempre aperti a Dio, essere umili dinanzi a lui, considerano il valore più grande, essere sempre pronti a prestargli ascolto, riporre in lui tutta la fiducia e sperare in lui. Una fede vera e viva non è possibile senza una conversione quotidiana. Per questo motivo la Vergine ci invita incessantamente a convertirci. Convertirsi significa cercare sempre Dio, umiliarsi davanti a lui ammettere il proprio male, i propri peccati, e pentirsi. Convertirsi significa tornare a Dio rinnegando il peccato, satana ed i suoi desideri peccaminosi; significa cambiare se stessi, il proprio modo di comportarsi e la propria esistenza. Convertirsi significa unirsi sempre più a Dio col proprio cuore e con il proprio essere, divenire ogni giorno più sinceri e giusti, onesti e completi, santi... E' questo il compito di tutta la nostra esistenza. Mediugorje diviene sempre più un luogo di grandi e sconvolgenti conversioni. Molti qui iniziano una nuova vita e purificano la propria coscienza nel sacramento della riconciliazione. Affinché la nostra conversione sia radicale, completa e constante è indispensabile la preghiera quotidiana. Pregare ogni giorno il Rosario composto dai misteri gaudiosi, gloriosi e dolorosi. Oltre 1000 volte la Vergine ha ripetuto il suo invito a pregare. La preghiera è il cuore e lo spirito della nostra fede, della nostra conversione e della pace. La preghiera è al tempo stesso dono di Dio, tramite il quale l'uomo desidera essere, parlare e unirsi con lui. Essa è il respiro della nostra anima. La Regina della pace dice: "Siate consapevoli, miei diletti, perché io sono vostra madre e sono venuta sulla terra per insegnarvi ad ascoltare e pregare con amore!" La Vergine desidera che noi preghiamo con il cuore. Non per tradizione o per abitudine. Pregare con il cuore significa innanzitutto pregare con amore sincero. Significa pregare con tutto il proprio essere. Dare a Dio il primo posto nella propria vita e darsi a lui in totale fiducia. Significa pregare con raccoglimento, umiltà, abbandono, perseveranza e devozione... Per poter persistere sul cammino della fede, della conversione e della preghiera, è indispensabile essere sempre pronti al sacrificio e alla negazione. Per dirla in una parola, bisogna digiunare. "Col digiuno l'uomo verifica, rinsalda ed assicura il suo potere su se stesso. Solo l'uomo che domina se stesso può essere libero e disponibile a donarsi a Dio e al prossimo come vuole la fede" (Dr. Ljudevit Rupcic). Se decidiamo e ascoltiamo la Regina della pace, avremo la pace, saremo riempiti con la gioia e l'amore e la serenità nell' anima. Milioni di pellegrini che sono venuti a Medjugorje hanno sperimentato l'amore di Dio. Molti hanno visto segni miracolosi, tanti hanno sentito in cuore di lasciare tutto e servire Dio... Tanti hanno deciso di pregare ogni giorno il Rosario... Ho incontrato davanti alla Chiesa un giovane pellegrino italiano. Ha cominciato a raccontare la sua storia: "All'inizio di dicembre 1988 sono stato qui a Medjugorje. Ho vissuto in modo miracoloso la mia conversione. Vivevo una vita non degna di un uomo. Non esiste un peccato che non ho commesso. Mi drogavo. La mia unica speranza e salvezza era qui a Medjugorje. Ho detto alla Madonna: "Tu sei l'unica che mi puoi aiutare. Se tu non fai questo, io la farò finita. Io credo che tu appari qui. Ti prego madre, aiutami, raccomandami a tuo figlio, che lui mi guarisca e mi perdoni da tutti i miei peccati, così non posso più vivere La Regina della pace ha ascoltato la mia preghiera e l'ha presentata a suo figlio. Io ho sentito nel cuore che dovevo subito confessarmi, e l'ho fatto!"

    June 14

    PASSIONE DI GESU' -LA MISTICA CITTA' DI DIO- SUOR MARIA D'AGREDA

    CAPITOLO 22

    Si narrano la crocifissione del nostro salvatore Gesù sul monte Calvario, le sette parole che pronunciò sulla croce e come Maria santissima lo assistette con immenso dolore. 1375. Il nostro Salvatore, vero e nuovo Isacco, Figlio dell'eterno Padre, giunse al monte del sacrificio, lo stesso sul quale, in passato, avrebbe dovuto essere immolato Isacco, figlio del patriarca Abramo e figura di Cristo. Il durissimo comando, che era stato un tempo sospeso su Isacco, veniva ora eseguito sull'innocentissimo Agnello. Il Calvario era un luogo immondo e disprezzato, destinato al castigo dei malfattori, dei condannati, dai cadaveri dei quali riceveva cattivo odore e in conseguenza di ciò maggiore ignominia. Il nostro amatissimo Gesù vi arrivò affaticato, trasformato dalle piaghe e dal dolore, insanguinato, ferito e sfigurato. La forza della divinità, che deificava la sua santissima umanità per mezzo dell'unione ipostatica, l'assistette non tanto per alleviare i suoi tormenti, ma piuttosto per essergli di aiuto e conforto durante gli stessi, cosicché il suo infinito amore fosse completamente appagato e la sua vita conservata fino a che non fosse giunto il momento di consegnarla liberamente alla morte sulla croce. Raggiunse la sommità del Calvario anche l'afflitta Madre, con il cuore colmo di amarezza. Era fisicamente molto vicina al suo diletto, ma spiritualmente fuori di sé per il dolore: tutta si trasformava in lui e nella sofferenza che egli stava vivendo. Accanto a lei stavano Giovanni e le tre Marie; ella, infatti, aveva domandato e ottenuto dall'Altissimo il favore di ritrovarsi presente e vicina al Signore ai piedi della croce con questa sola e santa compagnia.

    1376. Quando la prudentissima Vergine si rese conto che si stavano compiendo i misteri della redenzione e vide che i soldati cominciavano a spogliare Gesù per crocifiggerlo, rivolse il suo spirito all'Onnipotente con questa preghiera: «Mio Signore e mio Dio, siete il Padre del vostro Unigenito, che per l'eterna generazione nacque Dio vero dal Dio vero che siete voi e per l'umana generazione nacque dalle mie viscere, dove assunse la natura di uomo sottoposta alla sofferenza. Con le mie mammelle lo allattai e nutrii, e come il miglior figlio che poté giammai nascere da altra creatura lo amo. Come vera madre ho un diritto naturale su di lui e sulla sua umanità santissima, e so che mai la vostra provvidenza negherebbe un tale diritto a chi lo possiede. Adesso dunque vi restituisco questo diritto e lo pongo di nuovo nelle vostre mani, perché il vostro e mio Unigenito sia sacrificato per la salvezza del genere umano. Accogliete la mia oblazione e il mio sacrificio; non potrei infatti offrire così tanto se fossi io stessa ad essere immolata e sottoposta a tali pene e non solo perché mio Figlio è vero Dio, a voi consustanziale, ma anche e soprattutto per il dolore che mi dilania il cuore. Sarebbe per me un gran sollievo e il compimento dei miei desideri se io morissi al posto suo: cambierebbero le sorti e la sua vita verrebbe conservata». Questa preghiera fu accolta con gioia e compiacimento inesprimibili. Nel disegno divino il sacrificio del figlio di Abramo doveva solamente prefigurare quello del Figlio, a cui il Padre avrebbe riservato la vera esecuzione. E neppure alla madre di Isacco fu detto mai nulla del misterioso sacrificio, non solo per la pronta obbedienza di Abramo, ma anche perché non si sarebbe potuto comprensibilmente affidare tale decisione all'amore materno di Sara: ella, benché fosse una donna santa e giusta, avrebbe probabilmente tentato di impedire il comando del Signore. Questo non avvenne con Maria; egli, infatti, poté confidarle, senza esitazione, il suo progetto, perché sottomettendosi alla sua volontà collaborasse e cooperasse, secondo le sue capacità, all'opera di redenzione di Cristo.

    1377. Terminata la supplica, la Regina si accorse che gli empi soldati del governatore volevano dare a Gesù vino mescolato con mirra e fiele. Era costume presso i giudei di porgere ai condannati a morte un miscuglio di vino generoso e aromatico perché potessero sopportare con più vigore i tormenti del supplizio e i loro spiriti ne ricevessero aiuto e conforto. Questa usanza trova un riferimento negli scritti di Salomone: Date bevande inebrianti a chi sta per perire e il vino a chi ha l'amarezza nel cuore. La loro perfida crudeltà arrivò al punto di trasformare questa bevanda, che agli altri giustiziati poteva recare un qualche sollievo, in una pena ancora più grande: gliela porsero amarissima, mescolata con fiele, per infliggergli maggiori afflizioni. La Vergine venne a conoscenza di questa inumanità e con materna compassione lo pregò di non bere. Sua Maestà la assecondò e senza ricusare del tutto questa tortura, assaggiò l'acre pozione e non ne volle bere.

    1378. Era già l'ora sesta, che corrisponde per noi a quella di mezzogiorno, quando i soldati, per crocifiggere nudo il Salvatore, lo spogliarono della tunica inconsutile e delle vesti. Siccome questa era chiusa e lunga, gliela rovesciarono passandola sopra la testa senza togliergli la corona di spine e facendo ciò con violenza gliele strapparono lacerandogli nuovamente le ferite; in alcune rimasero conficcate le punte delle spine che, per quanto fossero dure e aguzze, si ruppero per la veemenza con cui i carnefici eseguirono questa atrocità. Gli rimisero poi la corona con una tale crudeltà da aprire altre profonde piaghe. Mentre lo spogliavano, si lacerarono anche quelle del suo corpo, perché la tunica vi era già attaccata e il distaccarla da esse aggiunse altro dolore al dolore già lancinante. Per quattro volte lo denudarono e lo rivestirono: la prima per flagellarlo alla colonna; la seconda per mettergli il mantello di porpora; la terza per denudarlo di nuovo e rivestirlo; la quarta ed ultima sul monte Calvario, quando lo spogliarono definitivamente. Qui fu sottoposto a maggiori tormenti, perché più numerose erano le ferite ed egli era ormai debilitato. Inoltre in quel luogo soffiava un forte vento che contribuì col freddo ad aumentare la pena.

    1379. A tutto ciò si aggiunse la sofferenza di vedersi nudo davanti a sua Madre, alle altre donne che l'accompagnavano e alla moltitudine di gente ivi presente. Indossava solo i panni intimi che Maria gli aveva messo sotto la veste in Egitto; i carnefici, infatti, non glieli poterono togliere né quando lo flagellarono né quando lo innalzarono sulla croce e così fu posto nel sepolcro con essi. E questo mi è stato manifestato più volte. Nondimeno Cristo, nostro bene, avrebbe voluto lasciare questo mondo completamente nudo, in somma povertà e senza avere con sé nulla, se non fosse intervenuta la supplica della Signora che lo pregò di conservare quei panni. Egli accondiscese perché con questa obbedienza poteva supplire all'estrema povertà con cui avrebbe desiderato morire. Il duro legno era disteso sulla terra mentre si disponeva l'occorrente per ucciderlo insieme a due ladroni, destinati a essere crocifissi con lui. Intanto il nostro Maestro si rivolse al Padre così:

    1380. «Dio eterno, alla vostra immensa maestà d'infinita bontà e giustizia offro tutto il mio essere umano unitamente alle azioni che ho compiuto per la vostra santissima volontà, allorché ho assunto, scendendo dal vostro seno, la carne passibile per redimere gli uomini. Con me vi offro mia Madre, il suo amore, le sue opere perfettissime, i suoi dolori, le sue preoccupazioni, le sue cure e la sua sollecitudine nel servirmi, nell'imitarmi e nell'accompagnarmi fino alla morte. Vi offro il piccolo gregge degli apostoli, la Chiesa dei fedeli che è ora e che sarà fino alla fine del mondo e con essa tutti i discendenti di Adamo. Tutti pongo nelle vostre mani, Signore onnipotente, e da parte mia sono pronto a soffrire e morire spontaneamente per loro, e desidero che siano salvi tutti coloro che vorranno seguirmi e trarre profitto dall'opera della redenzione: in virtù della grazia che ho acquistato per essi, da schiavi del demonio diventino vostri figli, miei fratelli e coeredi. Specialmente vi offro i poveri, i disprezzati, gli afflitti; essi sono i miei amici perché mi hanno seguito nel cammino della croce. Voglio che i giusti e i predestinati rimangano scritti nella vostra memoria eterna. Vi supplico di allontanare il castigo e sospendere il flagello della giustizia sugli uomini: non siano puniti come meritano le loro colpe e d'ora innanzi siate loro Padre, come siete mio Padre. Vi supplico similmente per coloro che con pio affetto assistono alla mia morte: illuminateli con la vostra luce divina. Vi prego per tutti quelli che mi perseguitano, affinché si convertano alla verità, e soprattutto per l'esaltazione del vostro ineffabile e santissimo nome».

    1381. La Regina conobbe tale orazione e imitò il Maestro rivolgendosi all'Altissimo. Non dimenticò né tralasciò l'adempimento di quelle prime parole che aveva percepito dalla bocca del suo Unigenito appena nato: «Amica mia, diventate simile a me». Si stava ora adempiendo la promessa fattale dal Signore che, in contraccambio della vita umana da lei data al Verbo nel suo grembo verginale, egli le avrebbe comunicato una nuova vita di grazia, sublime e superiore a quella di tutte le creature. Questo beneficio avrebbe incluso la conoscenza di tutte le azioni della santissima umanità di suo Figlio: nessuna di esse poteva rimanerle celata e, nella misura in cui ella fu in grado di comprenderle, le imitò. Fu sempre sollecita nel fissarvi l'attenzione, profonda nel penetrarle, pronta e coraggiosa nell'eseguirle. Perciò non si lasciò turbare dal dolore, né ostacolare dall'angoscia o imbarazzare dalla persecuzione e tanto meno scoraggiare dall'amarezza della passione. Assistette al supplizio di Cristo non come testimone oculare alla maniera degli altri giusti, perché infatti così non avvenne. La sua esperienza fu unica e singolare in tutto: sentì nel suo corpo verginale le sofferenze esterne ed interne che egli pativa nella sua persona. Si può dire che fu flagellata, coronata di spine, schernita e schiaffeggiata, caricata della croce e su di essa inchiodata; provò infatti questi tormenti nel suo purissimo corpo e, benché il modo fosse diverso, ci fu anche una grande somiglianza: la Madre doveva essere la perfetta immagine del Figlio. Tale esperienza singolare racchiuse un ulteriore mistero: recare soddisfazione all'amore di Gesù, alla sua passione e al divino consenso che questa stessa fosse ricopiata in una pura creatura. Nessun'altra aveva tanto diritto a ciò quanto lei.

    1382. Per poter segnare i fori dei chiodi sulla croce, i carnefici comandarono con alterigia e tracotanza al Creatore dell'universo - o temerarietà inaudita! - di stendersi sopra di essa; il Maestro dell'umiltà obbedì senza opporre resistenza. Con inumano e crudele istinto disegnarono i fori non in proporzione alla grandezza del corpo, ma più distanti al fine di poter fare quello che in seguito eseguirono. La Signora della luce venne a conoscenza di tale nuova crudeltà e questa fu una delle maggiori afflizioni che soffrì il suo purissimo cuore in tutta la passione. Penetrò infatti le intenzioni depravate degli sbirri e previde il martirio che suo Figlio avrebbe dovuto sopportare nel momento in cui sarebbe stato inchiodato sulla croce. Non si poté tuttavia rimediare perché il Redentore stesso voleva sottoporsi a una simile tortura per la salvezza degli uomini. Quando si rialzò, perché si potesse forare il duro legno, accorse Maria vicino a lui, lo tenne per un braccio, lo adorò e gli baciò la mano con sommo rispetto. I carnefici permisero che ciò accadesse perché credevano che, alla vista di lei, Gesù si sarebbe ancora più contristato e non volevano risparmiargli nessun dolore. Non compresero però il mistero: in quell'occasione egli non ebbe maggiori consolazioni né provò gioia interiore più grande che quella di vedere la sua santissima Madre e la bellezza della sua anima. In essa scorse riflesso il ritratto di se stesso e la pienezza del frutto della sua passione e morte.

    1383. Fatti i fori nella croce, i carnefici gli comandarono per la seconda volta di stendersi sopra di essa per inchiodarlo. Egli obbedì pazientemente e stese le braccia sul felice legno: era spossato, sfigurato ed esangue, a tal punto che, se nell'empietà ferocissima di quegli uomini avessero potuto trovare spazio la naturale ragione e il senso di umanità, non sarebbe stato possibile per la crudeltà accanirsi sull'innocente e mansueto Agnello, afflitto dalle piaghe e dai dolori. Ma non fu così, perché i giudei e i suoi nemici - o giudizi terribili e occultissimi del Signore! - furono afferrati dall'odio e dalla malvagia volontà del demonio e persero completalmente i sentimenti di cui gli uomini sensibili sono capaci; agirono pertanto con rabbia e furore diabolici.

    1384. Subito uno dei carnefici prese la mano di Cristo e la tenne premuta sopra il foro mentre un altro ne conficcò, penetrando a forza di martellate, il palmo con un chiodo angolato e grosso. Si ruppero le vene, i nervi e le ossa di quella santissima mano che aveva creato i cieli e ogni essere vivente. Non era possibile inchiodare l'altra, giacché il braccio non arrivava al buco; i nervi, infatti, si erano contratti perché il foro era stato fatto maliziosamente più distante. Per rimediare a questo difetto, presero la catena con la quale il Signore era stato legato nell'orto degli Ulivi, ne avvolsero il polso con una estremità dove c'era un anello con manette, e con una ferocia inaudita tirarono dall'altro estremo finché riuscirono a portare la mano sul buco e la inchiodarono. Passarono poi ai piedi: ne misero uno sopra l'altro, li incatenarono e, tirando con forza e crudeltà, li fissarono usando un terzo chiodo più forte degli altri due. Il sacro corpo, unito alla divinità, rimase attaccato saldamente alla croce; ogni suo membro, formato dallo Spirito Santo, fu talmente reciso e lacerato che si potevano contare le ossa: quelle del petto e delle spalle erano tutte slogate, esposte e fuori dalla posizione naturale, avendo ceduto alla violenta crudeltà dei carnefici.

    1385. 1 dolori del Signore furono incredibilmente grandi e non si può esprimere con le parole la sofferenza che patì. Solamente nel giorno del giudizio si avrà una conoscenza più chiara, quando la condanna dei reprobi sarà giustificata e i santi lo loderanno e glorificheranno adeguatamente; ma in questo momento in cui la fede ci permette, anzi ci obbliga ad esprimere il nostro giudizio, se l'abbiamo, io supplico e prego i figli della Chiesa che ciascuno personalmente consideri questo venerabile mistero, lo ponderi e lo soppesi con tutte le sue circostanze. Sicuramente troveranno motivi efficaci per aborrire il peccato, per non commetterlo più, essendo stato la causa dell'indicibile sofferenza dell'Autore della vita. Consideriamo anche e contempliamo lo spirito della Vergine, il suo purissimo corpo oppresso e abbattuto dai tormenti: sono la porta della luce attraverso la quale entreremo a conoscere il sole che ci illumina. O Regina delle virtù! O Madre dell'immortale Re dei secoli, il Verbo incarnato! Purtroppo è vero che la durezza dei nostri cuori ingrati ci rende inetti, indegni e incapaci di sentire i vostri dolori e quelli del vostro Unigenito; ma ci sia concesso, per vostra clemenza, questo bene che non siamo in grado di guadagnare. Purificateci e liberateci dall'indolenza, dall'ingratitudine e dalla villana rozzezza. Se noi siamo la causa di tali e tante afflizioni, per quale ragione, o giustizia, queste debbono essere sopportate solo da voi e dall'amato Salvatore? Passi il calice degli innocenti ai colpevoli, che lo bevano perché lo meritano. Ma ahimè! Dov'è il senno? Dove il lume dei nostri occhi? Chi ci ha privato dei sensi? Chi ci ha rubato il cuore sensibile e umano? Quand'anche, Signore mio, non fossi stata creata a vostra immagine e somiglianza, quand'anche non avessi ricevuto da voi il dono della vita, quand'anche tutti gli elementi e gli esseri formati dalla vostra mano e posti al mio servizio non mi avessero annunciato la notizia sicura del vostro immenso amore, lo zelo infinito per cui vi siete lasciato inchiodare sulla croce avrebbe dovuto essere sufficiente per stringermi a voi con catene di compassione, di riconoscenza, di carità e di confidenza nella vostra ineffabile misericordia. Ma se non mi risvegliano tante voci, se il vostro ardore non mi accende, se la vostra passione e i vostri tormenti non mi commuovono, se i benefici ricevuti non mi obbligano, quale fine mai devo sperare della mia stoltezza?

    1386. Posto il Signore sul duro legno, i carnefici, per evitare che i chiodi cedessero al peso e non reggessero il divino corpo, risolsero di ribatterne e incurvarne la parte sporgente che oltrepassava la croce e la capovolsero, lasciandolo appeso su di essa riverso sul terreno. Questa nuova crudeltà suscitò orrore e raccapriccio fra tutti i presenti e la folla mossa a pietà insorse in grandi clamori. L'afflitta Madre, partecipe dei patimenti del Figlio, si oppose a tale smisurata empietà e pregò l'eterno Padre di non permettere l'esecuzione di quanto era stato progettato; poi comandò ai ministri celesti di assistere e servire il loro Creatore. Ogni cosa avvenne secondo il suo desiderio. Quando i carnefici rivoltarono la croce, sostennero Gesù impedendo che il suo corpo e il suo viso toccassero i sassi e le immondezze. Quelli ribatterono le punte dei chiodi senza accorgersi del miracolo: le sacre membra erano così vicine al suolo e la croce, sostenuta dagli angeli, così salda e ferma che i perfidi giudei pensarono che egli fosse posato sulla dura terra.

    1387. A questo punto avvicinarono la croce al buco dove doveva essere posta: la sollevarono verso l'alto, aiutandosi alcuni con le spalle e altri con lance e alabarde, e la piantarono nel fosso che avevano scavato a tal fine. La nostra vera vita, il nostro Salvatore, rimase appeso in aria sul duro legno davanti ad una innumerevole folla di uomini e genti di nazioni diverse. Non posso non ricordare un'altra crudeltà che ho visto infliggere a sua Maestà: quando fu innalzato, fu ferito con le lance e altri strumenti di tortura, gli furono conficcati i ferri nella carne procurandogli sotto le braccia profondi squarci. Davanti a un simile spettacolo si sollevò da parte del popolo un clamore di alte grida e si rinnovò la confusione: i giudei bestemmiavano, i compassionevoli gemevano, gli stranieri si stupivano; alcuni non potevano nemmeno guardare per il dolore che provavano; altri sostenevano che l'esempio di tale punizione potesse essere un insegnamento per molti; altri ancora chiamavano il Crocifisso " il giusto". Tutti questi giudizi e pareri vani si conficcarono come dardi acuti nel cuore della Madre addolorata. Il sacro corpo perdeva molto sangue dalle ferite, perché fu scosso dal pesante movimento della croce che veniva conficcata nel terreno. Si riaprirono le piaghe e restarono più visibili le sorgenti alle quali lo stesso Signore per bocca di Isaia ci aveva invitato ad attingere con gioia le acque con cui spegnere la sete e lavare le macchie delle nostre colpe. Nessuno potrà addurre scuse, se non si affretterà ad avvicinarsi all'acqua per dissetarsi, poiché quest'acqua non si vende in cambio dell'argento e dell'oro, e si dà gratuitamente solo per il semplice fatto di volerla ricevere.

    1388. Successivamente misero in croce i due ladroni, uno alla destra e l'altro alla sinistra del nostro Redentore riservandogli così il posto di colui che reputavano essere il malfattore principale. I pontefici e i farisei non si curarono affatto di essi e rivolsero tutta la loro ira e il loro furore contro colui che per sua natura era senza peccato e santo. Scuotendo la testa con scherno e beffe, lanciarono pietre e polvere contro di lui, dicendo: «Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso!», e ancora: «Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. È il re d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo». Anche i ladroni lo oltraggiavano allo stesso modo e tali bestemmie recarono al nostro Maestro un dolore ancora più profondo e vivo, poiché questi erano vicini alla morte e non trovavano così alcun vantaggio dal frutto delle sofferenze che avrebbero subito con essa e con le quali avrebbero potuto parzialmente rendere soddisfazione per i delitti commessi e opportunamente castigati dalla giustizia; solo uno di essi approfittò dell'occasione, un'occasione che mai più si offrì ad alcun peccatore del mondo.

    1389. Quando la Regina venne a conoscenza che i giudei nella loro malvagità e ostinata invidia tentavano di disonorare ancora di più Cristo e che lo bestemmiavano e giudicavano il peggiore tra tutti, desiderando dimenticare e cancellare il suo nome dalla terra dei viventi, come Geremia aveva profetizzato, si accese di nuovo nel suo fedelissimo cuore l'ardente zelo per l'amore di suo Figlio. Si prostrò davanti alla regale persona sospesa sulla croce, dove lo stava adorando, e implorò il Padre affinché si prendesse cura dell'onore del suo Unigenito, con segni così manifesti da confondere la malizia di quei perfidi e frustrare le loro perverse intenzioni. Quindi, con lo stesso fervore si rivolse a tutte le creature insensibili e affermò: «O creature, prive di sensibilità e tuttavia chiamate all'esistenza dalla mano dell'Onnipotente, manifestate voi il cordoglio e la compassione che gli uomini capaci di ragione, nella loro stoltezza, gli negano per la sua morte. Cieli, sole, luna, stelle e pianeti, fermate il vostro corso e sospendete i vostri influssi. Elementi, alterate la vostra natura: perda la terra la sua quiete, si spezzino le pietre e i duri macigni. Sepolcri, aprite il vostro grembo nascosto per la vergogna dei vivi. Velo del tempio mistico e simbolico, dividiti in due parti e con la tua spaccatura scuoti gli increduli, intima loro il castigo e rendi testimonianza alla verità della gloria del Signore dell'universo, che essi vogliono oscurare».

    1390. Grazie a questa supplica, l'Altissimo ordinò e dispose tutto ciò che avvenne quando sua Maestà spirò. Illuminò e toccò il cuore di molti tra i presenti prima che la terra mostrasse segni e prodigi e anche durante tale evento, affinché riconoscessero in Gesù il santo, il giusto, il vero Figlio di Dio, come fecero il centurione e tanti altri che, nel racconto degli evangelisti, si allontanarono percuotendosi il petto per il dolore. E non solo lo confessarono coloro che lo avevano ascoltato e avevano aderito al suo insegnamento, ma anche molti altri che non lo avevano conosciuto né avevano veduto i suoi miracoli. Sempre per la stessa preghiera di Maria, Pilato venne ispirato a non cambiate il titolo della croce che era già stato posto sul capo del Redentore nella lingua ebraica, greca e latina. I giudei avevano insistito con lui dichiarando: «Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei»; il governatore, però, rispose: «Ciò che ho scritto, ho scritto». Tutti gli esseri privi di sensibilità per volere divino obbedirono al comando della Vergine. Dall'ora di mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, che corrispondono all'ora nona in cui il Signore morì, come se fossero diventati sensibili, fecero ciò che è riferito nei Vangeli: il sole nascose la sua luce; i pianeti mutarono gli influssi; i cieli, le stelle e la luna cambiarono il loro corso; gli elementi si turbarono; la terra tremò e molti monti si spezzarono mentre le pietre si frantumarono le une contro le altre; infine si aprirono i sepolcri e ne uscirono i defunti, risvegliatisi alla vita. I giudei vennero colti dallo spavento e dalla paura, quantunque la loro inaudita cattiveria impedisse loro di comprendere la verità.

    1391. I soldati che avevano crocifisso il Salvatore si divisero le sue vesti, che spettavano loro come esecutori. Fecero in quattro parti, una per ciascuno, il mantello che avevano portato al Calvario per disposizione superna (era lo stesso mantello di cui egli si era spogliato durante l'ultima cena quando aveva voluto lavare i piedi degli apostoli). Non poterono tuttavia ripartire la tunica inconsutile, poiché così aveva disposto l'imperscrutabile provvidenza. Gettarono le sorti su di essa e colui a cui toccò la sorte la prese; si compiva così letteralmente la profezia di Davide. I misteri relativi a questa verranno successivamente spiegati dai santi e dai dottori. I giudei avevano lacerato con i tormenti e le ferite inflitte l'umanità di Gesù, nostro unico bene, che copriva e nascondeva la sua divinità, ma non poterono offenderla in alcun modo, né arrivare ad essa col supplizio del martirio, e colui al quale toccherà la sorte di partecipare per mezzo della grazia alla giustificazione della divinità sarà chiamato a possederla e goderla totalmente.

    1392. Poiché la croce era il trono della maestà del nostro Maestro e la cattedra da cui voleva insegnare la scienza della vita, egli, innalzato su di essa, avendo confermato la dottrina con l'esempio, pronunciò le parole che comprendevano il sommo grado di carità e perfezione: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno». Aveva vincolato se stesso a questo principio dell'amore fraterno, chiamandolo il suo comandamento. E per rafforzare la verità del suo insegnamento, lo praticò sul duro legno, non soltanto amando e perdonando i suoi nemici, ma perfino scusandoli per la loro stessa ignoranza. E lo fece nel momento in cui la loro cattiveria giunse al vertice, quando cioè perseguitarono, crocifissero e bestemmiarono il loro Dio. Questo è ciò che l'ingratitudine umana operò dopo aver ricevuto tanta luce, tanti precetti e soprattutto tanti benefici; e questo invece è ciò che il nostro Salvatore fece con la sua ardentissima carità, avendo in contraccambio i tormenti, le spine, i chiodi, la croce e le bestemmie. Oh, fervore impenetrabile! Oh, soavità ineffabile! Oh, pazienza mai immaginata dagli uomini, ammirata dagli angeli e temuta dai demoni! Uno dei ladroni, chiamato Dima, intuì un barlume di questo arcano: fu illuminato interiormente dalla preghiera di intercessione di Maria, perché potesse riconoscere il suo Redentore dalle prime parole che pronunciò sulla croce. Mosso da profonda sofferenza e contrizione dei suoi peccati, rimproverò il suo compagno: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno».

    1393. Gli effetti della redenzione trovarono terreno fertile nel cuore del buon ladrone, del centurione e di tutti coloro che ebbero il coraggio di confessare il Signore elevato sulla croce; ma il più fortunato fu Dima, che meritò di sentire le sue seconde parole: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso». Oh, felice ladrone! Tu solo ottenesti la parola bramata da tutti i santi e giusti! Agli antichi patriarchi e profeti non fu concesso di udirla: si reputarono già favoriti di scendere nel limbo e ivi aspettare per lunghi secoli il paradiso che tu guadagnasti in un attimo dando lietamente altra forma al tuo mestiere. Ora cessi di rubare le cose altrui e terrene e subito rapisci il cielo dalle mani di sua Maestà; ma tu lo rapisci giustamente perché egli te lo dona per grazia. Tu fosti l'ultimo discepolo del suo ammaestramento nella vita e il primo a metterlo in pratica dopo averlo appreso. Amasti e corregesti il tuo fratello, riconoscesti il tuo Creatore e riprendesti coloro che lo oltraggiavano; lo imitasti nel patire con docilità, lo pregasti con umiltà affinché in avvenire si rammentasse delle tue miserie. Egli volle esaudire all'istante i tuoi desideri senza differire il premio che conseguì per te e per tutti i mortali.

    1394. Dopo che costui ebbe ottenuto la giustificazione, Cristo posò gli occhi colmi di amore sulla Madre che stava afflitta con Giovanni ai piedi della croce e, rivolgendosi ad entrambi, disse prima a lei: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». Chiamò Maria "donna" e non "madre", perché questo secondo nome conteneva qualcosa di dolce e delicato e il pronunciarlo gli avrebbe arrecato una sensibile consolazione. Durante la sua passione egli non si concesse alcun conforto o sollievo esteriori, giacché vi aveva rinunciato totalmente, ma con la parola "donna" volle tacitamente intendere ciò: «Donna, che sei benedetta fra tutte le donne e la più saggia tra i figli di Adamo. Donna forte e perfetta, mai vinta dal peccato, fedelissima nell'amarmi, indefettibile nel servirmi, il cui amore le molte acque del mio supplizio non hanno potuto né spegnere né travolgerei, vado dal Padre mio e da adesso in poi non posso stare con voi, ma il mio discepolo prediletto vi assisterà e avrà cura di voi come madre: sarà vostro figlio». Da quell'ora Giovanni la prese con sé e la venerò e servì per tutto il resto della sua vita. Il suo spirito venne rischiarato da una nuova luce, affinché potesse conoscere e apprezzare degnamente il bene che gli era stato affidato: il più prezioso ed eccelso creato dal braccio dell'Onnipotente dopo l'umanità di Gesù. Anche la Regina, che aveva compreso tutto, con umile riconoscenza lo accolse come figlio. Gli immensi benefici della passione non impedirono al suo cuore generoso e colmo di benevolenza di prestargli obbedienza; ella, infatti, agiva sempre al sommo grado di perfezione.

    1395. Si avvicinava già l'ora nona, sebbene per l'oscurità e la confusione sembrasse essere una notte tenebrosa. Allora il nostro Salvatore proferì a gran voce la quarta parola dalla croce: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato ?». Non tutti capirono quantunque egli avesse parlato nella sua lingua. Poiché la prima locuzione si esprime in ebraico con i vocaboli "Elì, El", alcuni pensarono che invocasse Elia, mentre altri, beffeggiandolo, dicevano: «Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!». Il mistero di queste parole fu tanto profondo quanto occulto ai giudei e ai pagani e in esse si trovano i molti significati che i dottori di sacra Scrittura hanno loro conferito. A me fu rivelato che il suo abbandono non consistette nella separazione della divinità dalla sua santissima umanità, così che cessasse la visione beatifica o si sciogliesse l'unione sostanziale ipostatica, che ebbe fin dall'istante in cui fu concepita per opera dello Spirito Santo nel talamo verginale e mai lasciò. Questa dottrina è cattolica e vera. È certo che anche l'umanità santissima fu abbandonata dalla divinità nella misura in cui non fu preservata dalla morte e dai dolori dell'acerbissima passione; il Padre, però, non lasciò del tutto il Figlio in quanto prese la difesa del suo onore e lo testimoniò permettendo alle creature di muoversi e di mostrare sentimento nel momento in cui egli spirò. Il Signore espresse un altro abbandono attraverso il lamento che sgorgò dal suo immenso affetto verso il genere umano, quello dei reietti e dei dannati. Se ne dolse nell'ultima ora come aveva fatto nella preghiera nell'orto degli Ulivi, quando la sua santissima anima si era rattristata fino alla morte; infatti, la sua copiosa ed abbondante redenzione offerta per tutti non sarebbe stata efficace per essi, ed egli sarebbe stato rifiutato da loro nella beatitudine eterna per la quale li aveva fatti e riscattati. E poiché tutto ciò avvenne secondo il decreto dell'Onnipotente, Gesù eruppe in questo gemito generato dall'amore e dal dolore, volendo intendere: «Perché mi hai lasciato senza la compagnia degli empi?».

    1396. Per rafforzare e dare più credito a ciò, il Signore aggiunse subito la quinta parola: «Ho sete». I tormenti e le angosce dovettero suscitare in lui una sete naturale, ma non era tempo di manifestarla e tanto meno di appagarla: egli non avrebbe mai parlato in tal senso, sapendo che si trovava vicino al trapasso. L'espressione aveva un altro significato: la sua sete era che gli schiavi discendenti di Adamo non sciupassero la libertà che aveva guadagnato loro. Desiderava ardentemente che tutti gli uomini, mediante la fede e la carità, la grazia e l'amicizia, traessero vantaggio dai suoi meriti e dalle sue sofferenze e non perdessero l'eterno gaudio lasciato in eredità. Questa sola era la sete del nostro Maestro e solo Maria ne penetrò perfettamente il segreto. Con il cuore colmo di struggimento e di tenerezza, chiamò interiormente a sé i poveri, gli afflitti, gli umili, i disprezzati e gli oppressi e li invitò ad accostarsi al Redentore perché mitigassero parzialmente - completamente sarebbe stato impossibile - la sua sete di anime. I perfidi giudei e gli sbirri, coerenti con la loro infelice crudeltà, gli porsero, deridendolo e schernendolo, una spugna imbevuta di aceto e fiele in cima ad una canna e gliela accostarono alla bocca, perché ne bevesse e si adempisse così la profezia di Davide: Hanno messo nel mio cibo veleno e quando avevo sete mi hanno dato aceto. Egli lo gustò pazientemente e ne inghiottì qualche sorso significando misteriosamente quanta pena gli avrebbe recato la dannazione dei reprobi, ma su richiesta della Vergine lo rifiutò subitaneamente e smise di bere; ella, infatti, sarebbe stata la porta e la mediatrice per tutti coloro che avrebbero tratto profitto dalla passione e dalla redenzione.

    1397. Quindi Gesù pronunciò la sesta parola avvolta nel mistero: «Consumatum est», cioè «Tutto è compiuto!». E volle intendere: «È compiuta l'opera della mia missione e del riscatto del genere umano, come è compiuta l'obbedienza con cui il Padre mi inviò a patire e morire per esso. Si sono adempiute le Scritture, le profezie e gli esempi dell'Antico Testamento, come è compiuto il corso della vita sofferente e mortale che accettai nel castissimo grembo di mia Madre. Lascio al mondo il mio esempio, l'insegnamento, i sacramenti e gli aiuti per rimediare al male e al peccato. È soddisfatta la giustizia dell'Altissimo ed è assolto il debito della posterità di Adamo. La Chiesa è già in possesso del perdono dei peccati che saranno commessi, e tutta l'opera dell'incarnazione e della redenzione ha raggiunto la massima perfezione per la parte che mi riguarda come Salvatore. Per l'edificazione della Chiesa trionfante è stato già posto il sicuro fondamento nella Chiesa militante: nessuno potrà alterarlo né mutarlo». Tutti questi misteri sono contenuti nelle brevi parole "Consumatum est!".

    1398. Volgendosi l'opera della redenzione verso la perfezione del compimento, ne conseguì che, come il Verbo incarnato era uscito dal Padre per mezzo della vita mortale ed era venuto nel mondo, così, per mezzo della morte, ritornasse da questa vita al Padre con l'immortalità. A questo punto Cristo pronunciò l'ultima parola: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito», e lo fece gridando a gran voce affinché tutti i presenti potessero udire. Alzò gli occhi al cielo come se parlasse con Dio e subito, chinato il capo, rese il suo spirito. In virtù della forza divina di quest'ultima parola, Lucifero fu sconfitto e scaraventato con tutti i suoi demoni nel precipizio profondo dell'inferno, dove rimasero atterrati, come avrò modo di riferire nel prossimo capitolo. L'invincibile Regina, quale madre del Redentore e corredentrice, penetrò tali arcani più profondamente di tutte le altre creature, e, come aveva sentito i dolori corrispondenti ai tormenti del suo Unigenito, così sentì i dolori e i tormenti che egli patì nel momento della morte senza perdere la vita, e l'Eterno gliela conservò miracolosamente allorché avrebbe dovuto morire realizzando un miracolo più grande di quelli con cui le aveva recato conforto nell'intero corso dell'esistenza terrena. Quest'ultima sofferenza fu più forte, intensa e viva di tutte le altre. Tutto ciò che subirono i martiri e gli uomini giustiziati dall'inizio dei tempi non è paragonabile a quello che Maria provò e sopportò nel martirio del Figlio. Ella rimase ferma ai piedi della croce fino a sera, quando le sacre membra furono sepolte, e in ricompensa di questa particolare angoscia venne ancor più spiritualizzata in quel poco che il suo corpo verginale aveva conservato dell'essere perituro.

    1399. Gli evangelisti non riferiscono gli altri misteri che il nostro Salvatore operò sulla croce, e noi cattolici non ne abbiamo alcuna notizia, se non le congetture dedotte dall'infallibile certezza della fede. Tra quelli che mi sono stati rivelati riguardo alla storia e al luogo della passione, vi è una preghiera che sua Maestà fece prima di proferire le sette parole. Dico preghiera perché si trattò effettivamente di un colloquio con l'Onnipotente, sebbene propriamente fosse un'ultima espressione di volontà o testamento, che egli volle lasciare come vero e sapientissimo padre della famiglia affidatagli, cioè il genere umano. Come la ragione insegna, il capo di una famiglia e proprietario di molte o poche sostanze non sarebbe un prudente dispensatore né attento al suo compito, se non dichiarasse nel momento della morte come disporre dei propri beni onde gli eredi e i successori siano informati di quello che spetta a ciascuno senza litigi, e ognuno lo acquisisca secondo giustizia e ne entri in possesso pacificamente. Per tale motivo e per poter morire liberi dalle cose terrene, gli uomini del mondo fanno il loro testamento; anche i religiosi si spogliano dell'uso di queste perché nell'ora della morte pesano molto e la conseguente preoccupazione impedisce allo spirito di innalzarsi al Creatore. E benché esse non potessero recare imbarazzo al nostro Maestro, poiché non ne aveva e, se anche ne avesse avute, non sarebbero state un ostacolo al suo potere infinito, conveniva che disponesse in quell'ora dei tesori spirituali e dei doni che aveva conquistato per i mortali nel corso del suo pellegrinaggio.

    1400. Dei beni eterni egli fece testamento sulla croce, determinando a chi toccassero, quali ne dovessero essere i legittimi eredi e quali invece i diseredati e le ragioni di questo. Fece ciò parlando con il Padre, retto giudice di tutte le creature: in lui erano riepilogati i segreti della predestinazione dei santi e della riprovazione dei dannati. Il testamento fu tenuto nascosto e solo la Regina ne conobbe il contenuto, perché, oltre ad esserle rivelati tutti gli atti dell'anima santissima di Gesù, era sua erede universale e costituita signora dell'universo. In qualità di corredentrice, doveva essere anche erede testamentaria, per le cui mani, mani in cui l'Unigenito pose tutte le cose come il Padre le aveva poste nelle sue, si eseguisse la sua volontà. A lei è affidato l'incarico di ripartire i tesori acquisiti dal Figlio, a lui dovuti per i suoi infiniti meriti. Questa spiegazione mi è stata comunicata affinché sia sempre più riconosciuta la dignità della nostra sovrana e i peccatori ricorrano a lei come depositaria delle ricchezze che il Salvatore ha ottenuto dall'Altissimo. Dobbiamo conseguire ogni aiuto per intercessione della Vergine, che ha il compito di distribuirli con le sue caritatevoli e generose mani. Testamento del nostro Salvatore sulla croce

    1401. Conficcato il legno della santa croce sul monte Calvario, il Verbo incarnato, crocifisso su di essa, prima di pronunciare le sette parole, si rivolse interiormente all'Onnipotente e disse: «Padre mio, da questo albero della croce io vi confesso e vi esalto con il sacrificio dei miei dolori e della mia passione e morte, poiché con l'unione ipostatica della natura divina innalzaste la mia umanità alla suprema dignità, cosicché sono Cristo, Dio e uomo, unito alla vostra stessa divinità. Vi lodo perché comunicaste alla mia umanità fin dal momento dell'incarnazione la pienezza di tutti i doni possibili di grazia e di gloria. Fin dal principio mi deste per tutta l'eternità il dominio totale e pieno su tutte le creature. Mi faceste sovrano dei cieli, del sole, della luna, delle stelle, del fuoco, dell'aria, della terra, dei mari e di tutti gli esseri sensibili e insensibili che vivono in essi. Mi affidaste l'ordinamento dei tempi, dei giorni e delle notti conferendomi dominio e potere su tutto, secondo la mia volontà o il mio arbitrio. Mi costituiste capo e re di tutti gli angeli e degli uomini perché li governassi e comandassi, e perché premiassi i buoni e castigassi i cattivi. Mi donaste la potestà e le chiavi dell'abisso perché faccia quello che voglio dal supremo delle altezze fino al profondo degli inferi. Mi assegnaste la giustificazione dei mortali, i loro imperi, regni e principati, i grandi e i piccoli, i poveri e i ricchi. Per opera vostra sono diventato per tutto il genere umano sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, Signore della morte e della vita, della santa Chiesa e dei suoi tesori, delle Scritture, dei misteri, dei sacramenti, delle leggi e dei doni della grazia. Tutto ciò, o Padre mio, poneste nelle mie mani e lo subordinaste al mio volere, e perciò vi magnifico e vi onoro».

    1402. «E ora che morendo in croce mi separo da questo mondo per fare ritorno alla vostra destra, ora che ho compiuto con la mia passione l'opera della redenzione che mi affidaste, è mio anelito che proprio questa croce sia il tribunale della nostra giustizia e misericordia. Inchiodato su di essa voglio giudicare gli stessi per cui offro la vita. Giustificando la mia causa voglio dispensare i tesori che ho meritato con il mio supplizio. Sia fin da adesso stabilito il compenso che spetta a ciascuno dei giusti e dei reprobi, conformemente alle azioni con cui mi avranno amato o rifiutato. Ho cercato e chiamato tutti gli uomini alla mia amicizia, e dall'istante in cui mi sono incarnato ho faticato incessantemente per loro. Ho sopportato molestie, fatiche, offese, insolenze, derisioni, flagelli, corone di spine e adesso patisco l'amarissima morte sul duro legno. Per tutti ho implorato la vostra immensa pietà e ho pregato vegliando notti intere; ho digiunato, sono stato pellegrino e forestiero per insegnare loro il cammino della vita eterna che da parte mia desidero per tutti perché per tutti l'ho guadagnato senza alcuna eccezione né esclusione, come per tutti ho fondato e stabilito la legge di grazia. La Chiesa in cui possono trovare la salvezza sarà stabile e ferma nei secoli dei secoli».

    1403. «Nella nostra sapienza e provvidenza conosciamo, Padre mio, che per la malizia e la cattiveria degli uomini non tutti vogliono acquisire la beatitudine senza fine, né avvalersi della nostra misericordia e intraprendere la via che ho tracciato per loro con il mio esempio e con la crocifissione stessa; essi invece seguono il loro peccato fino alla perdizione. Voi siete giusto e retto nei vostri giudizi e poiché mi avete costituito giudice dei vivi e dei morti, dei buoni e dei malvagi, è d'uopo che io dia ai giusti il premio meritato per essere venuti dietro a me e per avermi servito, e ai cattivi il castigo per la loro perversa ostinazione: i primi abbiano parte con me della mia eredità e i secondi ne vengano privati, dal momento che non vollero accettarla. Ordunque, nel vostro e mio nome vi esalto: accogliete la mia ultima volontà che è conforme alla vostra eterna e divina. Chiedo innanzitutto che fra tutte le creature la mia purissima Madre, nel grembo della quale mi incarnai, sia nominata erede unica e universale di tutti i miei beni di natura, grazia e gloria, affinché ne sia la signora con pieno potere. Le concedo già fin d'ora in effetti tutto ciò che come pura creatura può ricevere dalla grazia, mentre i beni della gloria li prometto e riservo per il futuro. È mia brama anche che gli angeli e gli uomini siano suoi, le appartengano ed ella possa esercitare su di essi l'assoluto dominio: tutti le obbediscano e la servano. I demoni invece devono temerla ed essere a lei soggiogati. Pure le creature prive di ragione devono esserle sottomesse: i cieli, gli astri, i pianeti, gli elementi e tutti gli esseri viventi sulla terra e nel mare, gli uccelli, i pesci e gli altri animali. La costituisco sovrana di tutto, affinché tutti la onorino. Similmente desidero che ella sia depositaria e dispensatrice di tutti i beni dell'universo. Ciò che ella disporrà e ordinerà nella Chiesa per i miei figli, sarà confermato nell'empireo dalle tre divine Persone. E tutto ciò che domanderà a favore dei mortali ora, in avvenire e sempre lo concederemo secondo il suo volere».

    1404. «Dispongo inoltre che agli angeli, che compirono la vostra volontà, appartenga il supremo cielo come propria e imperitura abitazione nell'estasi e somma gioia della chiara visione della nostra divinità, e che posseggano eternamente la felicità della comunione con noi. Comando ad essi che riconoscano mia Madre come loro regina, la servano, l'accompagnino, l'assistano, la portino sulle loro mani in ogni luogo e tempo; obbediscano a ogni suo comando ed eseguano tutto ciò che ella vorrà loro ordinare. Esilio e separo dalla nostra vista i diavoli, in quanto a noi ribelli, li condanno ad essere oggetto del nostro aborrimento e all'eterna privazione della nostra amicizia e gloria, della visione di Maria, dei beati e dei giusti; assegno loro come definitiva dimora il luogo più distante dal nostro trono regale, l'inferno, il centro della terra, dove sono privati della luce e costretti a sentire l'orrore delle tenebre più fitte. Sia questa la parte di eredità scelta per la loro superbia e ostinazione: si ribellarono infatti contro l'essere divino e i suoi disegni. Vengano dunque puniti, condannati all'ergastolo dell'oscurità e tormentati con fuoco inestinguibile».

    1405. «Da tutta l'umana natura, con la pienezza del mio beneplacito, chiamo, eleggo e prescelgo tutti i giusti e predestinati che per mezzo della mia grazia e imitazione devono essere salvi poiché hanno adempiuto la mia volontà e obbedito alla mia santa legge. Nomino questi, al primo posto dopo la purissima Vergine, eredi di tutte le mie promesse e benedizioni, dei misteri, dei tesori dei sacramenti, dei segreti delle sacre Scritture. Li faccio eredi della mia umiltà e mansuetudine di cuore; delle virtù della fede, speranza e carità; della prudenza, giustizia, fortezza e temperanza; dei miei doni; della mia croce, delle fatiche, degli obbrobri, del disprezzo, della povertà e nudità che ho subito. Sia questa la loro parte di eredità nella vita presente. Poiché la devono scegliere con l'esercizio delle buone opere, sappiano, per poterlo fare con gioia, che essa è il pegno della mia amicizia, la stessa che ho scelto per me. Offro la mia protezione e difesa, le mie sante ispirazioni, i favori di grazia e potenti aiuti, la giustificazione secondo la loro disposizione, preparazione e carità. Sarò per loro padre, fratello e amico ed essi saranno miei figli eletti e carissimi. Come tali li dichiaro eredi di tutti i miei meriti e tesori, senza limitazione alcuna, per quanto dipende da me. Voglio che essi facciano parte della Chiesa, partecipino dei sacramenti e possano conseguire tutto ciò che saranno capaci di ricevere secondo la loro disponibilità, e possano ricuperare la grazia e i beni nel caso in cui dovessero perderli, ritornando a me rinnovati e lavati interamente col mio sangue. Desidero intensamente che in tutte queste circostanze sia propizia l'intercessione della Regina e dei miei santi: ella li riconosca come figli e li protegga e li consideri sua proprietà; gli angeli li difendano, li custodiscano, li portino nelle loro mani, perché non inciampino e, se dovessero cadere, li aiutino a risollevarsi».

    1406. «E ancora chiedo che i miei giusti ed eletti superino in eccellenza i reprobi e i demoni: i miei nemici devono temerli ed essere loro soggetti; tutti gli esseri ragionevoli o privi di ragione si pongano al loro servizio; i cieli, i pianeti, gli astri e i loro influssi li conservino e trasmettano loro la vita; il suolo, gli elementi e gli animali siano il loro sostentamento. Le creature che mi appartengono si sottomettano ad essi come a fratelli ed amici miei, e la loro benedizione conceda la rugiada del cielo e terre grasse e abbondanza di frumento e mosto. Ancora voglio porre le mie delizie tra i figli dell'uomo, comunicare loro i miei segreti, conversare con loro con fiducia e, fintanto che vivranno nella Chiesa militante, essere presente sotto le specie del pane e del vino, in pegno e caparra ineffabili dell'eterna felicità e gloria. Questo prometto loro, di queste li costituisco eredi affinché ne abbiano in cielo con me il perenne possesso e gaudio».

    1407. «Stabilisco e in qualche modo concedo che nell'esistenza peritura l'eredità dei dannati e di coloro che sono rifiutati da noi sia la concupiscenza della carne, degli occhi e la superbia della vita con tutte le sue conseguenze, quantunque siano stati creati per un altro fine ben più alto. Si cibino pure e si sazino della sabbia della terra, ossia delle sue ricchezze, della corruzione e dei piaceri, del fumo della vanità e della presunzione di questo mondo. Essi, per acquistare il possesso di queste cose, si sono dati da fare e in tale preoccupazione hanno impiegato la loro volontà e i sensi. In questa direzione hanno usato le capacità, le elargizioni che abbiamo loro concesso e, per propria scelta, si sono lasciati ingannare, aborrendo quanto ho loro insegnato nella mia santa legge. Hanno rinunciato alla verità che ho scritto nel loro cuore come anche a quella ispirata dalla mia grazia; hanno disprezzato la mia dottrina e i miei benefici e hanno dato ascolto ai miei nonché loro avversari, accettando l'inganno. Hanno amato la vanità, operato l'iniquità, assecondato l'ambizione e, compiacendosi della vendetta, hanno perseguitato i poveri, umiliato i retti, oltraggiato i semplici e gli innocenti. Nella ricerca della propria esaltazione, hanno voluto innalzarsi sopra i cedri del Libano secondo i principi dell'ingiustizia».

    1408. «Poiché hanno fatto tutto ciò per offendere la nostra bontà e sono rimasti ostinati nella loro perfidia rinunciando al diritto da me acquisito di essere figli, li diseredo e li escludo dalla mia amicizia e gloria. Come Abramo allontanò da sé i figli delle concubine con alcuni doni e riservò la maggior parte dell'eredità per Isacco, il figlio di Sara, donna libera, così io escludo dalla mia eredità i dannati e lascio loro solamente i beni caduchi che essi stessi hanno scelto. Li separo dalla nostra compagnia, da quella di mia Madre, dei ministri celesti e dei santi e li condanno alle carceri eterne e al fuoco dell'inferno insieme a Lucifero e ai suoi, che essi hanno servito liberamente, e li privo per sempre della speranza nella redenzione. Padre mio, questa è la sentenza che pronuncio come giudice e capo degli uomini e degli angeli; questo è il testamento che dispongo per la mia morte e per l'opera della redenzione umana, garantendo a ciascuno ciò che gli spetta secondo giustizia, conformemente alle azioni compiute, al decreto della vostra incomprensibile sapienza e all'imparzialità della vostra perfetta equità». Così parlò Cristo nostro salvatore sulla croce con l'Altissimo. Questo mistero restò sigillato e serbato nel cuore di Maria come un testamento occulto e chiuso, affinché per sua intercessione e disposizione, al tempo opportuno e da quel momento in poi, fosse eseguito nella comunità ecclesiale. In realtà in quell'ora si incominciò la sua esecuzione ed attuazione in conformità alla conoscenza e previsione divina in cui tutto, passato e futuro, è allo stesso tempo unito e presente.

    Insegnamento della Regina del cielo

    1409. Figlia mia, fa' in modo, con tutto l'affetto possibile, di non dimenticare la scienza degli arcani che ti ho manifestato in questi capitoli. Come tua madre e maestra, domanderò al Signore che mediante la sua forza imprima in te le rivelazioni che ti ho fatto perché rimangano fisse e presenti finché vivrai. Pensa incessantemente a Gesù crocifisso, mio unigenito e tuo sposo, e non scordare mai i dolori della croce e l'insegnamento che egli volle donarci su di essa. In questo specchio devi acconciare la bellezza della tua anima e riporre quella gloria interiore che si addice alla figlia del principe, cosicché tu possa avanzare, procedere e regnare come sposa del supremo Re. Questo titolo onorifico ti obbliga ad imitarlo con tutta te stessa e a diventare a lui conforme nella misura in cui ti sarà possibile con l'aiuto della sua grazia. Questo deve essere il frutto dei miei consigli ed è mio desiderio che tu, da ora innanzi, viva crocifissa con Cristo e divenga simile a lui, morendo all'esistenza terrena. Gli effetti della prima colpa siano del tutto estirpati e tu possa vivere di quanto compie in te la virtù superna. Devi rinunciare all'eredità avuta come discendente di Adamo, affinché tu possa ricevere l'eredità del secondo Adamo, Gesù, tuo redentore.

    1410. La tua vita deve essere una croce pesante e angusta, dove tu sia inchiodata e in nessun modo, in forza di dispense e interpretazioni benevole che la rendono spaziosa, ampia e comoda, sia una via larga, ma piuttosto sicura e perfetta. Questo è l'inganno dei figli di Babilonia e di Adamo, che, ciascuno nel proprio stato, cercano di rendere più leggera la legge di Dio e agiscono in tal senso mercanteggiando la salvezza delle loro anime. Essi vogliono infatti comprare il cielo a basso prezzo e si pongono nel pericolo di perderlo del tutto dal momento che costa loro il doversi sottomettere e adattare al rigore dei precetti divini. Ne consegue da parte loro la ricerca di dottrine e opinioni che dilatino i sentieri della beatitudine eterna: si dimenticano così che mio Figlio insegnò loro quanto stretta sia invece la porta e angusta la via e che egli stesso la intraprese, affinché nessuno potesse pensare di percorrerne di più spaziose e comode, adatte alle bramosie della carne e alle inclinazioni viziate del peccato. Tale pericolo è maggiore per gli ecclesiastici e i religiosi, che, per la loro scelta e il loro stato di vita, sono chiamati a seguire il Maestro e conformarsi alla sua povertà. Per questo scelsero il cammino della croce e intanto, però, vogliono che la dignità o la religione servano ad essi al fine di comodità temporali o per accrescere l'onore, la stima e il plauso che altrimenti non avrebbero mai conseguito. Per ottenere tutto ciò essi allargano la croce che promisero di portare vivendo legati e conformati alla carne, servendosi di opinioni e interpretazioni fallaci. A suo tempo, tuttavia, conosceranno la verità di quella sentenza dello Spirito Santo: Agli occhi dell'uomo tutte le sue vie sono rette, ma chi pesa i cuori è il Signore.

    1411. Carissima, devi stare lontana da questo inganno e avere una vita conforme alla tua professione e nella più stretta osservanza, così che su questa croce tu non ti possa stendere né voltare da una parte o dall'altra, proprio perché tu sei inchiodata su di essa con il Signore. Devi tenere la mano destra inchiodata all'obbedienza, senza riservarti alcun momento o parola o gesto o pensiero che non siano governati da tale virtù. Non devi avere nessun atteggiamento che sia opera della tua volontà, bensì dell'altrui: non ti è lecito credere di essere saggia per te stessa; devi invece essere ignorante e cieca, affinché i superiori ti guidino. «Colui che promette - dice il Savio -, inchiodata la sua mano e con le parole delle sue labbra, resta legato e preso». Hai inchiodato la tua mano col voto dell'obbedienza e con questo atto hai rinunciato alla libertà e al diritto di volere o non volere. Terrai quella sinistra inchiodata al voto di povertà senza concederti nulla di quanto gli occhi sono soliti desiderare, nessuna simpatia né affetto, perché, riguardo all'uso o al desiderio di cose di tal fatta è opportuno che tu segua e imiti Cristo povero e nudo sulla croce. Col terzo voto di castità, devono essere inchiodati i tuoi piedi, perché i tuoi passi e i tuoi movimenti siano puri, casti e gradevoli. Perciò non devi permettere che, in tua presenza, si proferiscano parole dissonanti dalla purezza né tollerare che immagini o figure di questo mondo ti possano colpire, né guardare o toccare creatura umana. I tuoi occhi e tutti i tuoi sensi siano consacrati alla castità, senza concederti alcuna dispensa, se non quella di fissarli in Gesù crocifisso. Osserverai e custodirai sicura il quarto voto di clausura nel costato e nel petto di sua Maestà: è la dimora che ti assegno. E affinché questa dottrina ti sembri soave e questo cammino meno aspro, mira e considera con attenzione nel tuo cuore l'immagine che di lui hai conosciuto: pieno di piaghe, tormenti e dolori, alla fine inchiodato sulla croce senza avere nel suo corpo parte alcuna che non fosse ferita e tormentata. Entrambi eravamo più delicati e sensibili di tutti i figli degli uomini, e per loro abbiamo sofferto e sopportato dolori amarissimi per incoraggiarli a non rifiutarne altri minori in vista del loro eterno e proprio bene e dell'amore che li ha obbligati. Per esso dovrebbero mostrarsi grati, intraprendendo con fiducia e abbandono il sentiero seminato di spine e di affanni, e portare la croce, per imitare e seguire Cristo ed ottenere la felicità senza fine: questa è la diritta via per arrivarvi.

    LA PASSIONE DI GESU' -LA MISTICA CITTA' DI DIO- SUOR MARIA D'AGREDA

    CAPITOLO 23

    Sulla croce Cristo, nostro salvatore, trionfa sul demonio e stilla morte, secondo la profezia di Abacuc. I diavoli tengono un conciliabolo all'inferno. 1412. I venerabili arcani contenuti nel presente capitolo corrispondono a molti altri da me già trattati in questa Storia. Uno di essi riguarda il fatto che Lucifero e i suoi ministri, nel corso della vita di Gesù e davanti ai suoi miracoli, non poterono mai giungere ad avere la sicurezza assoluta che egli fosse vero Dio e salvatore del mondo, e quindi neppure a comprendere la dignità di Maria beatissima. Provvidamente la sapienza superna aveva disposto così, affinché l'incarnazione e la redenzione si compissero in maniera più conveniente. Satana, dunque, pur sapendo che l'Altissimo si sarebbe fatto uno di noi, ne ignorava le modalità e le circostanze e, poiché se ne formava un'opinione nella sua superbia, prese un grande abbaglio: ora affermava che Cristo era Dio, per i suoi prodigi; ora lo negava, vedendolo povero, umiliato, afflitto e affaticato. Confuso tra queste varie ipotesi, rimaneva nel dubbio e continuava a fare indagini; questo durò fino all'ora del Gòlgota, quando, venendo a scoprire i misteri di lui, fu allo stesso tempo disingannato e sconfitto, per la passione e morte che aveva procurato alla sua umanità santissima.

    1413. Il trionfo del nostro Maestro si realizzò in modo così elevato e mirabile che io mi confesso incapace di spiegarlo; esso, infatti, fu del tutto spirituale e celato ai sensi, con i quali lo devo illustrare. Vorrei che ci potessimo informare gli uni gli altri come fanno gli angeli, perché non meno è necessario per manifestare e capire tale opera meravigliosa del potere divino. Dirò ciò che potrò e ad illuminare sarà la fede, più che il significato delle mie espressioni.

    1414. Ho già riferito come il nostro avversario e i suoi provarono ad allontanarsi dal Signore ed a precipitarsi all'inferno, appena egli ricevette la croce sulle sue sacre spalle, perché in quel momento avvertirono che la forza celeste cominciava ad affliggerli maggiormente. Poiché sua Maestà lo permise, da questo nuovo tormento riconobbero che con l'uccisione di quell'innocente, da loro tramata, li sovrastava un enorme danno, e che non si trattava di una semplice creatura. Quindi, desideravano ritirarsi e non assistere più come prima i giudei e i responsabili della giustizia; il braccio dell'Onnipotente, però, li trattenne e li legò come dragoni ferocissimi, costringendoli per mezzo di un comando della Vergine a non fuggire ed a seguire il suo Unigenito sino alla fine. L'estremità della catena mistica fu data alla Regina, affinché li tenesse soggiogati con le virtù del suo diletto. Anche se spesso, pieni di furore, davano strattoni per liberarsi, non riuscirono a superare la resistenza con la quale ella li teneva, obbligandoli a giungere al luogo del supplizio e a mettersi intorno al duro legno, dove ordinò loro di rimanere immobili fino al termine di eventi così sublimi come erano quelli che vi si compivano per la loro rovina e il riscatto degli uomini.

    1415. A questo ordine, il principe del male e i suoi squadroni furono tanto prostrati dalla pena che sentivano per la presenza di Gesù e di sua Madre, e per ciò che li minacciava, che avrebbero trovato profondo sollievo nel gettarsi negli abissi. Poiché non era loro concesso, si stringevano fra sé come formiche sbalordite e come vermiciattoli timorosi che cercano di nascondersi in qualche buco, benché la loro rabbia non fosse propria di animali, ma di demoni più crudeli dei draghi. Qui la tronfia tracotanza di Lucifero fu del tutto avvilita e svanirono le sue pretese di innalzare il suo trono sopra le stelle e di bere le limpide acque del Giordano. Oh, come era abbattuto e inerme colui che in tante occasioni aveva arditamente presunto di capovolgere l'intero universo! Come era perplesso e sconfortato colui che aveva raggirato molte anime con promesse fallaci o con minacce! Come era turbato l'infelice Amàn davanti al patibolo sul quale aveva tentato di far salire il nemico Mardocheo! Oh, quale ignominia per lui osservare la vera Ester, Maria purissima, domandare che il suo popolo fosse risparmiato e che il traditore venisse rovesciato dalla sua primitiva grandezza e castigato con la condanna dovuta alla sua smisurata protervi! Qui l'oppresse e decapitò la nostra invincibile Giuditta, qui gli schiacciò l'altera cervice. Da adesso in poi saprò, satana, che il tuo orgoglio oltrepassa le tue possibilità. Già ti coprono vermi, invece che splendore; già il tarlo consuma e rode il tuo cadavere. Tu, che ferivi le genti, sei colpito più di tutte loro. Non temerò più le tue false intimidazioni, né darò più ascolto ai tuoi inganni, poiché ti vedo annientato e senza alcun vigore.

    1416. Era ormai tempo che il serpente antico fosse sopraffatto dal Maestro della vita. Era opportuno che ciò avvenisse con la sua disillusione e a questo aspide velenoso non doveva giovare il turarsi le orecchie per non udire la voce dell'incantatore. Allora, Cristo iniziò a proferire dalla croce le sette parole, dando a lui e ai suoi ministri licenza di intendere i misteri in esse racchiusi, perché voleva trionfare così su di loro, sul peccato e sulla morte, spogliandoli della tirannia con la quale tenevano soggetto il mondo. Pronunciò la prima: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno». Essi conobbero con certezza che parlava con l'Eterno, che era suo figlio e vero Dio con lui e con lo Spirito, che nella sua umanità santissima di perfetto uomo unita alla divinità accettava liberamente di perire per i discendenti di Adamo, che per i suoi atti d'infinito valore offriva il perdono a tutti coloro che avrebbero voluto trarne profitto, senza eccettuare quanti lo stavano straziando. Provarono tanta ira e tanto dispetto che si lanciarono impetuosamente verso gli antri tenebrosi, dibattendosi con tutte le energie per farlo; ma la potentissima Signora lo impediva.

    1417. La seconda parola fu indirizzata al fortunato ladrone: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso». I diavoli capirono che il frutto della redenzione era la salvezza dei rei e il suo fine ultimo l'esaltazione degli eletti, che i meriti di Gesù cominciavano ad operare con nuova efficacia, che con essi si aprivano le porte del paradiso, sino a quel momento chiuse per la colpa originale, e che molti sarebbero entrati a godere la beatitudine perenne e ad occupare i posti che per loro era invece impossibile riacquistare. Si resero conto che aveva la facoltà di chiamare i traviati, giustificarli e glorificarli, e che aveva riportato innumerevoli vittorie su di loro nella sua esistenza terrena con le virtù eminenti dell'umiltà, della pazienza, della mansuetudine e con tutte le altre che aveva esercitato. Con il nostro linguaggio non si possono esplicare la loro confusione e il loro tormento, che furono tali da umiliarne la superbia fino a muoverli a pregare la Vergine di permettere che si ritirassero nelle loro caverne e di allontanarli dalla sua presenza; ma ella non acconsentì, perché non ne era ancora giunta l'ora.

    1418. Il dolcissimo Unigenito rivolse alla Regina la terza parola: «Donna, ecco il tuo figlio!». I demoni compresero che ella era vera Madre di Dio fatto carne, e che era la stessa il cui segno era stato manifestato ad essi in cielo quando erano stati creati ed avrebbe calpestato loro la testa, come l'Altissimo aveva preannunciato nell'Eden. Penetrarono la sua eccellenza sopra ogni essere, nonché il suo dominio su di loro, come stavano sperimentando. Fu inesplicabile il loro furore, poiché fin dal principio, da quando era stata plasmata Eva, erano andati tutti indagando con astuzia quale potesse essere quella grande donna della quale avevano visto il segno nel cielo, e in tale occasione seppero di non averla identificata. Questo irritò la loro arroganza più di ogni altro supplizio e si adirarono con se stessi come leoni feroci rinnovando l'antica collera contro di lei, benché senza successo. Appresero inoltre, come una minaccia a quello sdegno, che Giovanni era stato assegnato da Cristo come angelo custode di Maria, con l'autorità di sacerdote; lo stesso scoprì anche l'Evangelista. Lucifero non fu informato solo della potestà di lui contro gli spiriti del male, ma anche di quella che veniva concessa a tutti i sacri ministri per la loro dignità e partecipazione al potere stesso di sua Maestà. Ebbe, poi, notizia che pure le altre persone rette, benché non presbiteri, sarebbero state sotto una speciale protezione e sarebbero rimaste salde contro l'inferno. Tutto ciò debilitava lui e i suoi seguaci.

    1419. La quarta parola fu diretta al Padre: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». In essa i nemici intuirono che la sua carità era immensa e senza termine, e che inspiegabilmente per soddisfarla l'influsso della divinità era stato sospeso alla sua umanità santissima, affinché, con il sommo rigore della passione, la redenzione fosse abbondantissima. Capirono che egli si affliggeva e si lamentava con affetto, perché non sarebbero stati liberati tutti gli uomini, dai quali era stato abbandonato, ed era risoluto a sopportare di più, se gli fosse stato chiesto. Questa felicità dei mortali di essere tanto diletti dal Signore stesso aumentò l'invidia di tutti costoro, che sentirono la sua onnipotenza pronta a ciò. La loro malvagità e il loro orgoglio furono schiacciati ed essi si confessarono deboli per opporsi efficacemente tutte le volte che qualcuno avrebbe voluto approfittarne.

    1420. La quinta parola fu: «Ho sete ». Essa accelerò il trionfo contro satana e i suoi, che provarono maggiore rabbia e dispetto, perché Gesù la indirizzò più chiaramente contro di loro. Afferrarono che significava: «Se vi pare tanto quello che soffro per i miei fratelli e smisurato il mio amore per loro, desidero che intendiate che la mia incommensurabile bontà è sempre assetata della loro beatitudine, alla quale anelo, e non l'hanno spenta le molte acque dei miei tormenti e dei miei dolori. Se fosse necessario, ne affronterei di assai peggiori, per riscattarli dalla vostra tirannia e renderli solidi contro la vostra malizia e superbia».

    1421. La sesta parola proferita fu: «Tutto è compiuto!». Il serpente e gli altri, così, ebbero completamente presente il mistero dell'incarnazione e della salvezza, già conclusa in tutta la sua perfezione, secondo l'ordine superno. Fu svelato loro che il Figlio aveva obbedito all'Eterno e aveva adempiuto pienamente le promesse fatte per mezzo dei patriarchi e dei profeti. Furono, inoltre, messi al corrente che la sua umiltà e docilità avevano compensato la protervia e la ribellione da loro mostrata nell'empireo, quando non avevano voluto sottomettersi a lui né riconoscerlo come superiore nella carne, ed erano perciò avviliti con eccelsa sapienza e giustizia da quello stesso che avevano disprezzato. Poiché, poi, era conseguente alla sua elevata dignità e ai suoi meriti illimitati che Cristo in quell'ora esercitasse la facoltà di giudice delle creature celesti e terrene, affidatagli dall'Altissimo, egli, usando la sua forza ed eseguendo la sentenza contro il dragone nel medesimo istante in cui la pronunciava, intimò a lui e a tutti i suoi compagni di scendere subito nelle profondità più oscure delle carceri infernali, come condannati al fuoco perenne. Immediatamente dopo disse la settima parola: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». La sua potentissima Madre concorse con lui e ingiunse anch'ella ai demoni di precipitare in quel momento negli abissi. Per questo comando del supremo Re e della Regina, essi partirono dal monte Calvario e piombarono fino negli antri più bassi, con maggiore violenza e rapidità di un fulmine.

    1422. Il Redentore, vittorioso, dopo avere sopraffatto il più grande avversario, per consegnare il suo spirito al Padre dette licenza alla morte di avvicinarsi, chinando il capo e abbattendola con tale consenso, in cui come il tentatore essa trovò il suo laccio. La ragione di ciò è che questa non potrebbe ferire né avere potere su nessuno, se non fosse per la prima colpa, alla quale fu imposta come pena. Perciò l'Apostolo afferma che sua arma e suo pungiglione è il peccato, da cui è stata aperta la ferita attraverso la quale è entrata nel mondo. Sua Maestà estinse il debito del male che non poteva commettere; dunque essa, quando gli tolse la vita senza avere alcun diritto su di lui, perse quello che aveva sugli altri figli di Adamo. Da allora né essa né Lucifero avrebbero più potuto offenderli, se questi ne avessero approfittato e non fossero tornati a soggiogarsi volontariamente a loro. Se il nostro progenitore non fosse caduto, e noi tutti in lui, non ci sarebbe stato il castigo della morte, ma piuttosto un transito da una condizione felice a quella felicissima della patria di lassù. Il peccato, però, ci rese sudditi di essa e di satana, che ce la procurò per avvalersene, privandoci del passaggio alla vita eterna e ancor prima della grazia, dei doni e dell'amicizia di Dio, e per mantenerci servi suoi e dei vizi, soggetti al suo crudele e iniquo impero. L'Unigenito distrusse tutte queste opere del diavolo; perendo da innocente e pagando per noi, fece in modo che la morte fosse soltanto del corpo e non dell'anima, fisica e non spirituale e perpetua, ed anzi fosse la porta per il gaudio del paradiso per chi non avesse voluto farselo sfuggire. In tale maniera scontò l'antica trasgressione, disponendo anche che da parte nostra potessimo offrire come ammenda il trapasso corporale, accettato per amore suo; così, assorbì la morte, e la sua morte santissima fu il boccone con il quale la ingannò, togliendole le energie e la vita e abbandonandola prostrata e sconfitta

    1423. In questo successo del nostro Salvatore si compì la profezia fatta da Abacuc nella sua preghiera, dalla quale prenderò soltanto ciò che basta al mio intento. Egli conobbe tale mistero e il dominio del Signore sulla morte e sul maligno. Con religioso timore gli domandò di dare vita a chi aveva plasmato, cioè l'uomo, e predisse che l'avrebbe fatto e, nel suo sdegno, si sarebbe ricordato di avere clemenza. Annunciò che la gloria di questa meraviglia avrebbe riempito i cieli e la sua lode la terra, che il suo splendore sarebbe stato come la luce e che egli avrebbe tenuto nelle sue mani bagliori di folgore, che sono le braccia della croce, nella quale sarebbe stata nascosta la sua forza. Proclamò, inoltre, che la morte sarebbe andata davanti a lui come schiava e il serpente sarebbe stato abbassato ai suoi piedi e quindi avrebbe misurato la terra. Tutto fu eseguito alla lettera, in quanto il nostro nemico uscì con il capo fracassato dai piedi del nostro Maestro e della beatissima Vergine, che lo umiliarono e calpestarono con la loro passione e con la loro potenza. Poiché egli piombò sino al centro del globo, nella regione dell'inferno più profonda e distante dalla superficie, si dice che misurò la terra. Il resto del testo riguarda il trionfo di Cristo nel progredire della Chiesa sino alla fine, e non è necessario riportarlo qui; quello che, però, è conveniente che noi tutti comprendiamo è che il drago e i suoi, per la sua morte, furono legati, abbattuti e indeboliti per tentare gli esseri dotati di ragione. Lo sarebbero ancora, se questi con le loro colpe e spontaneamente non li avessero liberati e non avessero incoraggiato la loro superbia a ritornare con rinnovato vigore a seminare rovina. Tutto ciò si capirà meglio dal conciliabolo che essi tennero e da quello di cui parlerò continuando a narrare questa Storia. Conciliabolo tenuto all'inferno da Lucifero e dai suoi demoni dopo la morte di Cristo, nostro Signore

    1424. Lucifero e i suoi ministri caddero dal monte Calvario fin negli abissi con più furia e turbolenza di quando erano stati precipitati dalle altezze. Il loro regno è sempre terra tenebrosa e coperta dalle ombre della morte, piena di caliginosa confusione, di miserie, angustie e disordine, come afferma Giobbe; eppure, in tale occasione la sua infelicità e il suo scompiglio furono più grandi, perché i dannati ricevettero ulteriore orrore e tormento dalla ferocia con cui i demoni vi discesero e dal dispetto che nella loro rabbia mostrarono. Certamente, questi non hanno l'autorità di porli a loro arbitrio in zone di maggiore o minore tribolazione, poiché ciò è deciso dall'equità divina, secondo i misfatti di ciascuno; tuttavia, il giusto giudice stabilisce che, oltre alla pena "essenziale", in alcune circostanze ce ne possano essere altre "accidentali". Quanto è stato commesso, infatti, ha lasciato radici e molti mali per altri, che per questo si smarriscono; così, i durevoli effetti di tali peccati non ritrattati le motivano. Giuda fu straziato con altre torture per aver venduto sua Maestà, procurandone l'uccisione. I diavoli scoprirono in quel momento che il luogo di punizioni terribili dove lo avevano collocato era destinato a coloro che si sarebbero smarriti con la fede e senza le opere, e a quelli che avrebbero rifiutato di proposito la virtù e il frutto della redenzione, contro i quali essi manifestano più collera.

    1425. Appena satana ebbe il permesso di sfogare l'ira concepita contro il Salvatore e Maria e di rialzarsi dopo essere rimasto per qualche tempo steso al suolo, volle intimare ai suoi compagni la sua ribadita tracotanza contro Gesù. A tale scopo li convocò tutti e, sistematosi in una posizione elevata, dichiarò loro: «A voi, che per tanti secoli siete stati e starete nella mia fazione per la legittima vendetta delle sofferenze inflittemi, sono note quelle che mi sono state procacciate adesso da questo nuovo uomo e Dio e sapete come per trentatré anni egli mi abbia indotto in errore, celandomi la sua vera identità e i suoi atti interiori, e sgominandoci per mezzo della stessa condanna che gli abbiamo procurato per annientarlo. Prima della sua incarnazione, lo denigrai e non mi assoggettai a confessarlo più meritevole di me dell'adorazione di tutti. Per tale resistenza fui scagliato giù dal cielo insieme con voi e mi fu data questa bruttezza, indegna del mio splendore e della mia bellezza; ma più di tutto questo mi affligge il vedermi vinto e oppresso da costui e da sua Madre. Fin dalla formazione di Adamo li ho cercati con attenzione per distruggerli o, se non mi fosse riuscito, traviare le creature di lui e fare in modo che nessuna di esse lo accettasse come Signore e lo servisse, e che le sue azioni non portassero loro vantaggio. Questi sono stati i miei desideri, questi i miei pensieri e i miei sforzi, ma invano, poiché mi ha sconfitto con la sua umiltà e la sua povertà, mi ha calpestato con la sua pazienza e infine mi ha defraudato del potere che avevo nel mondo con la sua passione e la sua ignominiosa crocifissione. Ciò mi angoscia in maniera tale che, quando anche io lo strappassi dalla destra di suo Padre, dove già starà glorioso, e trascinassi tutti coloro che ha riscattato in questo inferno, non verrebbe appagato il mio odio né placato il mio furore».

    1426. «È forse possibile che l'Onnipotente abbia innalzato la natura umana, così inferiore alla mia, al di sopra di tutto quello che ha fatto, che l'abbia tanto favorita da unirla a se stesso nel Verbo eterno, che prima di compiere questo abbia mosso guerra contro di me e dopo mi abbia schiacciato con mio enorme sconcerto? Sempre l'ho considerata nemica crudele, sempre è stata per me ripugnante e intollerabile. O gente tanto beneficata da colui che detesto e tanto diletta dalla sua ardente carità! Come impedirò la vostra fortuna? Come vi potrò rendere affranti al pari di me, dato che non posso togliervi la stessa esistenza? Che faremo dunque, miei vassalli? Come restaureremo il nostro impero? Come riacquisteremo forza contro i mortali? Come potremo ancora superarli? È, infatti, chiaro che da ora in poi tutti, se non sono insensibili, assolutamente ingrati e peggiori di noi contro questo uomo-Dio, che con tanto amore li ha liberati, faranno a gara nell'andargli dietro, gli daranno il proprio cuore e abbracceranno i suoi soavi precetti. Non acconsentiranno ai nostri inganni, disdegneranno gli onori illusori che offriamo e aneleranno al disprezzo, vorranno la mortificazione e conosceranno il pericolo dei piaceri, abbandoneranno i tesori e le ricchezze e avranno care le privazioni, che il loro Maestro ha reso così stimabili, e per imitarlo riterranno orribile tutto quello con cui noi proviamo ad allettare i loro appetiti. Ciò abbatte il nostro regno, poiché nessuno verrà con noi in questo luogo di confusione e di tormento, e tutti conseguiranno la beatitudine che abbiamo perso, si piegheranno fino a terra e patiranno con sopportazione; la mia indignazione e la mia superbia non avranno effetto».

    1427. «Oh, me infelice, di che terribile pena mi è causa l'essermi sbagliato! Tentando questo uomo-Dio nel deserto, gli ho dato occasione di lasciare con il suo trionfo un esempio ad ognuno e ho fatto sì che ci fosse qualcuno capace di sopraffarmi. Perseguitandolo, gli ho solo permesso di educare alla sua umiltà e pazienza. Persuadendo Giuda a venderlo e i giudei ad angariarlo con feroce accanimento e ad ammazzarlo, ho affrettato la mia rovina e l'instaurarsi della dottrina che mi ero impegnato a cancellare. Come si poté abbassare in tale misura colui che era Dio? Come sostenne tanto da parte degli uomini, così malvagi? Come potei dare io stesso un simile aiuto affinché la salvezza fosse così abbondante e mirabile? Oh, che potenza divina è la sua, come mi angustia e indebolisce! Come la mia avversaria, colei che lo ha generato, è così invincibile contro di me? Il suo potere è inusitato per una semplice creatura e senza dubbio le viene partecipato dallo stesso che rivestì di carne. Costui mi ha sempre combattuto duramente attraverso questa donna, così aborrita dalla mia alterigia da quando la vidi nella sua immagine o idea. Se, però, non si soddisfa il mio orgoglioso risentimento, non desisto dal lottare contro di lui, contro Maria e contro i discendenti di Adamo. Orsù, voi che mi seguite, è ormai il momento di concretizzare la nostra ira; avvicinatevi tutti a discutere con me delle vie per farlo, perché su ciò bramo il vostro parere».

    1428. A questa tracotante proposta risposero alcuni dei demoni di grado più elevato, incitandolo con vari consigli per ostacolare il frutto della redenzione. Convennero che non era possibile offendere la persona di Cristo, né diminuire il valore immenso dei suoi meriti, né distruggere la virtù dei suoi sacramenti, né falsificare o corrompere quanto aveva predicato, ma nonostante tutto c'era bisogno di trovare, corrispondentemente ai nuovi principi, mezzi e favori ordinati dall'Altissimo per il rimedio, nuovi modi di contrastarli, come anche più grandi seduzioni e raggiri. Perciò alcuni, dotati di maggiore sagacia e malizia, dissero: «È certo che i mortali hanno già nuovi ammonimenti e una legge assai forte, sacramenti nuovi ed efficaci, un nuovo modello e maestro di perfezione e una influentissima interceditrice ed avvocata in questa nuova donna; ma le inclinazioni della loro natura sono sempre le stesse, e le cose dilettevoli per i sensi non sono mutate. In tale maniera, aggiungendo nuova astuzia, disfaremo per quanto dipende da noi ciò che egli ha operato per loro, e ci scaglieremo aspramente contro di essi, cercando di attirarli con lusinghe e muovendo le loro passioni, così che le assecondino con impeto senza preoccuparsi di altro; la loro condizione è tanto limitata che, quando è occupata con un oggetto, non può badare al contrario».

    1429. Con questa determinazione essi, con rinnovata furbizia, cominciarono a distribuirsi un'altra volta i compiti, dividendosi in vari squadroni, ciascuno dei quali era incaricato di istigare ad un vizio differente. Decisero di sforzarsi di conservare nel mondo l'idolatria, perché gli esseri umani non arrivassero alla cognizione dell'autentico Signore, né del loro riscatto. Se non vi fossero riusciti, poi, stabilirono di inventare sette ed eresie e, per realizzare tutto ciò, di investigare quali fossero tra di essi i più cattivi e depravati, che prima abbracciassero gli errori e poi ne fossero guide per gli altri. Fu allora che quei velenosi serpenti concepirono la setta di Maometto, le eresie di Ario, di Pelagio e di Nestorio e quante ne sono comparse dal tempo della Chiesa primitiva fino ad oggi, nonché altre che tengono pronte, delle quali non è necessario né conveniente parlare. Lucifero approvò questo piano infernale, perché si opponeva alla verità divina e abbatteva il fondamento della salvezza, che consiste nella fede in Dio. Lodò, onorò e pose al suo fianco i diavoli che avevano dato tali suggerimenti, i quali si incaricarono di individuare gente empia che introducesse simili menzogne.

    1430. Alcuni si assunsero la responsabilità di pervertire le tendenze dei fanciulli, osservandole fin dalla nascita. Altri si impegnarono a rendere negligenti i padri nell'educazione dei figli, o per eccessivo amore o per avversione, e a fare in modo che questi li detestassero. Altri ancora si offrirono per mettere odio tra mariti e mogli, e per facilitare loro l'adulterio e il disprezzo della giustizia e della fedeltà. Tutti furono d'accordo che avrebbero diffuso attriti, ostilità, conflitti e vendette; li avrebbero stimolati a questo con suggestioni fallaci, spingendoli alla superbia e alla sensualità, con l'avarizia e con desideri di prestigio e dignità. Avrebbero presentato le loro apparenti ragioni contro tutte le virtù insegnate da sua Maestà e, soprattutto, avrebbero provato a distogliere le creature dalla memoria della sua passione e crocifissione, della redenzione e delle pene eterne. Ad essi parve che così costoro avrebbero rivolto le energie ai piaceri terreni, e non sarebbe rimasta loro attenzione o considerazione alcuna per ciò che è celeste e per il proprio stato interiore.

    1431. Satana, dopo avere udito queste ed altre riflessioni, affermò: «Vi sono molto riconoscente per i vostri progetti e acconsento a tutti. Sarà assai semplice ottenere ogni cosa da coloro che non professeranno i decreti che Gesù ha dato; l'impresa, però, sarà ardua contro coloro che li accetteranno e aderiranno ad essi. Quindi, è soprattutto contro di loro che io intendo dare dimostrazione della mia immane rabbia. Perseguiterò in modo durissimo quanti accoglieranno le sue parole e lo seguiranno; con loro la nostra guerra deve essere fiera e ostinata sino alla fine dei giorni. Nella comunità ecclesiale devo seminare la mia zizzania: ambizione, avidità, lussuria e feroci rancori, con tutti gli altri vizi dei quali sono capo. Se si moltiplicano e crescono le colpe tra i cattolici, questi con tali ingiurie e con la loro villana ingratitudine irriteranno l'Onnipotente e faranno sì che egli neghi legittimamente ad essi il suo aiuto, meritato con tanta abbondanza da Cristo. Se con le loro mancanze si privano di tale difesa, riporteremo una sicura vittoria. È anche opportuno adoperarci per strappare loro la pietà e tutto ciò che è spirituale, e perché non capiscano l'efficacia dei sacramenti o si accostino ad essi in condizione di peccato, o almeno senza fervore e devozione; questi benefici, infatti, non sono materiali e per ricavarne maggiore frutto bisogna riceverli con tali disposizioni. Se essi saranno giunti una volta a spregiare la medicina, tardi recupereranno la salute, e faranno meno resistenza alle nostre tentazioni. Non si avvedranno dei nostri inganni, si dimenticheranno dei favori concessi loro, non stimeranno il ricordo del proprio Salvatore, né l'intercessione di sua Madre. Questa triste trascuratezza li renderà indegni della grazia e procurerà che egli, adirato, la rifiuti loro. Voglio che collaboriate tutti con me con grande vigore, non perdendo tempo né alcuna occasione di eseguire quanto vi comando».

    1432. Non è possibile riferire gli espedienti che il drago e i suoi alleati macchinarono allora contro la Chiesa e i suoi membri, perché queste acque del Giordano entrassero nella sua bocca. Basti notare che conferirono per quasi un anno intero ed è sufficiente esaminare l'andamento della storia dopo il sacrificio del Signore, nostro bene, e dopo tanti miracoli, doni ed esempi luminosi di uomini santi per manifestare la fede. Ponderando che tutto ciò non riesce a ricondurre molte persone al cammino della vita, si deduce quanto il maligno abbia fatto contro di esse, e che la sua collera è tale che può dire con Giovanni: Guai a voi, terra e mare, perché il diavolo è precipitato sopra di voi pieno di grande furore. Ma, ahimè! Verità tanto chiare come queste, e tanto importanti per intendere il pericolo in cui ci troviamo ed evitarlo con tutte le forze, sono oggi così cancellate dalla mente dei mortali, con irreparabili conseguenze! Il nemico è astuto, crudele e vigilante; noi, invece, siamo addormentati, negligenti e deboli! Come può meravigliare che Lucifero si sia tanto impossessato della terra, se pochi gli si oppongono, mentre molti lo ascoltano, lo approvano e vanno dietro alle sue menzogne, non pensando alla rovina perenne che egli guadagna loro con implacabile furia e malizia? Prego coloro che leggeranno questo scritto di non voler ignorare una minaccia così temibile. Se non la intuiscono dallo stato del mondo, dalle sue sciagure e dal danno che ciascuno sperimenta in sé, la discernano almeno dalla cura necessaria e dai numerosi validi rimedi lasciati ai suoi dal nostro Maestro. È certo, infatti, che egli non ci avrebbe applicato un antidoto simile se il nostro male, con l'eventualità di perire eternamente, non fosse stato tanto spaventoso e tremendo.

    Insegnamento della Regina del cielo

    1433. Mia diletta, la luce superna ti ha rivelato molto sul glorioso trionfo che il mio Unigenito riportò dalla croce sui demoni e sull'oppressione con cui li sconfisse e prostrò. Devi essere consapevole, però, che ciò di cui sei all'oscuro è più di quello che hai appreso di arcani tanto ineffabili, perché la creatura, finché è nella carne, non può penetrarli come essi sono in se stessi. La Provvidenza riserva la loro comprensione totale come premio degli eletti nel cielo e nella visione beatifica, dove si capiscono perfettamente, e come confusione dei reprobi, nella misura in cui li conosceranno alla fine dell'esistenza di quaggiù. Quello di cui sei stata informata è abbastanza per istruirti sui rischi che corri e per incoraggiarti nella speranza di debellare i tuoi avversari. Considera anche a fondo la nuova ira concepita contro di te dal serpente per quanto hai esposto in questo capitolo. L'ha sempre avuta, cercando di impedirti di narrare le mie vicende; ma ora la sua superbia si è irritata un'altra volta, perché hai svelato lo smacco, l'umiliazione e l'abbattimento che egli dovette subire allo spirare di Gesù, la condizione nella quale rimase e gli stratagemmi che escogitò con i suoi compagni per vendicare la propria caduta contro i discendenti di Adamo, soprattutto i cristiani. Tutto questo lo ha ulteriormente turbato ed esacerbato, dato che scorge ciò palesato a chi non ne sapeva niente. Tu saggerai tale sdegno nelle tribolazioni che ti farà provare con varie tentazioni e persecuzioni; d'altra parte, hai già cominciato a fare esperienza della sua rabbia e ferocia. Ti do questo avvertimento perché tu stia molto accorta.

    1434. Ti stupisce a ragione l'aver avuto notizia del potere dei meriti di sua Maestà e dell'opera di salvezza, con quanto causò nei ministri di satana, mentre osservi questi stessi signoreggiare tanto spavaldi con raccapricciante audacia. Benché tale sbigottimento ceda di fronte all'illuminazione che ti è stata concessa su quello che hai raccontato, voglio ugualmente aggiungere qualcos'altro, affinché cresca la tua sollecitudine contro esseri così pieni di malignità. Senza dubbio il principe delle tenebre e i suoi, rendendosi conto dell'incarnazione e della redenzione, scoprendo che mio Figlio era nato tanto povero, umile e vilipeso, e venendo ad avere cognizione della sua vita, dei suoi prodigi, della sua misteriosa morte e di quanto ancora aveva compiuto sulla terra per attrarre a sé gli uomini, restarono indeboliti e senza forze per circuire i discepoli, come solevano fare con gli altri e come sempre bramavano. Nella comunità primitiva durò per molti anni il terrore dei diavoli, e la paura che questi avevano dei battezzati; in essi, infatti, la potenza dell'Altissimo risplendeva per mezzo dell'imitazione del Signore e dell'ardore con cui professavano la fede, seguivano la dottrina evangelica ed esercitavano le virtù con eroici ed infiammati atti di amore, di sottomissione, di pazienza e di disprezzo delle apparenze vacue e fallaci. Molti, anzi, spargevano il proprio sangue, dando la vita per lui, e facevano azioni stupende e mirabili ad esaltazione del suo nome. Questa inalterabile fortezza era data loro dalla memoria ancora fresca della sua passione, dal tenere più presente il modello sublime della sua magnifica sopportazione e del suo abbassamento e dall'essere meno tentati dai dragoni, che non poterono rialzarsi dal grave atterramento in cui li aveva abbandonati la vittoria del Dio crocifisso.

    1435. La viva immagine del Maestro che questi ultimi distinguevano nei primi credenti li spaventava a tal punto che non osavano avvicinarsi ad essi e subito fuggivano. Così succedeva con gli apostoli e con gli altri giusti che godettero degli insegnamenti divini e offrirono con la loro perfezione le primizie del riscatto e della grazia; lo stesso accadrebbe anche oggi, come si constata e si sperimenta nei santi, se tutti i cattolici la accettassero, si lasciassero guidare da essa e percorressero il cammino della croce, come lo stesso Lucifero paventò che avrebbero fatto. Ben presto, però, la carità, il fervore e la devozione iniziarono a raffreddarsi. Molti si sono scordati del beneficio del loro rimedio, hanno assecondato le inclinazioni e i desideri della carne, hanno avuto a cuore la vanità e l'avidità di beni e si sono fatti ingannare ed affascinare dalle false favole del seduttore, oscurando così la gloria del Creatore e consegnandosi nelle mani dei loro acerrimi nemici. Per questa triste ingratitudine il mondo è pervenuto al suo attuale infelicissimo stato. I demoni hanno innalzato la loro protervia, presumendo di impadronirsi di tutti, per la dimenticanza e l'indifferenza dei cristiani. La loro audacia arriva a cercare di distruggere l'intera Chiesa, pervertendo tanti affinché la neghino e quelli che stanno in lei affinché la disdegnino o non approfittino dell'immolazione del loro Salvatore. La calamità maggiore è che parecchi non se ne accorgono e la ignorano, sebbene possano ritenere di essere giunti ai tempi minacciati dal mio Unigenito, quando disse alle figlie di Gerusalemme che sarebbero state fortunate le sterili e che molti avrebbero pregato i monti e i colli di coprirli abbattendosi sopra di essi, per non vedere l'incendio di colpe tanto brutte consumare i figli della perdizione, quali alberi secchi, senza frutto e senza alcuna qualità. Carissima, tu vivi in questo secolo così malvagio e, perché non ti sorprenda lo sterminio di tante anime, piangilo sinceramente con amarezza, e non far mai cadere nell'oblio l'incarnazione, passione e morte di sua Maestà; rendi grazie per questo, al posto di tanti altri che non se ne curano. Ti assicuro che tale ricordo e meditazione incute grande timore all'inferno e tormenta gli spiriti del male, che scappano e si allontanano da coloro che tengono a mente con riconoscenza le opere e i misteri del Redentore.